Il Cappotto

E’ mattina, un telefono squilla.

  • Buongiorno, numero verde del Ministero, sono Giuseppe, in cosa posso esserle utile ?
  • Buongiorno Peppì, piacere. Io sono Raffaele…
  • Ma quale Peppino, scusi? Chi gliela dà sta confidenza ? Quando mai io e lei abbiamo mangiato insieme?
  • Mi perdoni, avevo percepito un tono amichevole…
  • Si giusto, solo un tono amichevole… Stia al posto suo…dica…cosa desidera?
  • Chiamavo per la faccenda del Superpremio.
  • E ha sbagliato numero. Deve telefonare alla RAI, Amadeus…qui non facciamo il casting per i quiz.
  • No, quale quiz? Mi sono espresso male. Volevo dire…non mi viene la parola giusta… Quel fatto che io faccio i lavori di ristrutturazione a casa senza cacciare nemmeno un euro.
  • Il Superbonus? Il 110% !
  • Eh si, il Superbonus, giusto! Bravo Peppino!
  • Ancora ?
  • Chiedo scusa Giusè, mi ero fatto trasportare dall’entusiasmo.
  • E non si deve far trasportare. Stia al posto suo. Io sono un dottore !
  • Azz…un dottore.
  • Perché, cosa c’ha da dire ?
  • No, dicevo. Con la mancanza di medici per il Covid, vi mettono a rispondere al telefono per la ristrutturazione dei palazzi?
  • Ma cosa ha capito? Dottore, generico.
  • Ah, un medico generico, quello della Cassa Mutua?
  • Non sono un MEDICO !!! Sono laureato in giurisprudenza. DOTTORE è un titolo generico ! Tutti quelli che prendono una laurea sono dottori !!!
  • Mi scuso, non lo sapevo…
  • E me l’immagino che non lo sapeva. Lei, a occhio e croce, c’avrà la licenza elementare presa al CEPU. Allora, vogliamo arrivare al punto ? Cosa riguarda la sua domanda? Termini di scadenza, tipologia di lavori, massimali di costo… CA PIEN ZA ?
  • Dicevo…CA PIENZA?
  • Veramente non penso a niente, volevo chiederle solo un’informazione.
  • CAPIENZA nel senso di CAPACITA’ delle sue tasse di contenere il contributo. Se lei, ad esempio, spendesse 100.000 euro lo Stato la rimborserebbe in cinque anni consentendole di scalare questi soldi dalla tasse…questa cosa in italiano, che ho qualche dubbio lei conosca, si chiama CAPIENZA.
  • No, no dottor Giuseppe…io la ringrazio per la lezione di italiano ma non devo pagare nulla. Ho trovato una ditta che mi fa i lavori e pagano tutto loro…
  • Ah, fa la cessione ??
  • Prego ?
  • Dico, lei cede ? Ha ceduto ?
  • In verità io i lavori non li volevo fare, la casa è abbastanza nuova, poi noi c’abbiamo una certa età. Ma mia moglie ha insistito, tutti i giorni, tutti i giorni…dai Raffaele…così la casa è più calda…ci sono gli spifferi alle finestre… ‘a caldaia è scassata…e io… alla fine HO CEDUTO…
  • Ma non intendevo questo. Dico, lei vuole cedere…trasferite…dare il credito alla ditta ?
  • Si, dottor Giuseppe, proprio così. Io ho un amico che c’ha un attività…
  • Un ristorante ?
  • No, che ristorante?
  • E lei dice un attività…
  • No, si chiama Gennaro ma noi lo chiamiamo tutti Jenny…è un tipo molto raffinato…c’ha gusto…fa un po’ di tutto.
  • Guardi, non mi interessa cosa fa il suo amico Gennaro.
  • Jenny….
  • GENNARO! Mi dice qual è il problema se no attacchiamo!
  • No dottor Giuseppe, che attacchiamo? Ecco…allora… ieri mi ha portato il preventivo…io non ero a casa, c’era mia moglie.
  • Non si perda in particolari.
  • Scusi…Allora…qui c’è scritto…leggo…aspetti che metto gli occhiali se no non vedo. Ecco…realizzazione CAPPOTTO villino proprietà Rinaldi…
  • Vada avanti
  • 450 mq di tessuto sintetico per esterno, 250 mq di fodera in poliestere per interno…
  • Ma cosa sta dicendo ? Il tessuto sintetico ? Per fare il cappotto al villino ?
  • Appunto !!! E’ quello che dico pure io !!!! Io tengo un villino di 3 piani, con la piscina e l’idromassaggio, lo Stato ci dà tutti questi soldi a gratis e tu mi fai nu’ capotto sintetico ? A me ? Usami la lana, il misto cashmere…oppure, se vogliamo esagerare, puro cashmere…
  • Ma sta scherzando ?
  • Proprio questo gli ho chiesto. Ma tu stai scherzando Jenny?. E poi l’interno con la fodera di poliestere, che figura… io quando mi sono sposato avevo un abito con l’interno in seta…uno splendore … feci un figurone che pure il prete rimase abbagliato e volle toccare il materiale…
  • E mi dica un po’, il collo come glielo fa?
  • Qua c’è scritto SCIALLATO…
  • SCIALLATO ?
  • Un cosa orribile !!!! Sono 10 anni che non si porta più il collo sciallato. C’ha messo pure la martingala, ma è fuori moda.
  • Ma chi gliel’ha fatto stò preventivo ?
  • Jenny il mio amico stilista…
  • E lei chiama lo stilista per il cappotto ad un palazzo?
  • Ma perchè, i cappotti chi li fa?
  • I cappotti…i capotti li progettano gli architetti, gli ingegneri e non gli stilisti e li fanno le imprese edili specializzate. Non sono fatti di cashmere ma di sughero, poliuretano, fibra di legno, materiali naturali…. Ma cosa glielo dico a fare… COSA GLIELO DICO A FARE A LEI !!!!
  • Tututututututututututu….
  • Giuseppe, Giuseeeeee. Ma perchè hai attaccato ?? Va bene, ho capito la faccenda del cappotto ma avevo un’altra domanda sulle pompe di calore…c’ho il preventivo di Deborah, la sorella di Jenny… fa la massaggiatrice. Quindi non va bene neanche questo??? Giuseppeeeee !!!

