Troppo, troppo intelligente !

Da quando c’è lui la nostra vita è cambiata. Come dire, non potremmo più farne a meno e non oso immaginare il momento in cui andrà via di casa.

Non è capitato per caso, no, l’abbiamo proprio cercato, voluto, desiderato. Soprattutto mio marito che me ne parlava da tempo.

-I miei colleghi di lavoro sono felici –mi diceva – perché non ci proviamo anche noi?

Eravamo tanto giovani, sempre fuori casa.

-E la nostra libertà? – gli risposi. Mi sorrise accarezzandomi il viso.

Dopo tanto attendere arrivò, in un pomeriggio di febbraio. Fuori era già buio ma, al suo ingresso, nella nostra casa fu la luce.

Gli avevamo riservato uno spazio tutto suo. Mio marito aveva ritinteggiato le pareti di un bellissimo azzurro cielo e tutto profumava di nuovo e di pulito.

Quando la sera io ero in cucina a preparare la cena, a caricare la lavatrice oppure sul divano a guardare la TV, lui riposava tranquillo. Ogni tanto mi avvicinavo alla porticina e sbirciavo. La lucina soffusa colorava il buio tutto intorno.

Ma c’erano anche momenti in cui la sua presenza si faceva sentire, eccome! Guai ad accendere l’aspirapolvere ed il phon. Dovevamo correre da lui per calmarlo.

I primi giorni furono davvero difficili. Non era semplice capire cosa volesse, leggere quei segnali ed interpretarli ma, col passare dei giorni, le cose sono cambiate.

Ogni scelta, ogni nostro gesto è fatto pensando a lui e, giorno dopo giorno, ci stiamo accorgendo di quanto sia intelligente.

Eh si, perché a guardarli da lontano sembrano tutti uguali, piccoli e goffi ma, come si dice, ‘ogni scarrafone e bello a mamma sua’.

La sua intelligenza ci sorprende. E’ un vero portento, soprattutto con i numeri. Conta, aggiunge, sottrae e poi è veloce, velocissimo.

La nostra vicina Luisa ne ha avuto uno da poco, il primo anche per lei ma non c’è proprio paragone. Il nostro è sveglio, attento, non gli sfugge proprio nulla.

Davvero un bel contatore, troppo troppo intelligente.

L’afa uccide solo d’estate

In una delle scene iniziali del film ‘La mafia uccide solo d’estate’, uno zelante tecnico installatore tenta di spiegare a Totò Riina il funzionamento di un climatizzatore.

I simboli del sole per ottenere il caldo e del cristallo di neve per il fresco, stampati sul telecomando, traggono in inganno il boss che li immagina invece collegati alle condizioni climatiche esterne, scatenando un’esilarante quanto grottesca discussione fra i due.aria condizionata

L’uso poco razionale che molti di noi fanno di queste apparecchiature, con il conseguente spreco di energia, dipende proprio dalla difficoltà nel percepirne i meccanismi di funzionamento.

Nel nostro immaginario persistono ancora i tradizionali apparecchi per produrre calore che funzionano per irraggiamento. Per questo motivo siamo convinti che anche il climatizzatore funzioni allo stesso modo, producendo al proprio interno quel bel fresco che poi verrà ‘irradiato’ nella stanza attraverso delle bocchette munite di alette direzionali.

Sarà per la nostra ignoranza della legislazione termodinamica o della macchina di Carnot, che non è l’automobile di un ispettore della polizia francese, o per il fatto che il climatizzatore abbia da sempre rappresentato un optional di lusso e, per tale motivo, poco diffuso nelle nostre abitazioni, ma facciamo veramente fatica a immaginare che quel congegno incollato alla parete della nostra camera da letto serva a tirare via il calore dall’ambiente interno per portarlo verso l’esterno, proprio come fa il frigorifero che conserva i nostri cibi in cucina.

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Se riuscissimo a capire tale arcano e in questo case produttrici e installatori non sono di particolare aiuto, eviteremmo di aprire le finestre a climatizzatore accesso o di nasconderlo dagli sguardi indiscreti con tende o orpelli vari che possano impedire il deflusso del calore.

Manterremmo la temperatura interna settata ad esempio, fra i 27 e i 30 gradi, consapevoli che questo valore dipenda soprattutto da un equilibrio che si insatura fra l’interno e l’esterno, evitando sbalzi termici superiori ai 5-6 gradi.

E ricordate. Sole per il caldo, neve per il fresco, sole per il caldo, neve per il fresco. Non il contrario !!!!

