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Se un giorno d’estate un’auto elettrica…

  • Di Antonio Disi
  • 7 Luglio 2024
Se un giorno d’estate un’auto elettrica…

«La novità del nostro sistema di car sharing elettrico è che le portiamo la macchina ovunque lei ne abbia bisogno. Basterà una semplice telefonata indicandoci l’indirizzo e l’orario in cui desidera attivare il servizio. Un nostro addetto si farà trovare sul posto col motore accesso.»

Roberto aveva trovato il volantino attaccato sulla porta a vetri del supermercato. C’era un numero verde e lui incuriosito aveva chiamato.

«È un nuovissimo servizio che noi svolgiamo e siamo vincitori del Green Award 2023 per l’idea più innovativa a impatto zero. Pensi che, grazie al nostro servizio, in un anno abbiamo evitato a Roma più di cinque milioni di tonnellate di anidride carbonica. In questo modo chi abita in città può dar via l’automobile. Lei ha un’automobile?» gli chiese la ragazza.

«In realtà no. Io e mia moglie ci muoviamo sempre con l’autobus. La macchina l’abbiamo venduta perché non potevamo permettercela,» rispose Roberto. «Però oggi ne avremmo proprio bisogno. Siamo anziani e siamo venuti al supermercato per fare la spesa.»

«Benissimo! Per i clienti con più di sessantacinque anni abbiamo una convenzione con i principali centri commerciali in tutta la penisola. Lei godrà di uno sconto del venti per cento sul costo del servizio e, in più, potrà decidere come e quando pagare.»

«Quindi vuol dire che posso pagare, diciamo, anche il ventisette del mese?»

Roberto fornì alla telefonista le proprie generalità e prenotò una macchina per le dodici e trenta. Chiuse la conversazione contento e ripose il vecchio cellulare nel borsello che portava a tracolla. Tirò fuori dalla tasca una moneta da un euro e prese un carrello dalla rastrelliera.

«Pomodorini» disse Roberto mentre combatteva con il carrello che aveva una ruota sbilenca. «Abbiamo bisogno di pomodorini.»

«Cosa?» rispose Elisabetta distrattamente, mentre frugava nella borsetta cercando la lista della spesa.

«Pomodorini» ribatté Roberto con voce più alta. «Non abbiamo mai pomodorini e a me piacciono molto.»

«Non ti piacciono i pomodorini» disse Elisabetta aprendo la lista della spesa e scrutandola con gli occhiali sbagliati.

«Si che mi piacciono» rispose indignato, «proprio ieri sera volevo mangiarli con la mozzarella che aveva portato Stefano da Agropoli.»

«Non mi interessa quello che ti piace e poi costano troppo» ribatté Elisabetta piccata mentre depositava nel carrello una confezione di uova.

«Ma stai scherzando?»

«Ho detto che costano troppo e poi sei allergico ai pomodori. Ti ricordi quell’anno che abbiamo aiutato Matilde a preparare la passata? Ti ricordi che abbiamo dovuto portarti d’urgenza al Pronto Soccorso perché non respiravi?» Gli rammentò Elisabetta guardandolo con occhi severi.

«E cosa dovrei mangiare, secondo te?»

«La cicoria, per esempio, che costa poco e fa tanto bene. M’ha detto il dottore che cura pure il nervosismo.»

«A me la cicoria fa schifo. Ce la dava mamma durante la guerra. La andavamo a raccogliere nei campi di nascosto dai tedeschi. Odio la cicoria.»

«Smettila di dire stupidaggini e trovami la farina che stasera vorrei fare la pizza.  Mi raccomando, prendi quella solita e non fare sempre di testa tua.»

Roberto spinse il carrello verso la corsia del pane e delle farine. Gli scaffali erano stracolmi di confezioni di marche diverse, alcune più note altre completamente sconosciute. Faticò a trovare quella giusta, una semplice farina doppio zero. La depositò nel carrello e ritornò dalla moglie. Il resto del giro di shopping passò senza incidenti, tranne quando cercò di infilare un pacco di biscotti al cioccolato nel carrello ed Elisabetta, dopo averlo ripreso come si fa con un bambino, li rimise nello scaffale.

Alle casse la donna cominciò a chiacchierare con la cassiera mentre lei digitava i prezzi. Roberto la seguiva silenzioso. Continuava a fissare un piccolo scaffale posizionato dietro la cassiera in cui erano esposte in bella vista i rasoi da uomo.

«Chissà perché le tengono lì?» pensò, «è difficile scegliere il rasoio che ti serve quando sei in fila con la gente che spinge e si fa i fatti tuoi. C’è bisogno di calma per decidere se acquistare un bilama o addirittura un trilama.» Non riuscì a darsi una spiegazione e quando la moglie ebbe terminato di imbustare, si avvicinò alla cassiera tenendo una mano nella tasca destra.

«Scusi,» le disse con voce pacata, «ho una pistola qui nella tasca e questa è una rapina. Non urli e, senza dare nell’occhio, prenda un sacchetto di carta e ci metta dentro tutti i soldi che ha nella cassa.»

La ragazza lo guardò perplesso e inghiottì la saliva. Non le era mai accaduto di essere rapinata durante il turno di lavoro ma di fronte a quel vecchietto con la pistola non sapeva se ridere o se scoppiare a piangere. Cercò di spiegargli che il supermercato era dotato di un sistema di videosorveglianza e che sarebbe stato meglio desistere da quel folle intento.

«Stia un po’ zitta,» la redarguì Roberto, «faccia come le ho detto. Metta i soldi nella busta!»

Poi si voltò verso il resto della fila e scorse nel carrello della signora che era dietro di lui due confezioni di pomodorini. Le afferrò e le infilò nel sacchetto.

«E adesso, chi ha preso un pacco di frollini con gocce di cioccolato?» gridò cercando di individuarlo nei carrelli ormai rimasti senza proprietario.

«Ce li abbiamo qui» gli rispose una donna porgendoglieli «può prenderli se vuole.»

Roberto sorrise mentre guardava il suo orologio da polso.

Era quasi mezzogiorno e mezzo. I due presero le buste e si allontanarono veloci fra la folla. Una macchina li attendeva pronta per partire. Roberto firmò il modulo e salutò l’omino elegante mentre si allontanavano veloci verso l’uscita.

«Era tanto che non guidavo e queste macchine elettriche sono proprio una bomba. Pensa che, con questo servizio, tutta la città di Roma ha evitato più di cinque milioni di tonnellate di anidride carbonica. Mi hanno detto che è a impatto zero.»

«Si ho capito. Ma quanto te l’hanno fatta pagare?»

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