Passa al contenuto principale

L’Italiano e la sostenibilità

Sono molto orgoglioso di aver contribuito al volume ‘L’ italiano e la sostenibilità’ edito dall’Accademia della Crusca, una delle istituzioni linguistiche più prestigiose del nostro Paese. Il libro contiene interessanti riflessione sul rapporto fra l’uso della lingua 📚 e il cambiamento culturale verso la sostenibilità ♻

🔬 Alcuni anni fa, ho avuto l’opportunità di collaborare con l’Accademia in un esperimento che ha sfruttato l’attenzione mediatica generata in occasione del primo aprile 🐟 per sensibilizzare il pubblico sull’importanza del risparmio energetico. In questo articolo, troverete tutti i dettagli di questa iniziativa creativa. 🎉

🤝 Questa esperienza ha segnato l’inizio di una collaborazione duratura che si concentra sull’uso della lingua e delle parole per narrare la sostenibilità attraverso eventi, pubblicazioni e comunicazioni sociali. 🗣️

📖 Il mio capitolo nel libro, intitolato ‘Parole che cambiano il mondo: lingua italiana e comunicazione creativa per la sostenibilità’, esplora il potere del linguaggio accessibile e comprensibile nel creare consapevolezza ambientale e stimolare azioni concrete. Come sottolineo nel capitolo, la narrazione è uno strumento potente per il cambiamento culturale e sociale. L’uso di figure retoriche come l’ironia e il paradosso può essere efficace nel trattare temi complessi come la transizione energetica e la sostenibilità in modo coinvolgente e provocatorio. 📢
💡 Inoltre, il capitolo mette in evidenza l’uso del racconto breve per promuovere l’uso razionale dell’energia, l’uso della poesia per sostenere la decarbonizzazione e la sostenibilità e l’importanza delle campagne sui social media e su WhatsApp per sensibilizzare il pubblico su questioni cruciali come la povertà energetica. 🌍

Questo volume è stato pubblicato in occasione della XXIII settimana della lingua italiana nel mondo ed è un’importante risorsa per tutti coloro interessati a coniugare la lingua italiana con la promozione della sostenibilità.

❗ Fino al #22ottobre può essere scaricato gratuitamente al seguente link:

L’italiano e la sostenibilità | Marco Biffi, Maria Vittoria Dell’Anna, Riccardo Gualdo (a cura di)


RIDER

Ieri ho compiuto quarant’anni anni, senza neanche rendermene conto. La mia vita è diventata una sequenza senza fine di giorni e notti, di consegne in bicicletta, scandite da una app implacabile.

Ogni mattina, mi sveglio senza sapere cosa mi riserverà la giornata. L’unico indizio è il mio smartphone che vibra incessantemente, annunciando nuovi ordini da consegnare.

Sono un rider, un moderno cavaliere. Pedalo tra le strade trafficate e i vicoli nascosti, consegnando pizze, panini o cibo cinese a persone sconosciute che mi sorridono solo se arrivo in orario.

Il mio telefono è il mio orologio, il mio calendario, il mio datore di lavoro. Non ho un capo che mi guardi negli occhi o un ufficio in cui recarmi. Lavoro per un’entità digitale, un algoritmo che decide il mio destino. Non ho colleghi con cui scherzare o pause caffè per condividere.

La mia vita è diventata una corsa senza fine, una lotta per sopravvivere nell’eterno presente. E le mie notti sono spente, illuminate dalla luce blu del cellulare. Le notifiche si susseguono senza tregua e io pedalo come un fantasma solitario per le vie della città.

Il mio passato è sfocato e il futuro è un enigma. Non ho tempo per riflettere su chi ero o su chi potrei diventare, imprigionato in un oggi senza fine.

Stasera aspetto le chiamate su una panchina di piazza della Pace, quella rossa che sembra gridare un richiamo alla calma. Lì accanto c’è anche un lampione e nell’attesa posso leggere.

Tiro fuori dalla tasca una busta che ho trovato nella cassetta delle lettere stamattina, mentre uscivo di casa. È la bolletta della luce. La apro e guardo l’importo con occhi increduli. È enorme, un debito che non riuscirò a pagare né a giustificare con la mia esistenza frenetica.

