La porta è già aperta. La luce entra bassa, sporca. Si posa per terra e risale lungo le gambe, come una cosa viva.

Io esco lo stesso, senza pensarci. Il corpo va prima, sa già.

I piedi toccano fuori e l’aria è diversa, più dura, mi passa dentro come se fossi vuoto.

Ci sono delle donne. Non le vedo bene, la luce mi tiene ancora gli occhi stretti, ma stanno lì, come se mi aspettassero da sempre.

Una ha un fazzoletto scuro sulla testa. Un’altra tiene le mani chiuse sul petto, strette. Non dicono niente. La terza resta un po’ indietro.

Faccio un passo. La più giovane si stacca e viene verso di me piano, quasi con paura. È poco più che una bambina.

Mi prende la mano. Non la stringe, la pesa, come si fa con una cosa ritrovata. Le dita esitano, cercano.

Dietro, la porta si chiude.

Un colpo secco, di ferro.

Ma davanti, la luce resta.


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