Lucia vende cappelli

Lucia vende cappelli in strada, affianco all’ingresso del supermercato. Due pezzi per dieci euro.

Sono venticinque anni che, tutte le mattine, si ferma lì sotto la pensilina. Apre il tavolino da campeggio che traballa sbilenco, mette con cura la merce in bella mostra e si siede di fianco, su di una sediolina in alluminio che soffre sotto il peso del suo corpo appesantito dagli anni.

Da quando ha iniziato, le sono nati tre figli. Ha avuto due mariti che l’hanno abbandonata e un compagno straniero che adesso vive a casa sua e non lavora.

Lucia ci guarda attenta uno ad uno, mentre siamo in fila aspettando di entrare, tutti uguali, col carrello e la mascherina che ci copre il volto, nascondendoci le emozioni. Non sembriamo turbare la sua paziente attesa di un nuovo cliente, chiunque esso sia. Non ha paura, no di certo. Lei che si è fatta ben cinque bronchiti e una polmonite con ricovero. La conoscono tutti al pronto soccorso del Maggiore. Se dovesse accadere, avrebbero un occhio di riguardo per lei.

Il direttore del supermercato la saluta con massimo ossequio, passando di corsa fra di noi e imboccando la porta automatica che si richiude alle sue spalle come una ghigliottina. E’ galante il direttore, uomo di altri tempi, arrivato poco prima che tutta questa storia cominciasse. Purtroppo il tempo non è stato altrettanto galante con lui.

Cambiano spesso i direttori del supermercato ma Lucia ne ha visti tanti di uomini importanti cambiare in tutti questi anni. Quattro presidenti della Repubblica, sei sindaci, tre papi e cinque preti della piccola parrocchia dove arriva a piedi tutti i giorni, percorrendo cinque chilometri.

Lucia possiede due sole paia di scarpe, una per l’estate e l’altra per l’inverno.

Lucia ha partecipato a novemilacentoventicinque messe e ventisette funerali.

Lucia ha perso tre cani e un pappagallo.

Ma non è stato sempre così. Prima vendeva spazzole.

 

#iraccontidellazonarossa

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