Mi siedo un attimo a pensare. Potrebbe essere stata la cena con gli amici, mi dico. Eravamo a casa mia e abbiamo cucinato e scherzato, ridendo come ai tempi dell’università. Avevo acceso il forno, perché volevo preparare piatti che non mangiavo da un’eternità. La parmigiana di melanzane come la preparava mia nonna. Le lasagne che avevo assaggiato in quel ristorante dei Quartieri Spagnoli e il cuoco mi aveva rivelato la ricetta. Quella bella serata mi aveva dato un assaggio di una vita diversa, di momenti che sembravano perduti nella mia incessante corsa verso il prossimo ordine.

Ma nella bolletta ci sono anche le notti interminabili, passate davanti alla TV, dopo che Claudia ha abbandonato la nostra promessa di andare a vivere insieme. È stata una decisione dolorosa, un nodo alla gola che non riesco a sciogliere. Abbiamo condiviso sogni e progetti, ma la realtà sembra averli inghiottiti uno dopo l’altro.

E le notti sono le peggiori. La solitudine si fa sentire e la TV è diventata la mia unica compagna. Quando rientro a casa, accendo lo schermo e cerco di perdere me stesso nei programmi senza senso come se quella scatola luminosa possa essere l’unico rifugio dalla realtà in cui sono intrappolato.

Claudia e io abbiamo passato momenti felici insieme, ma il mio lavoro di rider ha messo a dura prova la nostra relazione. È difficile pianificare il futuro quando il mio presente è così caotico e incerto.

Mentre guardo quella bolletta, decido di chiamarla.

Le chiedo se posso passare e, lei senza esitazione, accetta.

Arrivo davanti alla sua porta con il cuore in gola. Quando mi apre, i suoi occhi sono pieni di sorpresa e speranza.

«Ciao,» le dico con voce tremante.

«Da quanto tempo,» mi risponde e, in quell’istante, so di essere nel posto giusto.

Parliamo per ore, dei nostri sentimenti e delle paure. Condividiamo un abbraccio che sembra poter cancellare tutto il passato. E poi, lentamente ci avviciniamo e i nostri corpi si ritrovano come se non avessero mai smesso di desiderarsi.

È una notte magica, una notte in cui il nostro amore è rinato con una forza incredibile. Nel calore del suo abbraccio le prometto che lascerò quel lavoro e che costruiremo un futuro insieme. È una promessa che so di poter mantenere, una promessa che mi riempie di speranza.

Ma, mentre dormo accanto a lei, il mio smartphone vibra con insistenza. Un nuovo ordine da consegnare, una richiesta urgente.

Mi sveglio. Sono sulla panchina rossa di piazza della Pace. Salgo sulla bici e corro, con la bolletta che vola via. Chissà dove.

THE RIDER

Yesterday, I turned forty, without even realizing it. My life has become an endless sequence of days and nights, of bicycle deliveries, all dictated by an unrelenting app.

Every morning, I wake up not knowing what the day holds. The only clue is my smartphone, incessantly vibrating, announcing new orders to deliver. I am a rider, a modern-day knight. I pedal through busy streets and hidden alleys, delivering pizzas, sandwiches, or Chinese food to strangers who only smile if I arrive on time.

My phone is my clock, my calendar, my employer. I have no boss to look me in the eye, no office to go to. I work for a digital entity, an algorithm that decides my fate. I have no colleagues to joke with or coffee breaks to share. My life has become an endless race, a struggle to survive in the eternal present.

My nights are dark, lit only by the blue glow of my cellphone. Notifications keep coming without respite, and I pedal like a solitary ghost through the city’s streets. The past is blurred, and the future is an enigma. I have no time to reflect on who I used to be or who I could become, trapped in an endless today.

Tonight, I’m waiting for calls on a bench in Peace Square, the red one that seems to call out for tranquility. There’s a lamppost nearby, and during the wait, I can read. I take out an envelope I found in the mailbox this morning as I left home. It’s the electricity bill. I open it and stare at the amount with incredulous eyes. It’s enormous, a debt I won’t be able to pay or justify with my frantic existence.