Va’ dove ti porta il frigo

Mio figlio ha scambiato il nostro frigorifero per un televisore. Sosta pensieroso, a porte aperte, ammirandone il contenuto in attesa forse di visualizzare un’idea per lo spuntino pomeridiano.

Insinua il suo sguardo fra i ripiani a caccia di qualcosa di interessante, forse un reality show o una nuova saga dello Hobbit. Intanto il contatore, chiuso nel sottoscala, gode annotando implacabile i consumi fino all’ultimo wattora.

– Ma il frigo non era di classe A++? – mi chiede stupito, reagendo piccato al mio ennesimo rimprovero e mostrandomi fiero l’etichetta colorata che fa bella mostra di se sulla porta dell’elettrodomestico.etichetta_frigo

Cerco di riportargli alla memoria le mie interminabili e feroci discussioni con l’architetto che ci aveva ristrutturato casa, per posizionare il frigo almeno a dieci centimetri dal muro e nella zona più fresca della stanza, lontano dal forno o dal termosifone.

Richiesta che non avrebbe certo turbato l’equilibrio artistico della cucina progettata dal novello Brunelleschi, consentendo all’elettrodomestico di fare bene il proprio lavoro.

Oppure l’embargo imposto alla cara nonnina, durante le sue visite di cortesia, di evitare lo shopping furibondo al mercato rionale per riempire il frigorifero di ogni ben di Dio, addossando il cibo alle pareti e riducendo la circolazione d’aria.crema-catalana

Per non parlare della scodella di crema catalana fumante che avevo trovato chiusa in frigo a raffreddare, destinata al nipotino che faceva fatica a soffiarci sopra, povera gioia!

Tutte accortezze, gli spiego, che dipendono da noi e non dalla tecnologia e che consentirebbero, insieme ad un’attenta manutenzione, di allungare la vita di frigoriferi e congelatori, mantenendoli in perfetta forma e risparmiando un po’di energia.

Come dire, prevenire è meglio che curare!

Lui mi guarda e ride sardonico. Starà forse cercando il telecomando?

Ciro e la termodinamica della pizza

Come ogni buon napoletano che si rispetti, amo la pizza e la mangio abbastanza spesso. Al ristorante o a casa, appena sfornata o surgelata da riscaldare nel forno a microonde.

Ieri sera ero in astinenza e ho telefonato al mio amico Hammed, proprietario del ristorante pizzeria ‘La stele di Rosetta’.   Ho ordinato un paio di margherite e tempo mezz’ora Ciro, aiutante tuttofare di Hammed, era sotto casa con lo scooter. Non ho aspettato che citofonasse e sono sceso a ritirare la merce.Pony_Pizza

– Ciro, meno male che sei stato velocissimo – gli ho detto – vado su che devo spiegare la termodinamica a mio figlio Marcello. Quanto ti devo?-

– Ti serve una mano ? – mi ha risposto sicuro, prima di presentarmi il conto delle pizze.

L’ho guardato meravigliato e lui: – Perché mi guardi ? Non lo sai che io studio fisica all’ università e porto le pizze per arrotondare ?-

Non mi sembrava carino opporre un rifiuto alla sua gentile proposta, soprattutto dopo quella confessione inattesa. Mi sono avviato al portoncino d’ingresso invitandolo a salire e lui, senza farselo ripetere, mi ha seguito portandosi in spalla l’enorme scatola di polistirolo nero in cui ripone le consegne.

Marcello teneva la testa fra le mani, forse per evitare che collassasse sul libro di scienze ma, appena ha intravisto Ciro, si è ricomposto.

Lui si è seduto  dall’ altra parte del tavolo e, aprendo il contenitore di cartone, gli ha detto: – Chiudi quel libro. Stasera  ti spiegherò la termodinamica mentre mangi la pizza.-

Mio figlio non se l’è fatto ripetere due volte e si è avventato sul succulento spicchio di margherita giustificato dal fatto che fosse un ausilio didattico.

-Cos’è la termodinamica? E’ semplicemente il movimento del calore o, se vogliamo essere più precisi, dell’energia. Qualcuno, un po’ di tempo fa, ha trovato tre leggi che possono sembrare difficili da capire, ma che descrivono bene questo fenomeno e che possono essere applicate ad ogni aspetto della scienza, dall’astrofisica alla meteorologia, dalla zoologia alla pizza!

