Lo disse in televisione, con la calma di chi annuncia il tempo per domani. Aveva dichiarato guerra alla Repubblica d’Iveria.

Non alzò la voce. Non fece pause solenni. Parlava come si parla di una cosa ovvia, già decisa da tempo. Come quando ti dicono che è arrivato l’autunno e bisogna tirar fuori i cappotti.

«Lasciano le luci accese quando escono dalle stanze,» spiegò.

Alle sue spalle scorrevano immagini. Finestre illuminate, corridoi vuoti, lampadine che brillavano senza motivo, come lucciole che avevano perso la strada.

«È uno spreco,» disse. «E lo paghiamo tutti.»

Non era la prima volta che trovavano una ragione così semplice.

Poi vennero i dati. Sempre i dati arrivavano, ordinati come scaffali di supermercato. Grafici che salivano e scendevano, numeri che si rincorrevano, frecce rosse che indicavano un eccesso, una deviazione, una colpa.

Non si trattava di guerra, dissero. Non nel senso classico.

Parlavano di armonia dei consumi e di comportamento energetico globale. Come se il mondo fosse una grande casa e qualcuno, da qualche parte, avesse dimenticato si spegnere la luce del bagno.

Quando iniziarono i bombardamenti, nessuno usò quella parola.

«Interventi di riequilibrio,» li chiamarono.

In televisione mostravano mappe. Ma non c’erano città, né confini, né fiumi. Solo piantine di appartamenti, come quelle dei cataloghi immobiliari.

«Qui,» dicevano indicando un quadratino luminoso, «luce accesa senza presenza.»

Colpivano con precisione, assicuravano. Con la stessa precisione con cui si spegne un interruttore.

Un ospedale, per esempio. Il drone aveva individuato una luce costante. Un piccolo punto verde, il led di standby di una TAC. Lo mostrarono per qualche secondo, come si mostra una macchia su una tovaglia pulita.

«Consumo inutile,» dissero.

Le immagini durarono poco. Poi sparirono, come se non fossero mai esistite. Come quando si cambia canale perché il programma non è più interessante.

Dopo qualche giorno, annunciarono che il problema era stato risolto. Le luci non restavano più accese.

Nella Repubblica d’Iveria, adesso, non c’è più spreco. Non c’è più nessuno.

E io, spengo sempre. Non si sa mai.


Una risposta a “Efficienza globale”

  1. Avatar sofiadelussu
    sofiadelussu

    mi sa che da oggi anch’io presterà più attenzione a non lasciare luci accese inutilmente. …Non si sa mai…

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