Il mostro

“Papà corri, c’è un mostro!” urlavo dalla mia stanza, piangendo.

E lui arrivava di corsa, come sempre, pronto a rassicurarmi.

“Dov’è?” mi chiedeva con un sorriso consolante.

“Nell’armadio, dietro agli sportelli e mi sta guardando!”, gli rispondevo terrorizzato.

Allora restava tutta la notte ad accarezzarmi i capelli e mi prometteva che sarebbe stato li a fare la guardia, così il mostro non sarebbe più tornato.

Ora il mostro è dentro di lui e quasi non apre più gli occhi. Lo osservo da dietro al vetro della sala di rianimazione. Non posso entrare. Ho il corpo e la testa avvolti da una tuta bianca. Il mio respiro è affannato per la maschera che mi copre il naso e la bocca, il suo per la polmonite che gli stringe il petto fino a farlo esplodere.

“Sta resistendo”, hanno detto i colleghi, “nonostante l’età, sembra che il suo cuore non voglia fermarsi”.

Il cuore, il cuore. Mi sembra di sentirlo battere da quaggiù il suo cuore.

“Penso di essere innamorato”, gli confessai in un giorno di primavera .

Si sedette per ascoltarmi e parlare con me dei cuori innamorati.

“Non mi ama più, papà, so che non mi ama”, gli dissi piangendo qualche tempo dopo.

E anche quella volta e tante volte in seguito si sedette per ascoltare e parlare con me di cuori spezzati.

Ora io sono seduto qui fuori, accanto a lui. Vorrei stringergli la mano, come tante altre volte ha tenuto la mia. Ma la sua mano è lontana, troppo lontana e da quaggiù sembra quasi senza vita.

Cerco di capire cosa gli passi per la mente in questo momento. Spero che non abbia tanta paura e che sappia di non essere solo.

Stai tranquillo pà. Il mostro non tornerà mai più.

 

#iraccontidellazonarossa

 

Lucia vende cappelli

Lucia vende cappelli in strada, affianco all’ingresso del supermercato. Due pezzi per dieci euro.

Sono venticinque anni che, tutte le mattine, si ferma lì sotto la pensilina. Apre il tavolino da campeggio che traballa sbilenco, mette con cura la merce in bella mostra e si siede di fianco, su di una sediolina in alluminio che soffre sotto il peso del suo corpo appesantito dagli anni.

