L’Energia è come un muro

La poesia è l’arte di far entrare il mare in un bicchiere, diceva l’immenso Italo Calvino e sul #Murodellenergia, che da oggi fa bella mostra di se alla stazione di Milano Bovisa, c’è un mia poesia dedicata all’energia.

Muro_2

L’energia è come un muro

L’energia è come un muro

nero

di pietra dura,

divide ricchi e poveri

e chi non ce l’ha

sta sempre dalla parte sbagliata.

 

L’energia è come un muro

grigio

d’acciaio lucido

coi guardiani potenti,

corre alto e veloce

fra le colline, i mari e le città

e chi lo tocca, muore.

 

L’energia è come un muro

arancio

di malta e mattoni

per costruire  la nostra casa

e leggere poesie

quando la notte scende.

 

L’energia è come un muro

verde

di alberi e foreste

dove aprire porte e finestre

e affacciarsi a guardare

la nostra Terra meravigliosa.

 

L’energia è come un muro

giallo

di pensieri e parole

dove scrivere le nostre vite

perchè  nessuno le cancelli mai.

 

Adolescenti energivori? Un quiz simpatico salverà il vostro portafoglio e anche la Terra

Dopo la chiusura dell’anno scolastico, un pericolo si annida nelle nostre case e mina la stabilità del nostro sistema energetico. Sono gli adolescenti energivori, mio figlio compreso, che passano l’intera giornata fra la doccia ed il divano, con l’aria condizionata al massimo, la TV sempre accesa ed in mano il controller della Playstation.

Milioni di kilowattora che sfumano nell’etere sotto forma di anidride carbonica e vanno ad ingrassare i gas serra, provocando innalzamento delle temperature e tutti i fenomeni climatici connessi.

Per la salvezza della nostra amata Terra e del mio portafoglio, ho messo a punto un quiz sul tema energia e del risparmio energetico. Un modo simpatico e indolore per raggiungere i neuroni dei nostri ragazzi mentre sono riversi in stato di semincoscienza su poltrone&sofà e per smuovere la loro flebile coscienza ambientale.

Questo è il link al gioco. UOZZAPPATEGLIELO. Male non gli farà. Anzi !

 

Calori sinistri nella notte

Eccolo di nuovo. Uno scricchiolio.

«Paolo…» Laura gli toccò leggermente il braccio, scuotendolo come per svegliarlo.

«Cosa c’è?» Era sempre molto scontroso quando era stanco.

«Ho sentito una specie di scricchiolio.»

«Te l’ho già detto prima. È l’impianto di riscaldamento. Il tecnico ce lo aveva anticipato. Questi pannelli radianti fanno così, sono un po’rumorosi…»

«C’è qualcuno in soffitta.»

«Non c’è nessuno, vuoi dormire per favore?» Paolo si ritirò ancora più a fondo sotto le coperte come se stesse scavandosi una buca in cui seppellirsi.

Laura cercò di seguire il suo consiglio e si rannicchiò tirando su le lenzuola fino a coprirsi il viso. I suoi occhi iniziarono a chiudersi.

Eccolo di nuovo. E ancora. Ora un fruscio.

«Gli impianti di riscaldamento, anche se radianti, non emettono fruscii.»

Alzò lo sguardo verso il soffitto e notò un piccolo movimento, un rigonfiamento come se qualcuno stesse camminando sulle loro teste. Il suo cuore cominciò a battere sempre più veloce. Paolo russava e Laura emise uno specie squittio. Lui grugnì ma non si svegliò.

Dopo il fruscio, un tonfo improvviso. Laura resistette alla tentazione di infilare la testa sotto le coperte, come una bambina. Ma il suo piede si mosse verso suo marito alla ricerca della sicurezza del contatto fisico.

«Maledizione Laura,» saltò «hai i piedi gelati!»

Questa volta il tonfo fu più forte e Paolo alzò lo sguardo. «Che cosa è stato?»

