Mercato libero? No, momentaneamente non raggiungibile

« Buongiorno, sono Antonio di Power Luce e Gas e la chiamo dall’ Italia.»

« Buongiorno…»

« Mi dice quanto spendete all’ anno per l’energia nella vostra famiglia ?»

« Non lo so, mi sembra…»

« Non lo sa ? Le sembra ??? Ma si rende conto che non sa nemmeno quanto spende!!! Luci accese, lavatrici, TV, playstation. Immagino che la playstation stia sempre accesa, è vero ???»

« Si, è vero però…»

« Ma che però !!! E non ci pensate al riscaldamento globale, alla CO2 ? Non vi sentite responsabili ???»

« Adesso la spengo…»

« Non ha bisogno di spegnerla. A voi serve un nuovo contratto tutto compreso così non dovete preoccuparvi più di niente…»

« …»

« Allora? Cosa mi dice? Lo facciamo questo contrattino?»

« …»

« Pronto, mi sente ? Dicevo, lo facciamo questo contrattino ?»

« Papà, sono Carlo. Ti passo la nonna?»

In memoria del televisore che mi lasciò

Ieri, due tristi uomini con un camion rosso sono venuti a casa per portare via il nostro televisore che, dopo lunga agonia, ci ha lasciato. Chissà dove lo avranno portato? Sicuramente lo sapranno i miei amici giornalisti Marco Gisotti, grande esperto di rifiuti elettronici e Letizia Palmisano esegeta del compostaggio in tutte le sue forme.
In ricordo del tubo catodico che spirò, un mio piccolo componimento senza pretese. Non me ne voglia la buonanima di Edgar Lee Masters.
 

Il lampione di Samantha

Andando ogni sera al suo lavoro, Samantha passava di fronte al bar di Alfredo.

L’insegna sbilenca al neon troneggiava sulla vecchia vetrina sbiadita piena di bottiglie di vino e liquori ormai scaduti, pasticcini di marzapane scoloriti e vecchie cianfrusaglie omaggio di commessi viaggiatori frettolosi che oramai non si fermavano più in quel locale.

Samantha era di casa. I pochi clienti rimasti a quell’ora la conoscevano bene e al suo ingresso tutti, con un irrefrenabile impeto di galanteria, si alzavano barcollanti per l’alcool.

Bar_notte

«Samantha, mon amour! Sei uno splendore stasera» le gridò Jenny facendosi largo fra gli avventori.

Jenny, Gennaro all’anagrafe, era un maturo viveur che passava le sue serate lì al bar. Fra gli amici si raccontava che da giovane fosse stato il parrucchiere personale di Gina Lollobrigida e che avesse avuto una grande storia d’amore con Luchino Visconti. Nessuno poteva giurare di averlo visto di persona, ma faceva piacere a tutti passare le serate al bar con una celebrità.

«Lasciami perdere, stasera. Vengo da una settimana terribile. Sono stata influenzata e non ho potuto lavorare. Poi guarda che faccia che ho, Jenny!»

Samantha era ancora una donna bellissima ma mostrava tutti i segni dei suoi cinquant’anni. Era costretta a tingere i neri capelli che le scendevano sulle spalle e a truccarsi pesantemente per coprire il suo viso solcato dalle rughe. Cercava di nascondere il collo con leggeri foulard di seta ma le piacevano spacchi, trasparenze e decolletè vertiginosi.

«Non ti preoccupare fata» la riprese Jenny «hai il mantello della notte che ti nasconderà.»

Samantha uscì dal locale lasciando dietro di sè il suo dolce profumo e continuò seguendo il marciapiede. C’era una brezza che le rigonfiava il vestito leggero, insinuandosi tra i capelli come le dita di un’amante e li scompigliava insieme ai suoi pensieri.

Samantha vendeva l’amore, proprio accanto alla Museo Archeologico. Lì trascorreva le sue notti di lavoro alla luce dei lampioni che la facevano sembrare una vera diva sul palcoscenico in attesa del pubblico.