I sit for a moment, thinking. It could have been the dinner with friends, I tell myself. We were at my place, cooking and joking, laughing like we did back in university. I had the oven on because I wanted to prepare dishes I hadn’t eaten in ages. Eggplant Parmesan like my grandmother used to make it. Lasagna from that restaurant in the Spanish Quarters, and the chef had revealed the recipe to me. That beautiful evening had given me a taste of a different life, of moments that seemed lost in my relentless rush toward the next order.

But the bill also includes the endless nights spent in front of the TV after Claudia abandoned our promise to move in together. It was a painful decision, a lump in my throat that I can’t seem to swallow. We shared dreams and plans, but reality seems to have swallowed them one by one.

And the nights are the worst. Loneliness creeps in, and the TV has become my only companion. When I return home, I turn on the screen and try to lose myself in senseless programs as if that luminous box could be the only refuge from the reality I’m trapped in.

Claudia and I had happy moments together, but my job as a rider has put our relationship to the test. It’s hard to plan for the future when my present is so chaotic and uncertain.

But as I gaze at that bill, I decide to call her. I ask if I can come over, and she accepts without hesitation.

I arrive in front of her door with my heart in my throat. When she opens it, her eyes are full of surprise and hope.

«Hello,» I say with a trembling voice.

«I’s been a while,» she replies, and in that moment, I know I’m in the right place.

We talk for hours about our feelings and fears. We share a hug that seems to erase all the past. And then, slowly, we draw closer, and our bodies find each other as if they had never stopped wanting.

It’s a magical night, a night where our love is reborn with incredible strength. In the warmth of her embrace, I promise her that I will leave that job and that we will build a future together. It’s a promise I know I can keep, a promise that fills me with hope.

But, as I sleep beside her, my smartphone vibrates insistently. A new order to deliver, an urgent request.

I wake up. I’m on the red bench in Peace Square. I get on the bike and ride with the bill flying away. Who knows where.

Verne, l’idrogeno e il giovane lettore sulla spiaggia

Ieri sono tornato in spiaggia. Il vento si era calmato e il mare sembrava quasi addormentato, con le piccole onde che bagnavano la sabbia senza spostarla. Mentre ascoltavo in cuffia un po’di musica, ho notato un ragazzo seduto accanto a me, immerso in un libro che sembrava avere già vissuto molte avventure. Non ho potuto fare a meno di osservarlo, mentre girava le pagine con attenzione, i suoi occhi fissi sul testo come se fosse stato catapultato in un mondo tutto suo.

Stava leggendo L’isola misteriosa di Jules Verne e vi confesso che la cosa mi ha molto colpito. Non mi aspettavo che una storia scritta oltre un secolo fa potesse ancora esercitare il suo fascino su giovani lettori di oggi.

Ogni tanto mi giravo a guardare il ragazzo che sfogliava con attenzione le pagine e sembrava seguire con coinvolgimento le avventure dei personaggi. E mentre lo guardavo, ritornavo con la mente ai miei pomeriggi di letture estive, quando ero prigioniero di quelle che mia madre chiamava ‘meravigliose vacanze al mare’ ma che sapevano tanto di reclusione forzata in paesini della costa calabrese.

Verne era capace di farmi uscire da quella prigione e l’immagine del giovane lettore sulla spiaggia, affondato nella trama avvincente de ‘L’isola misteriosa’ mi ha fatto pensare a quanto sia straordinario il potere della letteratura per trasmettere conoscenze complesse in modi che intrattengono e ispirano. Verne, con la sua penna magica, è riuscito a tessere narrazioni coinvolgenti che non solo mi catturavano nell’abbraccio avvincente di storie mozzafiato, ma mi introducevano anche a mondi di conoscenza scientifica.

E nei suoi romanzi c’era anche tanta energia che emergeva come protagonista silenziosa, intrecciata nelle avventure dei personaggi.

Penso a Ventimila leghe sotto i mari, dove il misterioso Capitano Nemo mi guidava attraverso le profondità oscure degli oceani, svelando i segreti delle risorse energetiche nascoste in quello straordinario ambiente. Mentre attraversavo le pagine, immaginavo di trovarmi a bordo del sottomarino Nautilus, affascinato dalle descrizioni di come l’energia chimica potesse sostenere queste epiche esplorazioni sottomarine.