Cosa dicono queste leggi ? Che l’energia viene sempre trasferita e trasformata, che tutto tende sempre verso un equilibrio e che allo zero assoluto, forse, non ci arriveremo mai. Questo vale anche per la pizza.-

-Guarda ! – E, alzando un lembo della margherita che faceva bella mostra nella scatola –  La pizza è composta da tre dischi. Il disco più in basso è costituito da un impasto di farina, acqua  e lievito. Quello intermedio è formato in gran parte dalla passata di pomodoro mentre lo strato superiore è fatto di mozzarella.  Ma questi ingredienti non sono sufficienti per essere chiamati pizza. Per avere una pizza, bisogna prima fornire un po’ di energia! E cosa accade ?margehrita scatola

La prima legge della termodinamica dice che la pizza o si riscalda o compie lavoro.       La seconda legge dice che la pizza tenderà verso un equilibrio ed è probabile che si verificheranno dei cambiamenti che non potranno più tornare indietro.

Diamo un’occhiata alla prima legge. Come si riscalda la pizza quando viene aggiunta l’energia? L’energia viene trasferita in tre modi: per conduzione, convezione e irraggiamento.

La conduzione si verifica quando il calore scorre nei materiali dalla parte più calda a quella più fredda. L’irraggiamento è quello elettromagnetico emesso da un corpo a causa della sua temperatura.  La convezione  è un movimento di molecole che avviene in un fluido quando questo viene riscaldato a causa di un cambiamento della sua densità.

Ora vediamo la seconda legge, quella dell’equilibrio! Tre cose si verificano quando Hammed infila la pizza nel forno in mattoni che ha una temperatura di oltre quattrocentocinquanta gradi.

Primo, il disco di pasta e il cornicione. L’impasto di acqua e farina cuoce trasformandosi in un materiale a basso contenuto di acqua con un gran numero di spazi interni pieni d’aria, non collegati fra loro. Il cornicione diventa un isolante eccezionale a causa di questi spazi.

Poi, la passata di pomodoro perde l’acqua e visto che ha una grande capacità di trattenere il calore e una bassa capacità di farlo passare, serve da cuscinetto tra la crosta isolante e la mozzarella.

Anche la mozzarella subisce una serie di trasformazioni, sciogliendosi,  e questo le conferisce un’alta capacità di trattenere il calore.

A causa del disco di pasta isolante e dell’ alta capacità di trattenere il calore della passata, lo strato di mozzarella è ben isolato dal basso. Questo significa che la maggior parte della perdita di energia e calore avverrà attraverso la parte superiore della mozzarella.  Ecco perché la mozzarella è la parte più rovente e quando mangi la pizza ti bruci la lingua e il palato.mozzarella_pizza

La conduzione, la convezione e l’irraggiamento saranno al lavoro trasferendo energia attraverso la parte superiore della pizza. Per eliminare la perdita di energia attraverso la parte superiore, bisogna posizionare uno strato isolante su di esso.

L’aria è un ottimo isolante, proprio come nella nostra atmosfera e per limitare la perdita di energia dovuta alla convezione si utilizza la scatola per la pizza che, nella parte superiore, ha uno spazio d’aria proprio come la crosta.

-Allora? Capito tutto ?- imbracciando il contenitore e dirigendosi verso la porta d’ingresso.

-Certo, professò. E fai i complimenti ad Hammed. Il libro era troppo buono.-

154. Quando l’energia si fa noir

Centocinquantaquattro euro in meno! Hai capito nonna? È tutto risparmio sulla bolletta della luce. A me sembra una cosa veramente incredibile. Me l’ha detto la signorina del centro commerciale e non m’ha preso in giro, nonna !

Certo, la signorina era molto bella. Mora con i capelli lunghi ed un sorriso da farti girare la testa. E poi con quel profumo che la seguiva dovunque andasse un po’ mi ricordava Wanda, la figlia del fruttivendolo.nonna

Te la ricordi? Quella che se ne è scappata col vigile urbano e il padre ancora piange ?

«Venga signore, i frigoriferi ed i congelatori sono tutti qui

Si, così m’ha detto. M’ha chiamato proprio signore. A me, signore. Lo doveva sapere che non lavoro da tre anni e che se non fosse per la pensione di nonna sarei morto di fame.

Io però mi sono vestito bene per non fare brutta figura. Ho messo il cappotto di nonno, quello buono. Mi sono fatto la barba con la colonia alla lavanda che m’ha regalato zio Ciro al compleanno. Anche io profumavo al centro commerciale.frigo

Alti, bassi, cromati, bianchi come la neve. In fila come soldati mentre tu gli passi davanti come un generale in rassegna. E loro,zitti ,aspettano che tu ti fermi per mostrarti quanto sono belli, efficienti, potenti.