«L’impianto di riscaldamento,» disse Laura quasi ironica.

Paolo guardò la moglie e aprì la bocca per dire qualcosa, ma si sentì un lamento provenire dal soffitto e un grido lo fermò. Questa volta furono le mani di Laura a muoversi verso Paolo. Lui la tenne stretta un po’ per proteggerla o forse per sentirsi più sicuro. Non sapeva quale delle due.

«Dobbiamo andare a vedere?» Lei chiese.

Nei film questo era il momento in cui l’eroe andava a verificare cosa fosse successo e diceva alla sua donna: «Aspettami qui.»

Dopo una durissima battaglia, l’eroe avrebbe sconfitto qualunque mostro, il male, un pazzo, un drago cattivo e poi sarebbe tornato dalla sua donna e lei gli avrebbe dato un segno di gratitudine. Lieto fine.

Tutto questo balenò nella mente di Laura quando Paolo la guardò. Trattenne il respiro, in attesa che il suo eroe facesse l’eroe. Nel suo breve sogno lui avrebbe meritato che lei indossasse una vestaglia di seta, invece del pigiama in pile con un cagnolino disegnato sulla giacca. Ma questi erano solo dettagli.

«Stai andando a vedere?» lei chiese.

«No, prendi il cappotto. Ce ne andiamo da tua madre.»

Il re, gli alberi e il vento del sud

Quella notte il re fece un sogno spaventoso. Sognò che, mentre cavalcava in montagna, attraverso la foresta reale, sentiva il vento del sud ululare: “Stai attento agli alberi che cadono! Stai attento agli alberi che cadono! ”

Anche se gli alberi erano belli e ondeggiavano dolcemente nel vento, il re era spaventato. Girò il cavallo e galoppò giù dalla montagna, fuori dalla foresta.

Il mattino seguente, ordinò al suo popolo di abbattere tutti gli alberi del regno.

“Non vogliamo che gli alberi cadano e feriscano i nostri bambini” ragionò. “Al posto della foresta coltiveremo ortaggi.”

Agli abitanti del regno l’idea del sovrano piacque moltissimo, perché avrebbero avuto a disposizione il legno migliore per costruire case e mobili. Inoltre, avrebbero potuto vendere gli alberi rimasti ai regni vicini, guadagnandoci un bel po’ di denaro.

Una volta che tutti gli alberi furono abbattuti, il re si sentì felice e sollevato. Ma la gente era molto triste perché aveva perso gli alberi e, con essi, gli uccelli, gli insetti, i fiori ed i frutti.

All’ improvviso cominciò a soffiare un vento secco dal sud e soffiò per giorni e giorni fino a che gli orti appassirono e morirono. Per la paura la gente si rinchiuse in casa a guardare impotente quel vento che sradicava i giardini e spargeva le piante morte ovunque.

Il Re era molto preoccupato. Salì in sella al suo cavallo, cavalcò verso al montagna e  attraversò i campi per vedere cosa fosse successo. Purtroppo, si accorse che non c’erano più alberi per spezzare la furia del vento.

E mentre il vento soffiava sempre più forte il Re, perso fra le nuvole di polvere, fu sconfitto dalla stanchezza e cavalcando mezzo addormentato, sentì il vento del sud ululare: “Stai attento agli alberi che cadono! Stai attento agli alberi che cadono! “

A casa mia siamo così energypoveri che…

La povertà energetica è un fenomeno che colpisce circa l’8% della popolazione europea. Intere famiglie che non riescono a riscaldare adeguatamente la propria abitazione, oppure che pagano in ritardo le bollette per mancanza di risorse economiche.

In Italia, i dati sono ancora più preoccupanti e questa forma di povertà arriva a toccare circa 4 milioni di cittadini.