Da quando ha iniziato, le sono nati tre figli. Ha avuto due mariti che l’hanno abbandonata e un compagno straniero che adesso vive a casa sua e non lavora.

Lucia ci guarda attenta uno ad uno, mentre siamo in fila aspettando di entrare, tutti uguali, col carrello e la mascherina che ci copre il volto, nascondendoci le emozioni. Non sembriamo turbare la sua paziente attesa di un nuovo cliente, chiunque esso sia. Non ha paura, no di certo. Lei che si è fatta ben cinque bronchiti e una polmonite con ricovero. La conoscono tutti al pronto soccorso del Maggiore. Se dovesse accadere, avrebbero un occhio di riguardo per lei.

Il direttore del supermercato la saluta con massimo ossequio, passando di corsa fra di noi e imboccando la porta automatica che si richiude alle sue spalle come una ghigliottina. E’ galante il direttore, uomo di altri tempi, arrivato poco prima che tutta questa storia cominciasse. Purtroppo il tempo non è stato altrettanto galante con lui.

Cambiano spesso i direttori del supermercato ma Lucia ne ha visti tanti di uomini importanti cambiare in tutti questi anni. Quattro presidenti della Repubblica, sei sindaci, tre papi e cinque preti della piccola parrocchia dove arriva a piedi tutti i giorni, percorrendo cinque chilometri.

Lucia possiede due sole paia di scarpe, una per l’estate e l’altra per l’inverno.

Lucia ha partecipato a novemilacentoventicinque messe e ventisette funerali.

Lucia ha perso tre cani e un pappagallo.

Ma non è stato sempre così. Prima vendeva spazzole.

 

#iraccontidellazonarossa

Guardie e ladri

– Buongiorno signore, lo sapete che è vietato andare in giro?

– Buongiorno marescià, lo so ma stavo portano il cane a spasso.

– E il cane dove sta?

– Quale cane?

– Voi, poc’anzi, avete detto che stavate portando il cane a spasso.

– Io? Ah si…e non lo so, starà passeggiando?

– Il cane. Da solo?

– E’ reato?

– Si, per il cane no ma per voi si.

– E allora no, stavo tornando a casa dal supermercato.

– E la spesa dove sta?

– Quale spesa ?

– Ricominciamo un’altra volta? Adesso basta ! Vi denuncio e vi fate tre mesi di carcere !

– Scusate se mi intrometto marescià, ma mi sembra che state proprio esagerando. Il signore vi ha detto che tornava dalla spesa e voi lo state trattando come un criminale…

– Innanzitutto, non sono maresciallo…

– Capitano?

– Non sono neanche capitano.

– Colonnello?

– Nemmeno.

– Mò stai a vedere che i posti di blocco li fanno fare a ‘o generale de’ Carabinieri.

– Ma voi come vi permettete? Io denuncio pure a voi e…

– A me? Mi denunciate? Io vi faccio passare i migliori guai della vita vostra.

– Papaaaaaà, zio Mariooooooo… Ah, eccovi qua! Un’altra volta a dare fastidio alla gente?

– Ma voi li conoscete?

– E certo che li conosco. Sono mio padre e mio zio. A casa non sanno come passare il tempo e scendono giù a giocare a  guardia e ladri. Scusateci tanto… E voi due salite su a giocare a carte.

– Ci vuole pazienza, signò !

 

#iraccontidellazonarossa

Ballo in maschera

Sono stato ad una festa
ieri sera
da un’amica 
che fa import –export.
Lei non c’era
l’hanno bloccata a Hong Kong
ma aveva già organizzato tutto
e pareva brutto.
Chi sei? mi chiedono alla porta.
Un epidemiologo.
E che sarebbe?
Una specie di dottore.
Ma non si capisce
te lo potevi mettere un camice.
Ho la laurea, giuro
non sapevo fosse un ballo in maschera.
Aspetta che forse me n’è rimasta una,
è l’ultima, sono venticinque euro.
Il buffet ? chiedo.
E’ lì giù
dove c’è quella signora
col carrello della spesa
che s’è presa tutto.
Parlo
ballo
facciamo il trenino
il girotondo
tutti dentro
che nessuno esca.
Sono senza fiato
accaldato
mi portano via.
Io me ne lavo le mani
dice uno vestito da Pilato
passandomi accanto
senza sfiorarmi
e strofinandosi le palme
con Amuchina gel.

 

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