Il colore ambrato delle luci piaceva tanto ai suoi clienti che glielo avevano confessato più di una volta. Faceva risaltare le sue forme e le colorava il viso mostrando la bocca carnosa che scatenava indicibili visioni.

prostituzione-7Ma mentre si avvicinava alla sua postazione di lavoro, si accorse che qualcosa non andava. Da lontano il museo sembrava di un colore diverso dal solito, quasi azzurrognolo e le luci somigliavano a quelle del suo vecchio frigorifero di casa.

Chiese un po’in giro a qualche collega che le svelò l’amara verità. Il sindaco, nella settimana in cui Samantha era mancata, aveva fatto sostituire i vecchi lampioni a vapori di mercurio con dei nuovissimi lampioni a LED. Risparmio garantito, riduzione della manutenzione e luce più chiara e netta.

Il brevetto era di una ditta di Milano e quella operazione era stata sbandierata sulla stampa come una grande innovazione per la città.

Diciamocela tutta, una vera tragedia. Samantha alla luce di quei lampioni sembrava un cadavere, le si vedevano le occhiaie, le rughe intorno alla bocca e anche un po’di cellulite che aveva accumulato e che le sbucava suoi fianchi. La luce era abbagliante e le dava anche fastidio agli occhi. Non riusciva a riconoscere le auto che si avvicinavano e accostavano in cerca di compagnia.

Quella sera pochissimi clienti si fermarono, solo i più affezionati. Preferirono le sue colleghe più giovani a cui non servivano trucchi cinematografici per essere piacenti. Samantha si sentiva impacciata, quasi fuori luogo.Luci led roma

Accendeva una sigaretta dopo l’altra mentre le auto veloci sfrecciavano davanti a lei e non la degnavano neanche di uno sguardo.

Tornò a casa all’alba. Era sconvolta per la lunga notte ma soprattutto era furiosa per la faccenda dei lampioni. Si buttò sul letto e stette al buio mentre il tempo passava. Doveva fare qualcosa e decise. Sarebbe andata in Comune a chiedere spiegazioni a chi di dovere.

La mattina seguente indossò un casto tailleur di velluto blu, rimise a posto il trucco e bevve velocemente un caffè preparato con la moka. Non era abituata ad uscire così presto e varcando la soglia di casa ricordò che l’ultima levataccia era stata per il funerale del padre. Il tailleur era lo stesso.

Dopo più di un’ora di anticamera riuscì a parlare con la segretaria del sindaco a cui spiegò che aveva una certa urgenza di essere ricevuta. Millantò amicizie in alto loco e approfittò di un buco nell’agenda per un appuntamento disdetto all’ultimo momento. Il sindaco poteva riceverla.

Bussò timorosa alla porta, il cuore le batteva a mille. Era abituata ad avere a che fare con gli uomini ma solo nel suo territorio dove si sentiva veramente sicura.

Il sindaco era seduto di spalle impegnato in una telefonata. Senza degnarla di uno sguardo le indicò di accomodarsi. Samantha si sedette sull’ unica sedia libera della stanza. Le altre erano stracolme di borse, riviste e cataloghi.

Quella voce, però, le era familiare. Cercò di associarla ad un volto, ma senza successo. Pensò che non poteva averla sentita in un comizio né tanto meno in qualche talk show visto che non frequentava le piazze di giorno e non aveva neanche la TV.846-03165143

La telefonata terminò ed il sindaco si voltò sfoderando un bel sorriso da campagna elettorale che si spense subito non appena si rese conto di chi fosse la sua ospite. Seguirono secondi interminabili di silenzio fra i due. Samantha lo conosceva bene e il sindaco altrettanto.

L’incontro durò a lungo e furono annullati diversi appuntamenti. Nessuno seppe mai cosa si fossero raccontati quei due ma da quel giorno il lampione di fronte al Museo tornò a risplendere di una luce calda e ambrata.

Motivo ufficiale, la tutela e la promozione di uno dei principali patrimoni della città.

Troppo, troppo intelligente !

Da quando c’è lui la nostra vita è cambiata. Come dire, non potremmo più farne a meno e non oso immaginare il momento in cui andrà via di casa.

