Il re, gli alberi e il vento del sud

Quella notte il re fece un sogno spaventoso. Sognò che, mentre cavalcava in montagna, attraverso la foresta reale, sentiva il vento del sud ululare: “Stai attento agli alberi che cadono! Stai attento agli alberi che cadono! ”

Anche se gli alberi erano belli e ondeggiavano dolcemente nel vento, il re era spaventato. Girò il cavallo e galoppò giù dalla montagna, fuori dalla foresta.

Il mattino seguente, ordinò al suo popolo di abbattere tutti gli alberi del regno.

“Non vogliamo che gli alberi cadano e feriscano i nostri bambini” ragionò. “Al posto della foresta coltiveremo ortaggi.”

Agli abitanti del regno l’idea del sovrano piacque moltissimo, perché avrebbero avuto a disposizione il legno migliore per costruire case e mobili. Inoltre, avrebbero potuto vendere gli alberi rimasti ai regni vicini, guadagnandoci un bel po’ di denaro.

Una volta che tutti gli alberi furono abbattuti, il re si sentì felice e sollevato. Ma la gente era molto triste perché aveva perso gli alberi e, con essi, gli uccelli, gli insetti, i fiori ed i frutti.

All’ improvviso cominciò a soffiare un vento secco dal sud e soffiò per giorni e giorni fino a che gli orti appassirono e morirono. Per la paura la gente si rinchiuse in casa a guardare impotente quel vento che sradicava i giardini e spargeva le piante morte ovunque.

Il Re era molto preoccupato. Salì in sella al suo cavallo, cavalcò verso al montagna e  attraversò i campi per vedere cosa fosse successo. Purtroppo, si accorse che non c’erano più alberi per spezzare la furia del vento.

E mentre il vento soffiava sempre più forte il Re, perso fra le nuvole di polvere, fu sconfitto dalla stanchezza e cavalcando mezzo addormentato, sentì il vento del sud ululare: “Stai attento agli alberi che cadono! Stai attento agli alberi che cadono! “

A casa mia siamo così energypoveri che…

La povertà energetica è un fenomeno che colpisce circa l’8% della popolazione europea. Intere famiglie che non riescono a riscaldare adeguatamente la propria abitazione, oppure che pagano in ritardo le bollette per mancanza di risorse economiche.

In Italia, i dati sono ancora più preoccupanti e questa forma di povertà arriva a toccare circa 4 milioni di cittadini.

Come risolvere questo problema? Innanzitutto c’è bisogno di informazione e sensibilizzazione. Ognuno di noi dovrebbe raccontare ad amici, parenti e conoscenti che, nel nostro Paese, vivono milioni di nostri concittadini  a cui manca un bene essenziale come l’energia.

Io ho pensato di dare il mio piccolo contributo, nel mio stile,  creando una piccola campagna di informazione. 10 post che, con estrema leggerezza ed ironia, raccontano  il dramma di essere energypoveri.

Ne pubblicherò uno al giorno, nelle prossime due settimane

Vi chiedo di darmi una mano a diffonderli per arrivare a quante più persone possibili.

Grazie mille per la vostra collaborazione

 

 

 

 

STENBAI

È stato così imbarazzante. Ero seduto nel salone del barbiere aspettando il mio turno, quando improvvisamente ho sentito cantare ad alta voce:

«… Gianna Gianna Gianna sosteneva, tesi e illusioni…»

Tutti i clienti seduti nel locale guardavano proprio nella mia direzione. Ho alzato le mani e ho detto:

«No, no, non sono io. Io non sto cantando.» Ma quel suono sembrava provenire proprio da me. Mi sono alzato guardandomi intorno. La canzone continuava.

«…Gianna non perdeva neanche un minuto per fare l’amore…»

Il suono mi seguiva ovunque io andassi. Ero perplesso, quasi in panico. «… ma dove vai, vieni qua, ma che fai …?»

Un adolescente seduto in un angolo mi ha detto, « E’ la camicia, zzio !»

«… Dove vai, con chi ce l’hai? Butta là, vieni qua, chi la prende e a chi la dà…»

La mia camicia? La mia camicia canta? Come è possibile ?

Esasperato, l’adolescente ha continuato, «C’hai un bottone smart sulla camicia. Possibile che nun lo sai? Non l’hai mai visto? È troppo forte! Ce accendi le luci de casa o er condizionatore. Ce senti la musica e fai le foto. Te li danno con trenta giorni de radio satellitare gratis. Ovviamente tu te senti stè canzoni de mmerda…»

«…ma la notte la festa è finita…evviva la vita…» Cosa? Un bottone smart?

«Riesci a spegnerlo?» Gli ho chiesto.

L’adolescente ha alzato gli occhi al cielo, si è tirato su dalla sedia, si è avvicinato alla mia camicia e ha gridato «STENBAI!»

Con mio grande sollievo, la musica si è subito interrotta.

«Grazie mille» gli ho detto «sei stato veramente utile.» Poi, dopo averci pensato su: «STENBAI ?»

Il ragazzo ha alzato di nuovo gli occhi.

«Sì, STENBAI. Significa stoppate, fa na pausa. I bottoni smart so’ a comando vocale, bello», mi ha detto disgustato.

Tornando al suo posto, poi, il ragazzo ha mormorato, «Ammazza aò, sti anziani nun sanno veramente un cazzo.»

Mi ci è voluto un po’ per ritrovare la calma e per far scendere la mia pressione sanguigna giù dalla stratosfera. Mi sono girato di traverso sulla sedia, in modo da non dover guardare gli altri clienti.

Mi vergognavo della mia obsolescenza tecnologica. Forse sono davvero troppo vecchio per il mondo moderno di oggi. Diavolo, non ho nemmeno uno smartphone e certamente non avevo mai sentito parlare del bottone smart.

Mentre riflettevo su questo, ho sentito una gran voce.

«… sei alla ricerca di un modo per spendere meno per l’energia di casa tua? Ti offriamo il contratto luce e gas… chiamaci al numero verde…»

Ho afferrato la camicia, l’ho tirata quasi fino alla mia bocca ed ho gridato al bottone, «STENDBAI! Dannazione! STENBAI !»

All’ improvviso , il silenzio. Mi sono svegliato che tremavo ed ero tutto sudato. Ho toccato la camicia e mancava un bottone.

Fortuna che l’avevo perso!

IMPATTO ZERO

«La novità del nostro sistema di car sharing elettrico è che le portiamo la macchina ovunque lei ne abbia bisogno. Basterà una semplice telefonata, indicandoci l’indirizzo e l’orario in cui desidera attivare il servizio. Un nostro addetto si farà trovare sul posto col motore accesso.»

Roberto aveva trovato il volantino attaccato sulla porta a vetri del supermercato. C’era un numero verde e lui incuriosito aveva chiamato.

«È un nuovissimo servizio che noi svolgiamo e siamo vincitori del Green Award 2018 per l’idea più innovativa a impatto zero. Pensi che in un anno, grazie al nostro servizio,  abbiamo evitato a Roma più di cinque milioni di tonnellate di anidride carbonica. In questo modo, chi abita in città può dar via l’automobile. Lei ha un’automobile?» gli chiese la ragazza.

«In realtà, no. Io e mia moglie ci muoviamo sempre con l’autobus. La macchina l’abbiamo venduta perché non potevamo permettercela» rispose Roberto. «Però oggi ne avremmo proprio bisogno. Siamo anziani e siamo venuti al supermercato per fare la spesa.»

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