«Salvatore Lo Monaco?»
L’uomo alzò la mano.
«Mi segua.»
La sala d’attesa della caserma era piena. Una ragazza fissava il pavimento stringendo il cellulare. Un anziano teneva sulle ginocchia una cartellina con la scritta ‘Richiesta di rettifica climatica’. Una signora sulla cinquantina borbottava: «Io ho detto soltanto che a Pasquetta piove sempre. Ma pecchè, è reato?»
Salvatore esitò un istante. Era stato convocato per un post pubblicato su Instagram. Una fotografia in bianco e nero del suo matrimonio. La moglie con il vestito di pizzo. Lui con una giacca color panna e baffi che oggi gli sembravano appartenere a un altro.
Sotto aveva scritto: ‘Ci siamo sposati cinquant’anni fa. Faceva un caldo che ti squagliava le scarpe.’ Quattrocentoquarantatré mi piace.
Il maresciallo lo fece accomodare. Sulla parete campeggiava il ritratto del Presidente della Repubblica. Accanto, un monitor mostrava in tempo reale anomalie termiche, concentrazione di CO₂ e un indice chiamato Affidabilità Percettiva Nazionale, fermo al 12%.
«Lei sa perché è qui?»
«Immagino per il post.»
«Immagina correttamente.»
Il maresciallo aprì il fascicolo.
«Lo Monaco, conferma di aver scritto: “Faceva un caldo che ti squagliava le scarpe”?»
«Sì.»
«Al di là dell’italiano che lascia molto a desiderate, era una misurazione?»
«No.»
«Una rilevazione strumentale?»
«No.»
«Una serie storica?»
«No.»
«Allora cos’era?»
Salvatore esitò.
«Un mio ricordo.»
Il maresciallo annuì.
«Appuntato, scriva. L’ indagato conferma l’utilizzo della memoria come fonte primaria.»
Salvatore si sporse.
«Scusate marescià, ma è vietato ricordare?»
«Assolutamente no.»
«E allora?»
«È vietato trasformare un ricordo in un’affermazione pubblica sul clima.»
«Ma io parlavo del mio matrimonio.»
«Lei parlava del caldo.»
Il maresciallo chiuse lentamente il fascicolo.
«Mi descriva quel giorno.»
«Luglio.»
«Questo lo sapevamo già.»
«Faceva caldo.»
«Secondo quale parametro?»
«Secondo me.»
«Quindi è una valutazione soggettiva.»
«Sì.»
«Ha misurato la temperatura?»
«No.»
«Conosce l’umidità relativa?»
«No.»
«Velocità del vento?»
«No.»
«Indice di calore?»
«Mai sentito.»
L’appuntato continuava a scrivere senza alzare la testa. «L’indagato conferma di aver formulato un giudizio climatico in assenza di dati meteorologici verificabili.»
Salvatore sbatté le palpebre.
«Ma io stavo solo raccontando il mio matrimonio.»
«Lei stava attribuendo una caratteristica atmosferica a un evento pubblico.»
«Pubblico? Era una foto di nozze.»
«Pubblicata su un social network.»
Il maresciallo voltò pagina.
«Fotografie ravvicinate che documentino la sudorazione?»
«No.»
«Filmati?»
«No.»
«Referti medici riconducibili a stress termico?»
«No.»
«Testimoni?»
«Mia moglie.»
«La moglie non è considerata terza parte indipendente.»
«Mio cognato.»
«Presente alla cerimonia?»
«Sì.»
«Parente acquisito. Attendibilità ridotta.»
«Il parroco.»
«Ha rilasciato dichiarazioni?»
«No.»
«Quindi nessuna testimonianza acquisibile.»
Il maresciallo richiuse il fascicolo.
«Mi dica una cosa, Lo Monaco.»
«Sì?»
«Quando scrive ‘faceva caldo”, intendeva descrivere il tempo di quel giorno oppure il clima di un’epoca?’
Salvatore rimase in silenzio.
«Non lo so.»
L’appuntato annotò. «L’indagato dichiara di non essere in grado di distinguere con certezza tra esperienza personale e inferenza climatica.»
Dopo un’ora Salvatore era esausto. Aveva ammesso di aver detto almeno tre volte: «Secondo me domani piove.» Due volte: «Quest’anno non fa freddo come una volta.» E una: «L’estate ormai comincia prima.»
Infine, aveva confessato il reato più grave.
«Una volta…»
«Sì?»
«Ho detto a mio figlio: ‘Copriti, perché più tardi rinfresca’.»
Il maresciallo abbassò la testa.
«Anche senza consultare i dati?»
«Sì.»
Silenzio.
«Capisce la gravità?»
«Onestamente no.»
«Lei continua a fidarsi delle sue sensazioni.»
Il verbale era ormai concluso. Il maresciallo accompagnò Salvatore all’uscita e aprì il portone. Una folata d’aria rovente investì entrambi. Il maresciallo si asciugò istintivamente la fronte.
«Maronna mia…» mormorò. «Ma quando mai ha fatto accussì caldo.»
Silenzio. Salvatore si fermò e lo guardava senza dire una parola. Il maresciallo tossicchiò imbarazzato.
«Niente, Lo Monaco», richiuse il fascicolo.
«Può andare. E non lo facciamo più!»
