Anche i barbieri emettono CO2

‘Barbiere da strapazzo, c’è molto da aspettare ?’ recitava il Principe della risata, con tono sprezzante e sarcastico, al suo ingresso nel salone vuoto e dimesso gestito dal barbiere Peppino De Filippo, la sua vittima prediletta.

Qualche giorno fa sono stato da Osvaldo, mio barbiere di fiducia da diversi anni. Il suo salone non è dimesso, anzi, e non è mai vuoto, purtroppo per me. Come al solito, ho dovuto aspettare il mio turno seduto sul comodo divanetto insieme ad altri avventori, quasi tutti intenti a consumare i propri diti indici sugli schermi luminosi degli smartphone, complice il wifi gratuito messo a disposizione da Osvaldo.

Mentre aspettavo che il tempo scorresse più velocemente possibile, sovvertendo le teorie einsteiniane della relatività, ho cominciato a guardarmi intorno e mi sono accorto che, nonostante fossero le dieci del mattino e il salone fosse inondato dal sole, le luci erano tutte accese. I venti faretti incastonati nella controsoffittatura brillavano come i diamanti di una parure, insieme ad altri dieci lampade luminosissime puntate sugli specchi.

Dopo le luci, ho rivolto lo sguardo sui due phon accesi che, all’unisono, sbuffano aria calda sulle chiome bagnate dei clienti avvolti nelle mantelline colorate mentre, dall’altra parte della stanza, lo shampista inondava i capelli di un signore di mezz’età con acqua bollente e fumante. Lo split collocato in alto sulla porta del bagno era acceso, complice l’alta temperatura esterna pre-estiva e quella interna a cui contribuivano i metabolismi dei sette clienti in trepidante attesa.

Devo dire che ho sempre collegato il barbiere alle sue forbici e all’energia meccanica necessaria per farle funzionare ma non avevo mai pensato a tutto il resto dell’energia necessaria ad alimentare le diverse apparecchiature.

Dopo il tour visivo, tornando a casa ho cercato di approfondire l’argomento e ho scoperto con meraviglia che, secondo i dati elaborati dal Kyoto Club, un salone usa in media 365 mila litri d’acqua l’anno e utilizza 6 mila kwh per asciugare i capelli. Tenendo conto che i parrucchieri presenti nel nostro Paese sono circa 150 mila, la quantità di anidride carbonica che immettono nell’aria è di circa 800 mila tonnellate, l’equivalente immesso in atmosfera da circa 200 mila automobili ogni anno.

Chiaramente non c’è modo di tagliare completamente il consumo di energia in un salone dove sono presenti diverse apparecchiature che sono essenziali e richiedono energia per poter funzionare. Tuttavia, ci sono passi positivi che i proprietari dei saloni potrebbero compiere per ridurre il proprio consumo energetico.

Innanzitutto l’illuminazione che può rappresentare fino al 40% dell’uso elettrico di un salone ma che, fortunatamente, è un’area in cui piccoli cambiamenti possono portare a grandi risultati. Sostituendo le lampadine alogene con quelle a LED, è possibile risparmiare centinaia di euro all’anno, migliorando anche l’immagine del salone.

Altro piccolo accorgimento è di scegliere apparecchiature elettriche ( asciugacapelli, rasoi e tagliacapelli elettrici, sterilizzatori, piastre, etc.) di classe energetica A e spegnerle quando non vengono utilizzate, evitando anche di lasciarle in standby.

Passando al riscaldamento e all’acqua calda sanitaria, essi possono rappresentare fino al 60% del consumo totale di energia. Riducendo la temperatura del salone di appena 1 ° C è possibile ridurre la bolletta del riscaldamento annuale di quasi il 10%, ed è improbabile che i clienti o il personale notino il cambiamento.

Altra importante fonte di spreco è l’aria condizionata che può aumentare il consumo energetico del salone fino al 100%. Quando è possibile, conviene aprire invece porte e finestre e utilizzare l’aria condizionata solo quando la temperatura è superiore a 24 °.

Sempre restando sul tema caldaia per la produzione di acqua calda sanitaria,  ricordiamoci che se non viene sottoposta ad una manutenzione regolare potrebbe aumentare il consumo energetico fino al 30%. Se, invece, la caldaia viene regolarmente revisionata funzionando in maniera efficiente , è possibile ridurre fino al 10% la bolletta del riscaldamento annuale.

Oltre agli interventi di natura tecnologica, bisogna pensare anche alla componente umana. Potrebbe essere una buona idea assegnare compiti di verifica e controllo ai membri dello staff, chiedendo loro di assicurarsi che le apparecchiature e le luci siano spente alla fine della giornata.

Infine, stare molto attenti ai contratti energia stipulati con il proprio fornitore. Chiedere  la  migliore tariffa e, se possibile, prendere in considerazione la possibilità di passare a un fornitore di energia prodotta da fonti rinnovabili.

Pensaci Osvaldo, barbiere da strapazzo !

2 pensieri su “Anche i barbieri emettono CO2

  1. Il mio barbiere e differente, usa lampade a led, lavora solo su appuntamento non costringendo i clienti a lunghe file davanti agli smarphone, ha sul tetto i pannelli solari per l’acqua calda e quelli per la produzione di energia elettrica, tiene spesso la finestra aperta quando fa caldo e mai se il condizionatore è acceso. Insomma sembra uno che ha seguito tutti i consigli di Antonio. Saluti da Ivano

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  2. Grazie Ivano per la testimonianza. Quasi quasi tradisco Osvaldo e me ne vengo dal tuo ecobarbiere. Sarebbe bellissimo se riuscissimo a utilizzare i saloni come luogo di dibattito su questo argomento. Pensa che Obama ci ha vinto la campagna elettorale !! Pensiamoci. Potrebbe essere un’iniziativa di grande impatto.

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