E poi c’era Viaggio al centro della Terra, dove Verne mi portò in un viaggio incredibile nelle viscere del pianeta. Mentre mi perdevo nelle avventure del Professor Otto Lidenbrock e di suo nipote Axel, sperimentavo la stessa meraviglia che tutti noi avvertiamo oggi di fronte all’energia geotermica, un’energia antica e potente che scorre nel cuore stesso del nostro Pianeta.

Ma è stato proprio con ‘L’isola misteriosa’ che Verne ha dimostrato la sua straordinaria abilità nell’intrecciare l’energia nella trama, dipingendo un quadro di innovazione e scoperta e anticipando persino il ruolo dell’idrogeno come fonte energetica sostenibile.

Questa visione prospettica, in un’epoca in cui l’energia sostenibile è diventata una priorità globale, dimostra come Verne fosse avanti al suo tempo, ispirandoci a considerare nuove direzioni per il futuro energetico del nostro Pianeta.

Il giovane lettore sulla spiaggia, mi ha ricordato quanto sia vitale trovare modi accessibili ed emozionanti per condividere la scienza e l’energia in un’epoca in cui siamo chiamati a un grande cambiamento per affrontare sfide globali.

La letteratura è solo uno dei molti strumenti che possiamo sfruttare. Dalle pagine di un romanzo di Verne alle piattaforme digitali, dai documentari scientifici alle conversazioni quotidiane, ciascuna modalità di comunicazione ha il potere di raggiungere persone di ogni età e background. È attraverso questi canali che possiamo coltivare la comprensione e stimolare l’interesse per la scienza e l’energia, creando una consapevolezza diffusa e ispirando azioni positive.

Il giovane lettore sulla spiaggia rappresenta una speranza, una promessa che il desiderio di conoscere e comprendere è una forza motrice che ci unisce tutti. Ed è proprio attraverso la combinazione di passione, creatività e diversità di mezzi di comunicazione che possiamo gettare le basi per un futuro più sostenibile ed energetico.

Che si tratti di libri, film, podcast o conversazioni di tutti i giorni, ognuno di noi ha un ruolo nel trasmettere l’importanza della scienza e dell’energia, contribuendo così a plasmare un mondo più luminoso e consapevole per le generazioni future.

Trovare una soluzione al cambiamento climatico ? Perché la scienza ha un gran bisogno della filosofia

La scienza ha dimostrato che il cambiamento climatico è causato principalmente da attività umane, tra cui l’uso eccessivo ed errato della tecnologia.

«Ma perché non ci abbiamo pensato prima?» direte voi.

Uno dei motivi principali è la mancanza di un pensiero filosofico dedicato al rapporto tra l’uomo e la tecnologia che ha contribuito a ignorare le implicazioni etiche, sociali e ambientali dell’utilizzo di quest’ultima.

Può sembrare paradossale ma è così. La filosofia occidentale, nel corso della sua evoluzione storica, ha tradizionalmente prestato pochissima attenzione specifica alla tecnica e ai suoi aspetti pratici.

Una delle ragioni principali di questa mancanza risiede nella focalizzazione predominante su questioni metafisiche, etiche ed epistemologiche. I filosofi classici , come Platone e Aristotele, hanno dedicato gran parte delle loro riflessioni a questioni relative all’esistenza, alla conoscenza, all’etica e alla politica. Tali temi hanno continuato ad essere al centro del pensiero filosofico durante il corso dei secoli successivi, relegando la tecnica a un ruolo secondario o subordinato.

Inoltre, la visione dualistica della tecnica ha contribuito a enfatizzare questa distinzione tra l’essenza dell’uomo e il mondo dell’arte e della tecnica stessa. La filosofia occidentale l’ha considerata come un semplice strumento o un mezzo per raggiungere determinati obiettivi pratici e non come oggetto di indagine filosofica in sé.

