Alle sei e mezza, al bar Jolly, i bicchieri erano ancora tutti sporchi, in attesa della lavastoviglie che non voleva saperne di ripartire.

Sorcio entrò con la bolletta piegata in quattro, come fosse una lettera di minaccia.

«Uno Spritz.»

«Arriva.»

Mentre versava, Emanuele buttò un occhio al foglio sul bancone. Da quando arrotondava lì come barista, si prendeva certe libertà.

«La pieghi sempre così?»

«Eh.» Sorcio fece spallucce. «Tanto è uguale.»

«Duecentoquaranta euro di luce.»

Pausa.

 «Ma ti pare normale?»

Emanuele fece un verso, tipo “mah”.

«Ghiaccio?»

«Vai. Abbonda.»

Il bicchiere arrivò sul banco. Arancione preciso. Sorcio bevve, poi buttò fuori l’aria.

 «Però… oh. Ci voleva.»

Emanuele si appoggiò al banco.

«Classico.»

«Cosa?»

«Ti incazzi per la bolletta… e questo lo paghi senza pensarci.»

Sorcio lo guardò storto.

«A bello, ma lavori o stai qui pe’ fa er fenomeno?»

«Dipende.»

«Da cosa?»

«Da chi c’ho davanti.»

Sorcio fece mezzo sorriso.

«Spiritoso.»

Rumore di bicchieri da dietro.

«Ao, lo sai che c’hai ragione?  Non c’ha senso.»

Sorcio fece girare il bicchiere tra le dita.

«Cioè… me lamento pe’ la luce e poi…» indicò lo Spritz «dieci euro buttati così.»

«Sì, ma questo almeno lo scegli.»

Sorcio sbuffò dal naso.

«Sì, e tra mezz’ora ne voglio n’ altro.»

«Appunto.»

Dal fondo del bar il rappresentante delle patatine salutò un po’ tutti. Emanuele alzò una mano senza girarsi.

«Tu quanto paghi de luce?»

«Boh. Troppo.»

«E non te girano le palle?»

«Certo che mi girano.»

Pausa.

«Ma è come incazzarsi col tempo.»

Sorcio fece una faccia così così. «Mh.»

Emanuele si strinse nelle spalle.

«Questo invece… lo prendi tu.»

«Quindi è colpa mia se bevo?»

«No.»

Pausa.

«È colpa tua se fai finta di no.»

Il bicchiere si fermò a mezz’aria. «Questa… questa è da bacio Perugina.»

«Peggio.»

«Ah no?»

«Psicologia.»

«Madonna.» Sorcio ridacchiò. «Arieccoci.»

«Studio.»

«Lo so e parli strano.»

Il barista prese un bicchiere, lo asciugò piano, guardando da un’altra parte.

«La gente fa le scatole.»

«Eh?»

«Coi soldi.»

Pausa.

«Casa, bollette, buffi. Aperitivi… piacere. Non si parlano.»

Sorcio lo fissò.

«Le scatole.»

«Sì.»

«Boh.»

Silenzio corto.

«Per quello una ti fa incazzare e l’altra no.»

Sorcio fece una smorfia.

«Non me la raccontà troppo bene, dai.»

«Non è bene.»

Pausa.

«È così.»

Indicò il bicchiere.

«Questo…»

Poi la bolletta.

«Quella…»

«Cioè?»

«Questo, lo senti subito.»

Pausa.

«L’altra no.»

Sorcio si guardò intorno. Due ragazzi ridevano forte guardando un video al cellulare, un altro litigava piano al telefono.

«In questo momento…» alzò il bicchiere «alla salute.»

Emanuele annuì piano.

«E la bolletta?»

«Quella la fai a pezzi.»

«In che senso?»

«Al giorno.»

Pausa.

«Quanto fa? Due euro? Tre?»

«Sì… boh, sì.»

«Ecco.»

Un colpetto al bicchiere. Sorcio rimase zitto un attimo. Poi sbuffò.

«Quindi me devo lamentà  de meno.»

«No.»

«No?»

«Te devi lamentà meglio.»

Sorcio lo guardò.

«Sei proprio scemo.»

«Può essere.»

Sorrisero, senza far casino.

«Domani ci penso ancora?»

«Alla bolletta? Sì.»

«E a questo?»

«Se era buono.»

Sorcio guardò il bicchiere.

«Un altro.»

Emanuele non si mosse.

«Lo vuoi o stai andando in automatico?»

«Dai.»

«No, dico davvero.»

Pausa. Sorcio guardò prima il vetro vuoto, poi il foglio piegato.

«…Lo voglio.»

«Ok.»

Ghiaccio. Versò. Stesso arancione, meno leggero.

«Comunque quella la paghi.» disse Emanuele.

«Grazie.»

«No, dico.»

Pausa.

«Quella non la scampi.»

Sorcio lo fissò.

«E quindi?»

«Quindi almeno questo….» indicò il bicchiere «non berlo solo per sfogarti.»

Silenzio.

«Cioè?»

«Cioè scegli.»

Pausa.

«Almeno questo.»

Sorcio prese il secondo Spritz. Lo guardò un secondo in più. Poi bevve.

«Sai che c’è?»

«Mh?»

«Sta cosa delle scatole… è na fregatura.»

«Eh.»

«Perché devo pensà pure mentre bevo.»

«Già.»

Pausa.

«Peggio.»

Sorcio annuì piano. Poi indicò la bolletta.

«Quella la pago.»

Indicò il bicchiere.

«Questo… segna.»


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