Quell’anno eravamo andati in vacanza in Toscana, io e mio padre, da soli. La mamma doveva lavorare e ci avrebbe raggiunti nei fine settimana con il treno. Le colline erano avvolte da un calore accogliente e da una brezza leggera che portava con sé il profumo dolce del fieno. I miei avevano affittato una vecchia casa di campagna, con i muri di pietra che raccontavano storie antiche e il cielo notturno all’orizzonte che arrivava all’improvviso, come un manto scuro punteggiato di stelle di un prestigiatore.
Avevamo passato la serata dai Pacini, una famiglia di amici che abitava in una graziosa casa poco distante dalla nostra. Li conoscevamo da anni, e il nostro legame era cresciuto tanto quanto i loro figli, due ragazzi molto simpatici con cui dividevo lunghissime partite a Uno che, puntualmente stravincevo. La loro casa era sempre piena di risate e gioia, e le nostre serate insieme erano piene di storie condivise e di scherzi che facevano eco nel buio della notte toscana.
Tornati a casa, mi ero diretta in camera mia e, senza nemmeno indossare il pigiama, mi ero catapultata nel letto. Ero subito crollata in un sonno profondo quando, mio padre si avvicinò con passi leggeri e mise una mano sulla mia spalla.
«Stella,» sussurrò, «è arrivato il momento.»
Svegliarsi così all’improvviso può essere come lasciare un mondo per entrare in un altro. Mi stiracchiai, ancora intorpidita, e chiesi: «Cosa c’è, papà?»
Un sorriso misterioso si dipinse sul suo volto. «E’ la notte di San Lorenzo. Una notte speciale. Ho una sorpresa per te.»
La parola sorpresa riuscì a svegliare la mia curiosità. Mi alzai lentamente, strizzando gli occhi contro la luce fioca che filtrava nella stanza.
«Una sorpresa? Che cosa?»
«Devi vederla per crederci,» disse mio padre, invitandomi con un gesto verso la porta aperta.
Così, tra sbadigli e domande ancora mezze addormentate, lasciai il calore del mio letto e lo seguii fuori dalla casa. Mentre uscivamo, il cielo notturno si aprì davanti a me, un panorama mozzafiato di stelle scintillanti, come gioielli lanciati su un manto nero.
Mi condusse in un prato aperto, lontano dall’abbraccio delle luci artificiali. «Ora,» disse sorridendo, «alza gli occhi al cielo.»
Guardai verso l’alto, e quello che vidi mi lasciò senza parole. Gocce di luce, come fiocchi di neve ardenti, solcavano il firmamento. Era come se il cielo stesse danzando in una sinfonia luminosa.
«Papà, cosa sta succedendo?» chiesi, con una voce a metà fra stupore e incanto.
«Sono stelle cadenti,» disse. «Meteore, frammenti di spazio che bruciano nell’atmosfera terrestre. Sono come piccole luci che ci sorridono da molto lontano.»
Continuai a guardare, osservando come queste meteore lasciassero scie luminose dietro di sé. La paura iniziale si trasformò in meraviglia, e un sorriso si disegnò sul mio volto.
«Quindi non sono stelle?» chiesi, cercando di capire meglio.
«No, non sono stelle,» mi spiegò. «Ma ciò che le rende speciali è che ci permettono di esprimere un desiderio mentre cadono.»
Continuammo a osservare lo spettacolo celeste, il mio cuore si riempiva di emozione e domande. E in quel momento, una nuova curiosità si fece strada nella mia mente.
«Papà,» dissi, «perché brillano così tanto? Sono fatte di luce?»
Lui si chinò verso di me, cercando di parlarmi in modo che potessi capire.
«Non sono fatte di luce, Stella, ma bruciano intensamente a causa della loro alta velocità e del calore generato dall’attrito con l’atmosfera. È un po’ come se il cielo le accendesse in una fiamma fugace.»
Continuai a guardare le stelle cadenti, catturata dalla loro danza luminosa. Poi, mentre il cielo continuava a dipingersi di meraviglia, un’altra domanda si fece avanti.
«Papà,» chiesi, «ma si possono creare stelle sulla Terra?»
Mio padre sorrise, come se la mia domanda lo avesse portato indietro nel tempo. «Gli uomini hanno sempre sognato di toccare il mistero delle stelle,» disse «Sanno che esse bruciano grazie a qualcosa chiamato fusione nucleare, una sorta di danza energetica. E sì, ci sono scienziati che stanno cercando di creare un fuoco stellare qui sulla Terra, una fonte di energia pulita e inesauribile.»
Mi sentii affascinata da questa possibilità. «E se ci riuscissero, papà? Cosa succederebbe?»
Si alzò, con lo sguardo ancora rivolto al cielo stellato.
«Allora, avremmo un nuovo inizio. Un modo di nutrire il nostro mondo con un’energia potente e rispettosa dell’ambiente, proprio come fanno le stelle nel cosmo. Sarebbe un passo importante nella nostra ricerca di conoscenza e progresso.»
Continuammo a osservare le stelle cadenti quella notte, io e mio padre, legati dallo splendore del cielo notturno e dai nostri sogni che volavano lontano.
E mentre la notte di San Lorenzo si dissolveva nell’alba, il mio cuore rimase ancorato a quell’infinita danza celeste, pronta a seguire la luce delle stelle ovunque essa mi potesse condurre.