Il razionalismo e l’accento sull’essere e sulla conoscenza hanno anche condizionato la tendenza a focalizzarsi su questioni più astratte e teoriche. Questo approccio ha portato la filosofia occidentale a privilegiare il pensiero logico e analitico, tralasciando spesso l’analisi della pratica tecnica o dell’esperienza empirica.

Inoltre, la separazione delle discipline accademiche ha contribuito a mantenere la tecnica e le scienze applicate come campi di studio separati, al di fuori del dominio tradizionale della filosofia. L’ingegneria, la medicina, la fisica e altre discipline applicate hanno sviluppato le proprie teorie e metodi di ricerca, mentre la filosofia si è concentrata su temi più generali e astratti.

Tuttavia, negli ultimi decenni, con il rapido sviluppo della tecnologia e il suo impatto sempre più significativo sulla società e sulla vita umana alcuni filosofi, pochi, hanno iniziato a rivolgere maggiore attenzione al rapporto tra filosofia e tecnica. Con l’avvento delle tecnologie digitali, dell’automazione e dell’intelligenza artificiale, sono stati sollevati nuovi interrogativi filosofici riguardanti l’etica dell’uso delle tecnologie, il loro impatto sulla condizione umana e sulla società nel suo complesso.

Alcuni pensatori contemporanei hanno adottato un approccio più interdisciplinare e hanno cercato di comprendere le implicazioni filosofiche delle tecnologie emergenti. Questo nuovo interesse ha aperto la strada a un dibattito più ampio sulla responsabilità etica dell’uomo nell’uso della tecnologia, sulla democratizzazione dell’accesso alle nuove tecnologie e sulle implicazioni filosofiche del progresso tecnologico.

Fra questi Bernard Stiegler, filosofo francese scomparso nel 2020, che è stato uno dei pensatori più influenti del nostro tempo, dedicando gran parte della sua carriera ad analizzare il rapporto complesso tra l’uomo e la tecnologia. Le sue teorie hanno contribuito a gettare una nuova luce sul modo in cui la tecnologia influenza la nostra esistenza, la nostra cultura e la nostra percezione del tempo.

Nella sua opera principale La colpa di Epimeteo. La tecnica e il tempo, pubblicato da pochi mesi in edizione italiana , Stiegler esplora il concetto di tempo tecnico, evidenziando come le tecnologie modellino il nostro rapporto con il mondo e la nostra esperienza temporale.

La sua innovazione di pensiero si basa sulla comprensione critica della tecnologia e sulla necessità di affrontare le sfide che questa ci pone, soprattutto per quanto riguarda lo spreco di energia e l’uso irrazionale delle tecnologie. Esaminiamo come le teorie di Bernard Stiegler possono offrire una prospettiva utile per affrontare questo problema.

Temporalità tecnica e consumismo

Secondo Stiegler, la tecnologia ha un impatto significativo sulla nostra percezione del tempo. Viviamo in un’era di accelerazione tecnologica, dove l’iperconsumo è alimentato da una temporalità accelerata. La continua evoluzione delle tecnologie ci spinge a desiderare il nuovo, il rapido e l’effimero. Questo fenomeno ha portato a uno spreco di energia senza precedenti, con conseguenze negative per l’ambiente e le risorse naturali.

La teoria di Stiegler sottolinea l’importanza di una maggiore consapevolezza critica sulla nostra temporalità tecnica. Dobbiamo interrogarci sul vero bisogno di alcune tecnologie e sulle loro implicazioni a lungo termine. Una riflessione più approfondita sul nostro rapporto con il tempo e la tecnologia può portarci a utilizzare quest’ultima in modo più responsabile e meno frenetico.

Educazione e formazione

Un altro aspetto cruciale delle teorie di Stiegler riguarda il ruolo dell’educazione e della formazione nella nostra relazione con la tecnologia. L’istruzione deve andare oltre l’acquisizione di competenze tecniche e incoraggiare una comprensione critica delle tecnologie. Solo attraverso l’educazione possiamo sviluppare una maggiore consapevolezza sugli impatti sociali, ambientali ed economici del nostro uso irrazionale delle tecnologie.

Promuovere la formazione riguardo all’energia sostenibile e alle tecnologie eco-friendly è fondamentale per affrontare il problema dello spreco di energia. Un’educazione orientata verso la sostenibilità può aiutare le persone a fare scelte informate e responsabili.