Non è capitato per caso, no, l’abbiamo proprio cercato, voluto, desiderato. Soprattutto mio marito che me ne parlava da tempo.

-I miei colleghi di lavoro sono felici –mi diceva – perché non ci proviamo anche noi?

Eravamo tanto giovani, sempre fuori casa.

-E la nostra libertà? – gli risposi. Mi sorrise accarezzandomi il viso.

Dopo tanto attendere arrivò, in un pomeriggio di febbraio. Fuori era già buio ma, al suo ingresso, nella nostra casa fu la luce.

Gli avevamo riservato uno spazio tutto suo. Mio marito aveva ritinteggiato le pareti di un bellissimo azzurro cielo e tutto profumava di nuovo e di pulito.

Quando la sera io ero in cucina a preparare la cena, a caricare la lavatrice oppure sul divano a guardare la TV, lui riposava tranquillo. Ogni tanto mi avvicinavo alla porticina e sbirciavo. La lucina soffusa colorava il buio tutto intorno.

Ma c’erano anche momenti in cui la sua presenza si faceva sentire, eccome! Guai ad accendere l’aspirapolvere ed il phon. Dovevamo correre da lui per calmarlo.

I primi giorni furono davvero difficili. Non era semplice capire cosa volesse, leggere quei segnali ed interpretarli ma, col passare dei giorni, le cose sono cambiate.

Ogni scelta, ogni nostro gesto è fatto pensando a lui e, giorno dopo giorno, ci stiamo accorgendo di quanto sia intelligente.

Eh si, perché a guardarli da lontano sembrano tutti uguali, piccoli e goffi ma, come si dice, ‘ogni scarrafone e bello a mamma sua’.

La sua intelligenza ci sorprende. E’ un vero portento, soprattutto con i numeri. Conta, aggiunge, sottrae e poi è veloce, velocissimo.

La nostra vicina Luisa ne ha avuto uno da poco, il primo anche per lei ma non c’è proprio paragone. Il nostro è sveglio, attento, non gli sfugge proprio nulla.

Davvero un bel contatore, troppo troppo intelligente.

L’afa uccide solo d’estate

In una delle scene iniziali del film ‘La mafia uccide solo d’estate’, uno zelante tecnico installatore tenta di spiegare a Totò Riina il funzionamento di un climatizzatore.

I simboli del sole per ottenere il caldo e del cristallo di neve per il fresco, stampati sul telecomando, traggono in inganno il boss che li immagina invece collegati alle condizioni climatiche esterne, scatenando un’esilarante quanto grottesca discussione fra i due.aria condizionata

L’uso poco razionale che molti di noi fanno di queste apparecchiature, con il conseguente spreco di energia, dipende proprio dalla difficoltà nel percepirne i meccanismi di funzionamento.

Nel nostro immaginario persistono ancora i tradizionali apparecchi per produrre calore che funzionano per irraggiamento. Per questo motivo siamo convinti che anche il climatizzatore funzioni allo stesso modo, producendo al proprio interno quel bel fresco che poi verrà ‘irradiato’ nella stanza attraverso delle bocchette munite di alette direzionali.

Sarà per la nostra ignoranza della legislazione termodinamica o della macchina di Carnot, che non è l’automobile di un ispettore della polizia francese, o per il fatto che il climatizzatore abbia da sempre rappresentato un optional di lusso e, per tale motivo, poco diffuso nelle nostre abitazioni, ma facciamo veramente fatica a immaginare che quel congegno incollato alla parete della nostra camera da letto serva a tirare via il calore dall’ambiente interno per portarlo verso l’esterno, proprio come fa il frigorifero che conserva i nostri cibi in cucina.

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Se riuscissimo a capire tale arcano e in questo case produttrici e installatori non sono di particolare aiuto, eviteremmo di aprire le finestre a climatizzatore accesso o di nasconderlo dagli sguardi indiscreti con tende o orpelli vari che possano impedire il deflusso del calore.