Come risolvere questo problema? Innanzitutto c’è bisogno di informazione e sensibilizzazione. Ognuno di noi dovrebbe raccontare ad amici, parenti e conoscenti che, nel nostro Paese, vivono milioni di nostri concittadini  a cui manca un bene essenziale come l’energia.

Io ho pensato di dare il mio piccolo contributo, nel mio stile,  creando una piccola campagna di informazione. 10 post che, con estrema leggerezza ed ironia, raccontano  il dramma di essere energypoveri.

Ne pubblicherò uno al giorno, nelle prossime due settimane

Vi chiedo di darmi una mano a diffonderli per arrivare a quante più persone possibili.

Grazie mille per la vostra collaborazione

 

 

 

 

STENBAI

È stato così imbarazzante. Ero seduto nel salone del barbiere aspettando il mio turno, quando improvvisamente ho sentito cantare ad alta voce:

«… Gianna Gianna Gianna sosteneva, tesi e illusioni…»

Tutti i clienti seduti nel locale guardavano proprio nella mia direzione. Ho alzato le mani e ho detto:

«No, no, non sono io. Io non sto cantando.» Ma quel suono sembrava provenire proprio da me. Mi sono alzato guardandomi intorno. La canzone continuava.

«…Gianna non perdeva neanche un minuto per fare l’amore…»

Il suono mi seguiva ovunque io andassi. Ero perplesso, quasi in panico. «… ma dove vai, vieni qua, ma che fai …?»

Un adolescente seduto in un angolo mi ha detto, « E’ la camicia, zzio !»

«… Dove vai, con chi ce l’hai? Butta là, vieni qua, chi la prende e a chi la dà…»

La mia camicia? La mia camicia canta? Come è possibile ?

Esasperato, l’adolescente ha continuato, «C’hai un bottone smart sulla camicia. Possibile che nun lo sai? Non l’hai mai visto? È troppo forte! Ce accendi le luci de casa o er condizionatore. Ce senti la musica e fai le foto. Te li danno con trenta giorni de radio satellitare gratis. Ovviamente tu te senti stè canzoni de mmerda…»

«…ma la notte la festa è finita…evviva la vita…» Cosa? Un bottone smart?

«Riesci a spegnerlo?» Gli ho chiesto.

L’adolescente ha alzato gli occhi al cielo, si è tirato su dalla sedia, si è avvicinato alla mia camicia e ha gridato «STENBAI!»

Con mio grande sollievo, la musica si è subito interrotta.

«Grazie mille» gli ho detto «sei stato veramente utile.» Poi, dopo averci pensato su: «STENBAI ?»

Il ragazzo ha alzato di nuovo gli occhi.

«Sì, STENBAI. Significa stoppate, fa na pausa. I bottoni smart so’ a comando vocale, bello», mi ha detto disgustato.

Tornando al suo posto, poi, il ragazzo ha mormorato, «Ammazza aò, sti anziani nun sanno veramente un cazzo.»

Mi ci è voluto un po’ per ritrovare la calma e per far scendere la mia pressione sanguigna giù dalla stratosfera. Mi sono girato di traverso sulla sedia, in modo da non dover guardare gli altri clienti.

Mi vergognavo della mia obsolescenza tecnologica. Forse sono davvero troppo vecchio per il mondo moderno di oggi. Diavolo, non ho nemmeno uno smartphone e certamente non avevo mai sentito parlare del bottone smart.

Mentre riflettevo su questo, ho sentito una gran voce.

«… sei alla ricerca di un modo per spendere meno per l’energia di casa tua? Ti offriamo il contratto luce e gas… chiamaci al numero verde…»

Ho afferrato la camicia, l’ho tirata quasi fino alla mia bocca ed ho gridato al bottone, «STENDBAI! Dannazione! STENBAI !»

All’ improvviso , il silenzio. Mi sono svegliato che tremavo ed ero tutto sudato. Ho toccato la camicia e mancava un bottone.

Fortuna che l’avevo perso!