Democratizzazione della tecnologia

Stiegler sostiene l’importanza di una democratizzazione della tecnologia, rendendo l’accesso e la comprensione delle tecnologie disponibili a tutti. Una maggiore consapevolezza critica può essere raggiunta solo con la possibilità di partecipare al dibattito e di comprendere i cambiamenti tecnologici. Questo può favorire una cultura di responsabilità e di utilizzo razionale delle tecnologie.

Promuovere l’accessibilità e la comprensione delle tecnologie è essenziale per affrontare il problema dello spreco di energia e dell’uso irrazionale delle tecnologie. L’inclusione di tutte le persone nel dibattito sulla tecnologia può portare a una maggiore consapevolezza e a una migliore gestione delle risorse tecnologiche.

Tecnologie eco-sostenibili

Un altro importante contributo di Stiegler riguarda la necessità di sviluppare e adottare tecnologie eco-sostenibili. L’uso irrazionale delle tecnologie può portare a uno spreco di energia e a un impatto ambientale negativo. Per affrontare questa sfida, è necessario investire nella ricerca e nello sviluppo di tecnologie che siano ecologicamente sostenibili e che riducano al minimo il consumo di energia.

Una maggiore consapevolezza critica sulla tecnologia può spingere gli individui e le aziende a cercare soluzioni innovative e sostenibili, riducendo lo spreco di energia e promuovendo l’efficienza energetica. Inoltre, è fondamentale incoraggiare politiche pubbliche che favoriscano l’adozione di tecnologie eco-friendly e la riduzione dell’impatto ambientale delle tecnologie esistenti.

Responsabilità individuale e collettiva

Le teorie di Stiegler ci invitano a riflettere sulla nostra responsabilità individuale e collettiva riguardo l’uso delle tecnologie. Una maggiore consapevolezza critica può portarci a considerare il nostro impatto sulla società e l’ambiente.

Dobbiamo assumerci la responsabilità delle nostre scelte e adottare pratiche sostenibili per ridurre lo spreco di energia. Allo stesso tempo, le istituzioni pubbliche e le aziende devono anche assumersi la responsabilità delle loro azioni e promuovere politiche e pratiche eco-sostenibili.

Conslusioni e qualche impegno

In conclusione, ritengo essenziale sviluppare un pensiero filosofico che accompagni l’innovazione e lo sviluppo tecnologico per affrontare con successo il problema del cambiamento climatico. Senza una riflessione approfondita sulle implicazioni etiche, sociali e ambientali delle tecnologie, c’è il rischio di aggravare la situazione anziché risolverla.

La storia ci ha dimostrato che un utilizzo indiscriminato delle tecnologie può portare a conseguenze disastrose per l’ambiente e per la nostra stessa esistenza. Dobbiamo considerare attentamente gli impatti delle tecnologie e sviluppare soluzioni sostenibili che preservino l’ecosistema naturale.

Un approccio filosofico ci aiuta a esplorare domande importanti sulle nostre responsabilità etiche verso il pianeta e le generazioni future. Solo con una riflessione critica possiamo prendere decisioni informate e giuste per affrontare il cambiamento climatico e altre sfide globali.

L’interconnessione tra uomo e tecnologia richiede una consapevolezza critica che vada oltre la mera funzionalità delle invenzioni tecniche e consideri l’impatto sociale e ambientale. Solo così possiamo sperare di creare un futuro sostenibile, dove l’innovazione tecnologica vada di pari passo con la cura dell’ambiente.

Un pensiero filosofico ben radicato e attento è essenziale per guidarci verso un futuro migliore e equo, dove la tecnologia sia un mezzo per il benessere di tutta l’umanità e del pianeta.

Il potere della narrazione nella comunicazione sul Cambiamento Climatico

Il cambiamento climatico è una vera e propria tempesta morale perfetta. Rappresenta una minaccia globale e intergenerazionale, ma la sua complessità e la relativa difficoltà di comprensione ne hanno ostacolato un’azione efficace.