Manterremmo la temperatura interna settata ad esempio, fra i 27 e i 30 gradi, consapevoli che questo valore dipenda soprattutto da un equilibrio che si insatura fra l’interno e l’esterno, evitando sbalzi termici superiori ai 5-6 gradi.

E ricordate. Sole per il caldo, neve per il fresco, sole per il caldo, neve per il fresco. Non il contrario !!!!

Va’ dove ti porta il frigo

Mio figlio ha scambiato il nostro frigorifero per un televisore. Sosta pensieroso, a porte aperte, ammirandone il contenuto in attesa forse di visualizzare un’idea per lo spuntino pomeridiano.

Insinua il suo sguardo fra i ripiani a caccia di qualcosa di interessante, forse un reality show o una nuova saga dello Hobbit. Intanto il contatore, chiuso nel sottoscala, gode annotando implacabile i consumi fino all’ultimo wattora.

– Ma il frigo non era di classe A++? – mi chiede stupito, reagendo piccato al mio ennesimo rimprovero e mostrandomi fiero l’etichetta colorata che fa bella mostra di se sulla porta dell’elettrodomestico.etichetta_frigo

Cerco di riportargli alla memoria le mie interminabili e feroci discussioni con l’architetto che ci aveva ristrutturato casa, per posizionare il frigo almeno a dieci centimetri dal muro e nella zona più fresca della stanza, lontano dal forno o dal termosifone.

Richiesta che non avrebbe certo turbato l’equilibrio artistico della cucina progettata dal novello Brunelleschi, consentendo all’elettrodomestico di fare bene il proprio lavoro.

Oppure l’embargo imposto alla cara nonnina, durante le sue visite di cortesia, di evitare lo shopping furibondo al mercato rionale per riempire il frigorifero di ogni ben di Dio, addossando il cibo alle pareti e riducendo la circolazione d’aria.crema-catalana

Per non parlare della scodella di crema catalana fumante che avevo trovato chiusa in frigo a raffreddare, destinata al nipotino che faceva fatica a soffiarci sopra, povera gioia!

Tutte accortezze, gli spiego, che dipendono da noi e non dalla tecnologia e che consentirebbero, insieme ad un’attenta manutenzione, di allungare la vita di frigoriferi e congelatori, mantenendoli in perfetta forma e risparmiando un po’di energia.

Come dire, prevenire è meglio che curare!

Lui mi guarda e ride sardonico. Starà forse cercando il telecomando?

Ciro e la termodinamica della pizza

Come ogni buon napoletano che si rispetti, amo la pizza e la mangio abbastanza spesso. Al ristorante o a casa, appena sfornata o surgelata da riscaldare nel forno a microonde.

Ieri sera ero in astinenza e ho telefonato al mio amico Hammed, proprietario del ristorante pizzeria ‘La stele di Rosetta’.   Ho ordinato un paio di margherite e tempo mezz’ora Ciro, aiutante tuttofare di Hammed, era sotto casa con lo scooter. Non ho aspettato che citofonasse e sono sceso a ritirare la merce.Pony_Pizza

– Ciro, meno male che sei stato velocissimo – gli ho detto – vado su che devo spiegare la termodinamica a mio figlio Marcello. Quanto ti devo?-

– Ti serve una mano ? – mi ha risposto sicuro, prima di presentarmi il conto delle pizze.

L’ho guardato meravigliato e lui: – Perché mi guardi ? Non lo sai che io studio fisica all’ università e porto le pizze per arrotondare ?-

Non mi sembrava carino opporre un rifiuto alla sua gentile proposta, soprattutto dopo quella confessione inattesa. Mi sono avviato al portoncino d’ingresso invitandolo a salire e lui, senza farselo ripetere, mi ha seguito portandosi in spalla l’enorme scatola di polistirolo nero in cui ripone le consegne.

Marcello teneva la testa fra le mani, forse per evitare che collassasse sul libro di scienze ma, appena ha intravisto Ciro, si è ricomposto.

