Libera

Quasi tutte le settimane il furgone della ditta Speranza era parcheggiato fuori della palazzina gialla all’ ingresso del paese, poco più avanti del cartello che dava il benvenuto ai turisti mostrando la mappa ed i principali monumenti del piccolo borgo. Tutti sapevano e mormoravano di quelle continue visite. La notizia era giunta alle orecchie delle autorità e le aveva messe in subbuglio.

«Antò, corri è una cosa urgente. La lavatrice mi ha allagato tutto il bagno! » urlava Lucia al telefono.

E lui saliva veloce sul piccolo furgone e la raggiungeva, lasciando il negozio incustodito ed un cartello di scuse attaccato sulla vetrina.

Quando Antonio andava via da casa, lei  lo guardava da dietro le tende allontanarsi come una barca che diventa sempre più piccola mentre scivola sul mare. La sua solitudine, invece, diventava sempre più grande mano a mano che i giorni passavano.

barchetta

Lucia era nata vicino al mare e quel mare se lo era portato dentro quando si era trasferita in quel paesino dell’entroterra cilentano. Novecento anime, una sola strada, tanti occhi che guardavano troppo vicino.

Ma il mare è uguale dappertutto. Ti dà quel senso di libertà e poi ti lascia senza certezze e ti riempie di dubbi. Era stato proprio il desiderio di libertà a farle accettare la proposta di matrimonio di quell’uomo che frequentava il negozio di suo padre e che lui considerava un grande amico. Un uomo serio, uno scitato come lo definiva sua madre, che sarebbe stato capace di darle un futuro ed una bella famiglia.

Quell’ agognato futuro non era mai arrivato, tanto meno la famiglia. Lucia si sentiva come prigioniera di quel futuro e di quella casa che il marito aveva costruito per lei e dove ritornava sempre più di rado per riposarsi dai suoi frequenti viaggi di lavoro, sempre in silenzio, stanco, seduto sul divano a guardare la televisione.

Eppure, alle volte, il destino segue i percorsi più strani e tortuosi per regalarci i suoi doni e, quel giorno di agosto, lei si ritrovò quasi per caso di fronte alla bottega di Antonio.

Ritornando a casa dalla spesa di mezza mattina, aveva trovato la casa allagata e la lavatrice che vomitava acqua dal fondo. Era una vecchia lavatrice che Lucia, dopo il matrimonio, aveva portato via da casa dei genitori e di cui conosceva alla perfezione il funzionamento. Per tanti anni aveva aiutato sua madre a fare il bucato ma non le aveva mai dato problemi, che lei si ricordasse.

Era scesa di corsa in strada per chiedere aiuto ma, vista l’ora, non aveva incontrato nessuno. Girovagando per il paese si era fermata davanti a quella porta a vetri su cui c’era scritto: ‘Aggiustiamo tutto, pure a te ’.

Sorrise divertita e bussò decisa anche se il negozio sembrava chiuso. Non ottenne risposta ma una signora si affacciò dalla finestra del palazzo di fronte e le indicò l’abitazione del proprietario. Lo trovò accovacciato con la testa infilata in un frigorifero.

«Buongiorno, cercavo il tecnico,» disse Lucia.

tecnico_lavatrice

«Sono tanti anni che lo cerco pure io,» rispose lui ripulendosi le mani con uno straccio unto che teneva nella tasca destra.

Lucia era una donna giovane e molto bella. Aveva occhi grandi, un bel sorriso, un bel corpo e per di più, era molto ben educata.

Antonio, invece, era un uomo sui quarant’anni ma ne dimostrava molti di più. I capelli brizzolati raccolti in una coda di cavallo stretta da un laccio che gli pendeva sulla schiena. Era un uomo tozzo dalle mani callose che era riuscito ad avviare in quel piccolo paese un’attività che gli rendeva bene e che lo nobilitava agli occhi di tutti.

A vederli sembravano il giorno e la notte; luminosa lei, tenebroso lui. Eppure, nonostante le loro contraddizioni, vi era un flusso invisibile, ma percepibile nell’aria, che li legava.

Antonio andò a casa sua per ripararle la lavatrice. Ci vollero più di due ore per scrostare quei bulloni serrati da troppi anni e mentre armeggiava, riempendo il pavimento di attrezzi di ogni forma e dimensione, le raccontò di essere un attore mancato. Era stato per qualche anno a Roma a studiare ma aveva capito subito che quella non era la vita per lui. Adorava viaggiare e sognava di girare il mondo. Da piccolo rimaneva incantato ammirando le splendide fotografie affisse alle vetrine delle agenzie di viaggio e si era arruolato in Marina per realizzare il suo sogno.

Da quel giorno i guasti sempre più frequenti erano diventati per Lucia l’occasione per incontrare il suo Antonio. Passava il tempo a guardarlo mentre lui, pazientemente, smontava la lavatrice alla ricerca del guasto come fa un bambino con il suo giocattolo. E mentre lui lavorava parlavano di tutto. Di città lontane e di luoghi sconosciuti che Lucia non aveva sentito mai neanche nominare. Cosa mangiare a Madrid o dove comprare degli orecchini a San Pietroburgo. Antonio descriveva luoghi lontani, anche nella sua memoria, portando Lucia su navi veloci fino ai Caraibi o sugli aerei che vanno in Australia.

Mosca_e_San_Pietroburgo_0_4

Le voci si rincorrevano in paese. Le continue visite non potevano passare inosservate e una mattina, mentre Lucia era affacciata alla finestra, vide un camion rosso parcheggiato davanti casa sua.

Scesero un paio di operai in tuta azzurra che cercavano proprio lei. Le presentarono un modulo da firmare. In quel pacco di fogli colorati c’era scritto che qualche giorno prima lei aveva ordinato una lavatrice nuova di ultima generazione ed a risparmio energetico, modello tedesco.

«Io non ho comprato proprio nulla» obiettò Lucia stupita mentre dal retro del furgone veniva tirato giù un grosso scatolo di cartone

«La lavatrice è stata acquistata via internet. Conosce internet?»

Lucia li guardò perplessa, non capiva di cosa stessero parlando. Tentarono di spiegarle che tutti i computer  erano collegati l’un l’altro come i telefoni e che usando questi collegamenti era possibile comprare cose in tutte le parti del mondo.

Pensò agli orecchini di S.Pietroburgo mentre i due entrarono in casa a installare il nuovo elettrodomestico, portando via quello vecchio. Le spiegarono il funzionamento di quella stupenda tecnologia che non aveva niente in comune con il vecchio catorcio che Lucia aveva portato via da casa dei suoi genitori.

camion_rosso

Li guardò piangendo mentre caricavano sul furgone la vecchia lavatrice, sballottandola sul carrellino. A quella scena assistette con un sorriso beffardo anche il marito, tornato per l’occasione.

«Hai visto cosa ti ho comprato, amore mio ? » le disse sardonico. «Pensa che questo modello si accorge da solo se ha qualche problema e lo comunica direttamente al centro di assistenza che provvede a mandare il tecnico. E’ una grandissima comodità.»

Da allora sempre più spesso camion rossi si fermarono davanti alla casa gialla, recapitando oggetti che venivano da ogni parte del mondo.

Le dava una strana sensazione aprire quei pacchi e ritrovare un colore, un profumo, un sapore. Tratteneva con qualche scusa i corrieri che le recapitavano la posta, offrendo loro da bere e chiedendo come fosse il mondo fuori da lì.

Era il suo modo di sentirsi libera.

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