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RIDER

Ieri ho compiuto quarant’anni anni, senza neanche rendermene conto. La mia vita è diventata una sequenza senza fine di giorni e notti, di consegne in bicicletta, scandite da una app implacabile.

Ogni mattina, mi sveglio senza sapere cosa mi riserverà la giornata. L’unico indizio è il mio smartphone che vibra incessantemente, annunciando nuovi ordini da consegnare.

Sono un rider, un moderno cavaliere. Pedalo tra le strade trafficate e i vicoli nascosti, consegnando pizze, panini o cibo cinese a persone sconosciute che mi sorridono solo se arrivo in orario.

Il mio telefono è il mio orologio, il mio calendario, il mio datore di lavoro. Non ho un capo che mi guardi negli occhi o un ufficio in cui recarmi. Lavoro per un’entità digitale, un algoritmo che decide il mio destino. Non ho colleghi con cui scherzare o pause caffè per condividere.

La mia vita è diventata una corsa senza fine, una lotta per sopravvivere nell’eterno presente. E le mie notti sono spente, illuminate dalla luce blu del cellulare. Le notifiche si susseguono senza tregua e io pedalo come un fantasma solitario per le vie della città.

Il mio passato è sfocato e il futuro è un enigma. Non ho tempo per riflettere su chi ero o su chi potrei diventare, imprigionato in un oggi senza fine.

Stasera aspetto le chiamate su una panchina di piazza della Pace, quella rossa che sembra gridare un richiamo alla calma. Lì accanto c’è anche un lampione e nell’attesa posso leggere.

Tiro fuori dalla tasca una busta che ho trovato nella cassetta delle lettere stamattina, mentre uscivo di casa. È la bolletta della luce. La apro e guardo l’importo con occhi increduli. È enorme, un debito che non riuscirò a pagare né a giustificare con la mia esistenza frenetica.

Mi siedo un attimo a pensare. Potrebbe essere stata la cena con gli amici, mi dico. Eravamo a casa mia e abbiamo cucinato e scherzato, ridendo come ai tempi dell’università. Avevo acceso il forno, perché volevo preparare piatti che non mangiavo da un’eternità. La parmigiana di melanzane come la preparava mia nonna. Le lasagne che avevo assaggiato in quel ristorante dei Quartieri Spagnoli e il cuoco mi aveva rivelato la ricetta. Quella bella serata mi aveva dato un assaggio di una vita diversa, di momenti che sembravano perduti nella mia incessante corsa verso il prossimo ordine.

Ma nella bolletta ci sono anche le notti interminabili, passate davanti alla TV, dopo che Claudia ha abbandonato la nostra promessa di andare a vivere insieme. È stata una decisione dolorosa, un nodo alla gola che non riesco a sciogliere. Abbiamo condiviso sogni e progetti, ma la realtà sembra averli inghiottiti uno dopo l’altro.

E le notti sono le peggiori. La solitudine si fa sentire e la TV è diventata la mia unica compagna. Quando rientro a casa, accendo lo schermo e cerco di perdere me stesso nei programmi senza senso come se quella scatola luminosa possa essere l’unico rifugio dalla realtà in cui sono intrappolato.

Claudia e io abbiamo passato momenti felici insieme, ma il mio lavoro di rider ha messo a dura prova la nostra relazione. È difficile pianificare il futuro quando il mio presente è così caotico e incerto.

Mentre guardo quella bolletta, decido di chiamarla.

Le chiedo se posso passare e, lei senza esitazione, accetta.

Arrivo davanti alla sua porta con il cuore in gola. Quando mi apre, i suoi occhi sono pieni di sorpresa e speranza.

«Ciao,» le dico con voce tremante.

«Da quanto tempo,» mi risponde e, in quell’istante, so di essere nel posto giusto.

Parliamo per ore, dei nostri sentimenti e delle paure. Condividiamo un abbraccio che sembra poter cancellare tutto il passato. E poi, lentamente ci avviciniamo e i nostri corpi si ritrovano come se non avessero mai smesso di desiderarsi.