Comunicare l’argomento è stato difficile, con gli accordi internazionali e gli interessi coinvolti a complicare ulteriormente la situazione. Nonostante l’urgenza, i sostenitori del cambiamento climatico e gli scienziati fanno fatica a coinvolgere il pubblico in modo efficace. Tuttavia, esiste una storia di successo nella comunicazione sul cambiamento climatico da cui trarre importanti insegnamenti.

Negli anni ’80, la ExxonMobil elaborò una narrazione persuasiva, seminando dubbi sulla scienza del clima e dipingendo gli ambientalisti in modo negativo. Nonostante fosse basata su menzogne, questa narrazione ha colpito individui influenti, tra cui giornalisti e politici.

Imparando da questo esempio, i comunicatori del cambiamento climatico potrebbero sfruttare il potere delle narrazioni per unire gruppi diversi nella lotta contro il riscaldamento globale.

Le narrazioni rappresentano una sequenza di eventi, presentata come scenari di causa ed effetto guidati dalle azioni. E le narrazioni più efficaci coinvolgono il pubblico con drammi causati dalle decisioni delle persone, anziché da forze impersonali. Il tale contesto, il meccanismo del deus ex-machina non funziona come pure i modelli catastrofisti delle narrazioni ricorrenti.

Perciò, una narrativa del cambiamento dovrebbe prevedere un approccio convincente, con protagonisti (scienziati del clima e cittadini comuni) contro antagonisti (dirigenti avidi delle compagnie di combustibili fossili, i loro lobbisti e politici). Questa narrazione in bianco e nero, buoni contro cattivi, risuonerebbe con l’intuizione umana e rifletterebbe strutture narrative popolari presenti in miti religiosi, Star Wars e altre storie amate dal pubblico.

Una narrativa del cambiamento potrebbe enfatizzare l’azione collettiva per combattere il cambiamento climatico, concentrandosi su soluzioni ampiamente supportate, come la transizione dalle fonti di combustibili fossili, gli investimenti nella cattura del carbonio e il voto contro i politici contrari all’azione climatica. Concentrandosi su una narrazione unificante, potrebbe coinvolgere un pubblico vasto, indipendentemente dall’ideologia politica.

Anche l’intrattenimento potrebbe svolgere un ruolo cruciale nella comunicazione sul cambiamento climatico. Narrazioni, sia fiction che non fiction, tra cui film e romanzi, hanno storicamente influenzato l’opinione pubblica e le decisioni politiche. Sebbene la climate-fiction abbia esplorato il cambiamento climatico, spesso manca del potere persuasivo necessario per l’azione. Il futuro sta nella creazione di storie coinvolgenti che presentino antagonisti riconoscibili e azioni collettive per affrontare il cambiamento climatico.

Nonostante la mancanza di prove empiriche su come le narrazioni cambino le attitudini delle persone, l’impatto dell’intrattenimento ha mostrato un enorme potenziale nel influenzare questioni sociali. Ad esempio, il film The Day After avrebbe influenzato la posizione del presidente Reagan sulla riduzione delle armi nucleari. Pertanto, sfruttare le narrazioni nell’intrattenimento e nei messaggi generali può completare gli approcci tradizionali nella comunicazione sul cambiamento climatico.

In conclusione, affrontare efficacemente il cambiamento climatico richiede più che presentare dati e cifre scientifiche. Il potere delle narrazioni risiede nella loro capacità di coinvolgere emozioni e identità culturale. I comunicatori del cambiamento climatico devono abbracciare l’arte della narrazione, creando narrazioni unificanti che ispirino azione collettiva. Imparando dai successi passati e incorporando tecniche efficaci, la lotta contro il cambiamento climatico può guadagnare il momentum necessario per un futuro sostenibile.

IMPATTO ZERO

«La novità del nostro sistema di car sharing elettrico è che le portiamo la macchina ovunque lei ne abbia bisogno. Basterà una semplice telefonata, indicandoci l’indirizzo e l’orario in cui desidera attivare il servizio. Un nostro addetto si farà trovare sul posto col motore accesso.»

Roberto aveva trovato il volantino attaccato sulla porta a vetri del supermercato. C’era un numero verde e lui incuriosito aveva chiamato.