Lui si è seduto  dall’ altra parte del tavolo e, aprendo il contenitore di cartone, gli ha detto: – Chiudi quel libro. Stasera  ti spiegherò la termodinamica mentre mangi la pizza.-

Mio figlio non se l’è fatto ripetere due volte e si è avventato sul succulento spicchio di margherita giustificato dal fatto che fosse un ausilio didattico.

-Cos’è la termodinamica? E’ semplicemente il movimento del calore o, se vogliamo essere più precisi, dell’energia. Qualcuno, un po’ di tempo fa, ha trovato tre leggi che possono sembrare difficili da capire, ma che descrivono bene questo fenomeno e che possono essere applicate ad ogni aspetto della scienza, dall’astrofisica alla meteorologia, dalla zoologia alla pizza!

Cosa dicono queste leggi ? Che l’energia viene sempre trasferita e trasformata, che tutto tende sempre verso un equilibrio e che allo zero assoluto, forse, non ci arriveremo mai. Questo vale anche per la pizza.-

-Guarda ! – E, alzando un lembo della margherita che faceva bella mostra nella scatola –  La pizza è composta da tre dischi. Il disco più in basso è costituito da un impasto di farina, acqua  e lievito. Quello intermedio è formato in gran parte dalla passata di pomodoro mentre lo strato superiore è fatto di mozzarella.  Ma questi ingredienti non sono sufficienti per essere chiamati pizza. Per avere una pizza, bisogna prima fornire un po’ di energia! E cosa accade ?margehrita scatola

La prima legge della termodinamica dice che la pizza o si riscalda o compie lavoro.       La seconda legge dice che la pizza tenderà verso un equilibrio ed è probabile che si verificheranno dei cambiamenti che non potranno più tornare indietro.

Diamo un’occhiata alla prima legge. Come si riscalda la pizza quando viene aggiunta l’energia? L’energia viene trasferita in tre modi: per conduzione, convezione e irraggiamento.

La conduzione si verifica quando il calore scorre nei materiali dalla parte più calda a quella più fredda. L’irraggiamento è quello elettromagnetico emesso da un corpo a causa della sua temperatura.  La convezione  è un movimento di molecole che avviene in un fluido quando questo viene riscaldato a causa di un cambiamento della sua densità.

Ora vediamo la seconda legge, quella dell’equilibrio! Tre cose si verificano quando Hammed infila la pizza nel forno in mattoni che ha una temperatura di oltre quattrocentocinquanta gradi.

Primo, il disco di pasta e il cornicione. L’impasto di acqua e farina cuoce trasformandosi in un materiale a basso contenuto di acqua con un gran numero di spazi interni pieni d’aria, non collegati fra loro. Il cornicione diventa un isolante eccezionale a causa di questi spazi.

Poi, la passata di pomodoro perde l’acqua e visto che ha una grande capacità di trattenere il calore e una bassa capacità di farlo passare, serve da cuscinetto tra la crosta isolante e la mozzarella.

Anche la mozzarella subisce una serie di trasformazioni, sciogliendosi,  e questo le conferisce un’alta capacità di trattenere il calore.

A causa del disco di pasta isolante e dell’ alta capacità di trattenere il calore della passata, lo strato di mozzarella è ben isolato dal basso. Questo significa che la maggior parte della perdita di energia e calore avverrà attraverso la parte superiore della mozzarella.  Ecco perché la mozzarella è la parte più rovente e quando mangi la pizza ti bruci la lingua e il palato.mozzarella_pizza

La conduzione, la convezione e l’irraggiamento saranno al lavoro trasferendo energia attraverso la parte superiore della pizza. Per eliminare la perdita di energia attraverso la parte superiore, bisogna posizionare uno strato isolante su di esso.

L’aria è un ottimo isolante, proprio come nella nostra atmosfera e per limitare la perdita di energia dovuta alla convezione si utilizza la scatola per la pizza che, nella parte superiore, ha uno spazio d’aria proprio come la crosta.

-Allora? Capito tutto ?- imbracciando il contenitore e dirigendosi verso la porta d’ingresso.

-Certo, professò. E fai i complimenti ad Hammed. Il libro era troppo buono.-