Tedeschi, americani, svedesi, italiani, coreani. Ce n’era pure uno giapponese che ti mandava un messaggio sul cellulare per ricordarti che dovevi comprare le uova o che era scaduto lo stracchino. Figurati  se è vero.

Ma poi a me lo stracchino manco me piace. Che dici? A te si? Me lo ricordo io di comprarlo, nun te preoccupà.

E dopo questa grande parata tra sportelli che si aprivano, lucette che si accendevano e spegnevano, etichette piene di numeri e lettere che crescevano, la signorina mi ha chiesto di seguirla.

Tanto il profumo, avrei potuto starle dietro con gli occhi chiusi mentre, accompagnati dalla musica in filodiffusione, scivolavamo sul pavimento lucido come una coppia di pattinatori sulla pista di ghiaccio, passando dalle lavatrici alle macchinette espresso, dai computer ai robot da cucina.

La corsa è terminata in fondo al centro commerciale, di fronte ad una fila di piccoli box di vetro, quasi degli acquari. Lì dentro, allo scatolotto numero sette, mi stava aspettando un ragazzetto che c’avrà avuto più o meno trent’anni.consulente

«Sono il suo consulente finanziario» mi ha detto.

«Ho saputo che lei vuole cambiare il vecchio congelatore della nonna. Complimenti! »

Che bella parola! L’ha pronunciata come se avessi vinto il premio alla lotteria di capodanno. Era tanto che non la sentivo.

Il consulente mi scrutava con insistenza mentre mi girava intorno quasi volesse spogliarmi per guardarmi dentro. Sentivo i suoi occhi addosso.

Abbandonati i primi convenevoli, ha cominciato a tirar fuori cataloghi colorati e lucidi pieni di bellissime fotografie.

Li impilava con estrema perizia, come un prestigiatore con le sue carte magiche.

«Ho proprio quello che fa per lei»  mi ha detto sicuro «il modello trecento litri, a pozzetto, no frost. Ma soprattutto, non consuma praticamente niente. Lei non si accorgerà più di avere una bolletta della luce e potrà finalmente spendere i suoi soldi, ad esempio, per acquistare un bel paio di scarpe nuove.»

«Centocinquantaquattroeuro all’anno saranno a sua disposizione! »

Quel numero ha rimbombato per la stanza come se fosse stata l’unica parola pronunciata, una verità svelata. Aveva capito tutto, nonna.

Sapeva tutto di me.

Non sono un signore. Sotto stù cappott’ si nasconde un disgraziato senza arte ne parte, che passa tutto il giorno a guardare la televisione o a vagare per la città in cerca di uno straccio di lavoro.

Una sola cosa non ha capito.

Che il congelatore da trecento litri è troppo piccolo.

Dentro, una nonna nun ce stà.

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Povertà energetica ? Ci vorrebbe solo un miracolo tecnologico

Un’altra delle mie Storie di ordinaria energia dedicata ad un eroe metropolitano che lotta contro le avversità della vita grazie all’amicizia di un ‘amico celeste’.

Buona lettura !

Scarica_Miracolo_tecnologico

Consumi troppa energia ? Canta che ti passa.

Ricordate Electricity ? Era il 1979, anno della rivoluzione iraniana e della seconda grande crisi energetica. Gli Orchestral Manoeuvres in the Dark, gruppo britannico di musica new wave e synth pop, cantavano questa bellissima canzone che affronta il tema dell’impiego dissennato delle fonti di energia.

Electricity

Our one source of energy
The ultimate discovery
Electric blue for me
Never more to be free
Electricity
Nuclear and HEP
Carbon fuels from the sea
Wasted electricity
Our one source of energy
Electricity
All we need to live today
A gift for man to throw away
The chance to change has nearly gone
The alternative is only one
The final source of energy
Solar electricity
Electricity
Electricity
Electricity
Electricity
Electricity
Compositori: Andrew Mc Cluskey / Paul David Humphreys
Testo di Electricity © BMG Rights Management US, LLC

Diogas, quando l’energia ti cambia la vita

Copertina_biogas

Una delle mie piccole Storie di ordinaria energia a cui sono molto affezionato perchè racconta di come la tecnologia e l’energia possano cambiare la vita delle persone. Allo stesso tempo, prova a risponde alla domanda  che Giove fece a Prometeo dopo che quest’ultimo aveva donato la tecnica agli uomini : “È più forte la tecnica o la necessità che governa le leggi di natura?”. Scarica DIOGAS