Ogni mattina faccio una fontana perfetta. Farina a cono, bordo alto, uova al centro. Preciso. Geometrico. Professionale.

Poi qualcuno decide che oggi le leggi della fisica sono opzionali. Il tuorlo rompe gli argini, l’albume scappa verso nord, e io li inseguo con le dita cercando di contenere il disastro con la dignità di chi sa esattamente cosa sta facendo, ma non abbastanza da impedirlo.

Mentre chiudo una falla, se ne aprono altre tre. Una mail, una riunione, una cosa veloce al volo. Impasto argini, più che pasta.

C’è sempre qualcuno che passa, guarda e dice: «Ma non è ancora pronta?» No. Perché sto ancora salvando le uova.

La pasta liscia, compatta, finale, la vedo solo nei manuali di cucina. Io vivo nella fase intermedia, quella appiccicosa, in cui sembri incompetente solo perché il tavolo continua a inclinarsi mentre lavori.

E intanto raccogli, riporti dentro, ricostruisci il bordo.

Con pazienza artigianale.


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