Il sacchetto dell’indifferenziato è apparso un lunedì sera davanti al portone, nel giorno sbagliato.

All’inizio pensavamo di toglierlo e basta. Poi si è detto che prima bisognava capire. Capire chi, capire perché. Ed è stata convocata un’assemblea straordinaria. Poi un’altra, perché la prima era servita solo a stabilire l’ordine degli interventi della successiva.

Ho partecipato per educazione, come si partecipa ai funerali lontani.

Dopo una settimana, il sacchetto non era più un rifiuto ma è diventato un argomento. C’era chi parlava di tolleranza e chi di decoro, chi vedeva un precedente pericoloso e chi una libertà da difendere. Le parole crescevano più veloci del cattivo odore.

L’amministratore è finito persino alla televisione locale. L’ho visto una sera, seduto composto, spiegare che il nostro condominio era un esempio di partecipazione civile. Dietro di lui scorrevano immagini del portone e, per un attimo, anche del sacchetto, ripreso di profilo come un testimone importante.

Le assemblee straordinarie sono andate avanti per un mese intero. Abbiamo votato su tutto. Sulle modalità del voto, sui tempi del voto, perfino sull’interpretazione dei voti già espressi.

Quando ho detto che forse sarebbe bastato portarlo nel bidone giusto, qualcuno mi ha chiesto da che parte stessi davvero.

Col passare dei giorni il sacchetto sembrava essersi alleggerito, come se il contenuto fosse passato nelle discussioni. La gente rallentava davanti al portone. Qualcuno annuiva, qualcun’ altro scuoteva la testa. Nessuno lo toccava più.

Alla fine del mese ne è comparso un secondo, identico, accanto al primo.

L’amministratore ha scritto che era un segnale di equilibrio democratico.


Una risposta a “Equilibrio democratico”

  1. Avatar bibi bellini
    bibi bellini

    meraviglioso Antonio! Mi ha ricordato un po’ certi percorsi partecipativi finti o certi bizantinismi procedurali o le metriche est o di impatto. E anche Lao Tzu

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