È una notte magica, una notte in cui il nostro amore è rinato con una forza incredibile. Nel calore del suo abbraccio le prometto che lascerò quel lavoro e che costruiremo un futuro insieme. È una promessa che so di poter mantenere, una promessa che mi riempie di speranza.

Ma, mentre dormo accanto a lei, il mio smartphone vibra con insistenza. Un nuovo ordine da consegnare, una richiesta urgente.

Mi sveglio. Sono sulla panchina rossa di piazza della Pace. Salgo sulla bici e corro, con la bolletta che vola via. Chissà dove.

THE RIDER

Yesterday, I turned forty, without even realizing it. My life has become an endless sequence of days and nights, of bicycle deliveries, all dictated by an unrelenting app.

Every morning, I wake up not knowing what the day holds. The only clue is my smartphone, incessantly vibrating, announcing new orders to deliver. I am a rider, a modern-day knight. I pedal through busy streets and hidden alleys, delivering pizzas, sandwiches, or Chinese food to strangers who only smile if I arrive on time.

My phone is my clock, my calendar, my employer. I have no boss to look me in the eye, no office to go to. I work for a digital entity, an algorithm that decides my fate. I have no colleagues to joke with or coffee breaks to share. My life has become an endless race, a struggle to survive in the eternal present.

My nights are dark, lit only by the blue glow of my cellphone. Notifications keep coming without respite, and I pedal like a solitary ghost through the city’s streets. The past is blurred, and the future is an enigma. I have no time to reflect on who I used to be or who I could become, trapped in an endless today.

Tonight, I’m waiting for calls on a bench in Peace Square, the red one that seems to call out for tranquility. There’s a lamppost nearby, and during the wait, I can read. I take out an envelope I found in the mailbox this morning as I left home. It’s the electricity bill. I open it and stare at the amount with incredulous eyes. It’s enormous, a debt I won’t be able to pay or justify with my frantic existence.

I sit for a moment, thinking. It could have been the dinner with friends, I tell myself. We were at my place, cooking and joking, laughing like we did back in university. I had the oven on because I wanted to prepare dishes I hadn’t eaten in ages. Eggplant Parmesan like my grandmother used to make it. Lasagna from that restaurant in the Spanish Quarters, and the chef had revealed the recipe to me. That beautiful evening had given me a taste of a different life, of moments that seemed lost in my relentless rush toward the next order.

But the bill also includes the endless nights spent in front of the TV after Claudia abandoned our promise to move in together. It was a painful decision, a lump in my throat that I can’t seem to swallow. We shared dreams and plans, but reality seems to have swallowed them one by one.

And the nights are the worst. Loneliness creeps in, and the TV has become my only companion. When I return home, I turn on the screen and try to lose myself in senseless programs as if that luminous box could be the only refuge from the reality I’m trapped in.

Claudia and I had happy moments together, but my job as a rider has put our relationship to the test. It’s hard to plan for the future when my present is so chaotic and uncertain.

But as I gaze at that bill, I decide to call her. I ask if I can come over, and she accepts without hesitation.

I arrive in front of her door with my heart in my throat. When she opens it, her eyes are full of surprise and hope.

«Hello,» I say with a trembling voice.

«I’s been a while,» she replies, and in that moment, I know I’m in the right place.

We talk for hours about our feelings and fears. We share a hug that seems to erase all the past. And then, slowly, we draw closer, and our bodies find each other as if they had never stopped wanting.

It’s a magical night, a night where our love is reborn with incredible strength. In the warmth of her embrace, I promise her that I will leave that job and that we will build a future together. It’s a promise I know I can keep, a promise that fills me with hope.

But, as I sleep beside her, my smartphone vibrates insistently. A new order to deliver, an urgent request.

I wake up. I’m on the red bench in Peace Square. I get on the bike and ride with the bill flying away. Who knows where.

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