Lo so, ma non lo faccio
- Di Antonio Disi
- 13 Settembre 2026
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6 min lettura

Lo so, ma non lo faccio nasce da una constatazione tanto semplice quanto scomoda: sapere non basta. Possiamo conoscere perfettamente le conseguenze delle nostre azioni, avere le migliori intenzioni e continuare, nonostante tutto, a comportarci diversamente da come avevamo deciso.
È uno dei temi di cui mi occupo nel mio lavoro: la distanza, a volte sorprendente, tra ciò che sappiamo, ciò che vorremmo fare e ciò che facciamo davvero. Finora ho provato a studiarla e a raccontarla attraverso dati, esperimenti e scienze comportamentali. Poi ho deciso di cambiare prospettiva e di osservarla da un punto di vista più personale e, spero, anche più divertente: mettendo sotto osservazione me stesso.
Una rubrica sulle contraddizioni della sostenibilità
Nasce così Lo so, ma non lo faccio. Avventure quotidiane di uno che dovrebbe saperne di più, una rubrica ospitata dalla testata Ambiente e non solo e pubblicata ogni domenica. Ringrazio Marco Talluri per aver accolto questa piccola deviazione narrativa.
Sono storie sulle contraddizioni quotidiane della sostenibilità. Nessuna lezione e nessun modello di comportamento: soltanto buone intenzioni, abitudini, giustificazioni e un protagonista che, occupandosi proprio di questi temi, dovrebbe almeno avere la decenza di non cascarci. E invece ci casca.
Perché tra la teoria e la vita quotidiana c’è di mezzo il supermercato. Ma anche la cucina, i ristoranti, le vacanze, gli acquisti e tutte quelle situazioni nelle quali le nostre convinzioni si trovano improvvisamente alle prese con la fretta, la comodità, il desiderio e qualche irresistibile scusa.
Le avventure
La prima avventura si intitola La diciottesima borsa. La seconda, Quattro ristoranti… a casa mia.
Le altre arriveranno, una domenica dopo l’altra, ogni volta che avrò trovato un nuovo modo per contraddire quello che so.

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