Il mostro

“Papà corri, c’è un mostro!” urlavo dalla mia stanza, piangendo.

E lui arrivava di corsa, come sempre, pronto a rassicurarmi.

“Dov’è?” mi chiedeva con un sorriso consolante.

“Nell’armadio, dietro agli sportelli e mi sta guardando!”, gli rispondevo terrorizzato.

Allora restava tutta la notte ad accarezzarmi i capelli e mi prometteva che sarebbe stato li a fare la guardia, così il mostro non sarebbe più tornato.

Ora il mostro è dentro di lui e quasi non apre più gli occhi. Lo osservo da dietro al vetro della sala di rianimazione. Non posso entrare. Ho il corpo e la testa avvolti da una tuta bianca. Il mio respiro è affannato per la maschera che mi copre il naso e la bocca, il suo per la polmonite che gli stringe il petto fino a farlo esplodere.

“Sta resistendo”, hanno detto i colleghi, “nonostante l’età, sembra che il suo cuore non voglia fermarsi”.

Il cuore, il cuore. Mi sembra di sentirlo battere da quaggiù il suo cuore.

“Penso di essere innamorato”, gli confessai in un giorno di primavera .

Si sedette per ascoltarmi e parlare con me dei cuori innamorati.

“Non mi ama più, papà, so che non mi ama”, gli dissi piangendo qualche tempo dopo.

E anche quella volta e tante volte in seguito si sedette per ascoltare e parlare con me di cuori spezzati.

Ora io sono seduto qui fuori, accanto a lui. Vorrei stringergli la mano, come tante altre volte ha tenuto la mia. Ma la sua mano è lontana, troppo lontana e da quaggiù sembra quasi senza vita.

Cerco di capire cosa gli passi per la mente in questo momento. Spero che non abbia tanta paura e che sappia di non essere solo.

Stai tranquillo pà. Il mostro non tornerà mai più.

 

#iraccontidellazonarossa

 

Lucia vende cappelli

Lucia vende cappelli in strada, affianco all’ingresso del supermercato. Due pezzi per dieci euro.

Sono venticinque anni che, tutte le mattine, si ferma lì sotto la pensilina. Apre il tavolino da campeggio che traballa sbilenco, mette con cura la merce in bella mostra e si siede di fianco, su di una sediolina in alluminio che soffre sotto il peso del suo corpo appesantito dagli anni.

Da quando ha iniziato, le sono nati tre figli. Ha avuto due mariti che l’hanno abbandonata e un compagno straniero che adesso vive a casa sua e non lavora.

Lucia ci guarda attenta uno ad uno, mentre siamo in fila aspettando di entrare, tutti uguali, col carrello e la mascherina che ci copre il volto, nascondendoci le emozioni. Non sembriamo turbare la sua paziente attesa di un nuovo cliente, chiunque esso sia. Non ha paura, no di certo. Lei che si è fatta ben cinque bronchiti e una polmonite con ricovero. La conoscono tutti al pronto soccorso del Maggiore. Se dovesse accadere, avrebbero un occhio di riguardo per lei.

Il direttore del supermercato la saluta con massimo ossequio, passando di corsa fra di noi e imboccando la porta automatica che si richiude alle sue spalle come una ghigliottina. E’ galante il direttore, uomo di altri tempi, arrivato poco prima che tutta questa storia cominciasse. Purtroppo il tempo non è stato altrettanto galante con lui.

Cambiano spesso i direttori del supermercato ma Lucia ne ha visti tanti di uomini importanti cambiare in tutti questi anni. Quattro presidenti della Repubblica, sei sindaci, tre papi e cinque preti della piccola parrocchia dove arriva a piedi tutti i giorni, percorrendo cinque chilometri.

Lucia possiede due sole paia di scarpe, una per l’estate e l’altra per l’inverno.

Lucia ha partecipato a novemilacentoventicinque messe e ventisette funerali.

Lucia ha perso tre cani e un pappagallo.

Ma non è stato sempre così. Prima vendeva spazzole.

 

#iraccontidellazonarossa

Guardie e ladri

– Buongiorno signore, lo sapete che è vietato andare in giro?

– Buongiorno marescià, lo so ma stavo portano il cane a spasso.

– E il cane dove sta?

– Quale cane?

– Voi, poc’anzi, avete detto che stavate portando il cane a spasso.

– Io? Ah si…e non lo so, starà passeggiando?

– Il cane. Da solo?

– E’ reato?

– Si, per il cane no ma per voi si.

– E allora no, stavo tornando a casa dal supermercato.

– E la spesa dove sta?

– Quale spesa ?

– Ricominciamo un’altra volta? Adesso basta ! Vi denuncio e vi fate tre mesi di carcere !

– Scusate se mi intrometto marescià, ma mi sembra che state proprio esagerando. Il signore vi ha detto che tornava dalla spesa e voi lo state trattando come un criminale…

– Innanzitutto, non sono maresciallo…

– Capitano?

– Non sono neanche capitano.

– Colonnello?

– Nemmeno.

– Mò stai a vedere che i posti di blocco li fanno fare a ‘o generale de’ Carabinieri.

– Ma voi come vi permettete? Io denuncio pure a voi e…

– A me? Mi denunciate? Io vi faccio passare i migliori guai della vita vostra.

– Papaaaaaà, zio Mariooooooo… Ah, eccovi qua! Un’altra volta a dare fastidio alla gente?

– Ma voi li conoscete?

– E certo che li conosco. Sono mio padre e mio zio. A casa non sanno come passare il tempo e scendono giù a giocare a  guardia e ladri. Scusateci tanto… E voi due salite su a giocare a carte.

– Ci vuole pazienza, signò !

 

#iraccontidellazonarossa

Ballo in maschera

Sono stato ad una festa
ieri sera
da un’amica 
che fa import –export.
Lei non c’era
l’hanno bloccata a Hong Kong
ma aveva già organizzato tutto
e pareva brutto.
Chi sei? mi chiedono alla porta.
Un epidemiologo.
E che sarebbe?
Una specie di dottore.
Ma non si capisce
te lo potevi mettere un camice.
Ho la laurea, giuro
non sapevo fosse un ballo in maschera.
Aspetta che forse me n’è rimasta una,
è l’ultima, sono venticinque euro.
Il buffet ? chiedo.
E’ lì giù
dove c’è quella signora
col carrello della spesa
che s’è presa tutto.
Parlo
ballo
facciamo il trenino
il girotondo
tutti dentro
che nessuno esca.
Sono senza fiato
accaldato
mi portano via.
Io me ne lavo le mani
dice uno vestito da Pilato
passandomi accanto
senza sfiorarmi
e strofinandosi le palme
con Amuchina gel.

 

#iraccontidellazonarossa

La scuola col cappotto

Mensa sana in…schola sana‘ potremmo dire, parafrasando la massima del saggio Giovenale. Le scuole sono luoghi in cui i nostri ragazzi passano una buona parte della loro giornata e devono essere pulite, accoglienti, sicure e confortevoli. Per fare questo c’è bisogno di tanta energia che non va sprecata ma utilizzata bene secondo il principio dell’efficienza energetica. Come fare? Per scoprirlo, con la troupe di Italia in Classe A, siamo andati a Bruino, in provincia di Torino, per visitare la scuola Marinella, un edificio ‘a energia quasi zero’.
Buona visione !!!