Chi sono
Mi chiamo Antonio Disi e da più di trent’anni mi occupo di energia. O, forse più precisamente, di energia e delle umane debolezze che la accompagnano.
Sono un ricercatore ENEA e mi occupo di comportamenti, comunicazione e strumenti per accompagnare il cambiamento. La mia formazione, però, è quella di un architetto e nel corso degli anni mi sono ritrovato a frequentare territori molto diversi: ricerca, divulgazione, formazione, scrittura, teatro, progettazione.
Non è stato un percorso particolarmente lineare. Con il tempo ho capito che proprio questa mescolanza era diventata il mio modo di guardare all’energia.
Perché l’energia è una grandezza fisica, naturalmente, ma appena esce dai libri di fisica diventa molte altre cose. Diventa tecnologia, economia, politica, paesaggio. Entra nelle case e nelle città, modifica il lavoro, condiziona le nostre abitudini e contribuisce a determinare ciò che una società può fare e ciò che non può fare.
E soprattutto incontra le persone.
È questo incontro che mi interessa di più.
Possiamo progettare edifici efficientissimi, inventare tecnologie straordinarie e costruire politiche perfettamente razionali. Poi, dall’altra parte, ci siamo noi: con le nostre abitudini, le paure, i desideri, le contraddizioni, le pigrizie e quella particolare capacità che abbiamo di prendere decisioni che sulla carta non avrebbero alcun senso.
Da molti anni provo a capire cosa accade in quello spazio.
Perché 100 watt
100 watt nasce da questa curiosità.
Il nome viene da una constatazione piuttosto semplice: un essere umano, nelle normali attività quotidiane, sviluppa una potenza dell’ordine di un centinaio di watt. Eppure abbiamo costruito una civiltà che mette a disposizione di ciascuno di noi potenze enormemente superiori a quelle che il nostro corpo sarebbe capace di produrre.
Abbiamo imparato a cercare energia fuori di noi.
Prima il fuoco, poi gli animali, il vento e l’acqua, quindi il carbone, il petrolio, il gas, l’elettricità, l’atomo, il sole. Ogni volta che abbiamo imparato a utilizzare una nuova fonte di energia abbiamo aumentato ciò che eravamo capaci di fare e, insieme, abbiamo cambiato il mondo nel quale vivevamo.
Per questo penso che raccontare l’energia significhi anche raccontare noi stessi.
Su 100 watt convivono quindi cose diverse. Ci sono racconti e satire, reportage e osservazioni. Ci sono articoli sulla storia, sulla tecnologia, sui comportamenti e sulle trasformazioni della società. E c’è un laboratorio nel quale raccolgo progetti, format ed esperimenti nati dal tentativo di trovare modi diversi per parlare di energia e comprenderla.
A prima vista possono sembrare strade lontane.
In realtà portano tutte nello stesso posto: raccontare il mondo attraverso l’energia.