«È un nuovissimo servizio che noi svolgiamo e siamo vincitori del Green Award 2018 per l’idea più innovativa a impatto zero. Pensi che in un anno, grazie al nostro servizio,  abbiamo evitato a Roma più di cinque milioni di tonnellate di anidride carbonica. In questo modo, chi abita in città può dar via l’automobile. Lei ha un’automobile?» gli chiese la ragazza.

«In realtà, no. Io e mia moglie ci muoviamo sempre con l’autobus. La macchina l’abbiamo venduta perché non potevamo permettercela» rispose Roberto. «Però oggi ne avremmo proprio bisogno. Siamo anziani e siamo venuti al supermercato per fare la spesa.»

Per continuare a leggere scarica Impatto zero

In memoria del televisore che mi lasciò

Ieri, due tristi uomini con un camion rosso sono venuti a casa per portare via il nostro televisore che, dopo lunga agonia, ci ha lasciato. Chissà dove lo avranno portato? Sicuramente lo sapranno i miei amici giornalisti Marco Gisotti, grande esperto di rifiuti elettronici e Letizia Palmisano esegeta del compostaggio in tutte le sue forme.
In ricordo del tubo catodico che spirò, un mio piccolo componimento senza pretese. Non me ne voglia la buonanima di Edgar Lee Masters.
 

L’ afa uccide solo d’estate

In una delle scene iniziali del film ‘La mafia uccide solo d’estate’, uno zelante tecnico installatore tenta di spiegare a Totò Riina il funzionamento di un climatizzatore.

I simboli del sole per ottenere il caldo e del cristallo di neve per il fresco, stampati sul telecomando, traggono in inganno il boss che li immagina invece collegati alle condizioni climatiche esterne, scatenando un’esilarante quanto grottesca discussione fra i due.aria condizionata

L’uso poco razionale che molti di noi fanno di queste apparecchiature, con il conseguente spreco di energia, dipende proprio dalla difficoltà nel percepirne i meccanismi di funzionamento.

Nel nostro immaginario persistono ancora i tradizionali apparecchi per produrre calore che funzionano per irraggiamento. Per questo motivo siamo convinti che anche il climatizzatore funzioni allo stesso modo, producendo al proprio interno quel bel fresco che poi verrà ‘irradiato’ nella stanza attraverso delle bocchette munite di alette direzionali.

Sarà per la nostra ignoranza della legislazione termodinamica o della macchina di Carnot, che non è l’automobile di un ispettore della polizia francese, o per il fatto che il climatizzatore abbia da sempre rappresentato un optional di lusso e, per tale motivo, poco diffuso nelle nostre abitazioni, ma facciamo veramente fatica a immaginare che quel congegno incollato alla parete della nostra camera da letto serva a tirare via il calore dall’ambiente interno per portarlo verso l’esterno, proprio come fa il frigorifero che conserva i nostri cibi in cucina.

clima_primo piano.jpg

Se riuscissimo a capire tale arcano e in questo case produttrici e installatori non sono di particolare aiuto, eviteremmo di aprire le finestre a climatizzatore accesso o di nasconderlo dagli sguardi indiscreti con tende o orpelli vari che possano impedire il deflusso del calore.

Manterremmo la temperatura interna settata ad esempio, fra i 27 e i 30 gradi, consapevoli che questo valore dipenda soprattutto da un equilibrio che si insatura fra l’interno e l’esterno, evitando sbalzi termici superiori ai 5-6 gradi.

E ricordate. Sole per il caldo, neve per il fresco, sole per il caldo, neve per il fresco. Non il contrario !!!!

Anche i barbieri emettono CO2

‘Barbiere da strapazzo, c’è molto da aspettare ?’ recitava il Principe della risata, con tono sprezzante e sarcastico, al suo ingresso nel salone vuoto e dimesso gestito dal barbiere Peppino De Filippo, la sua vittima prediletta.

Qualche giorno fa sono stato da Osvaldo, mio barbiere di fiducia da diversi anni. Il suo salone non è dimesso, anzi, e non è mai vuoto, purtroppo per me. Come al solito, ho dovuto aspettare il mio turno seduto sul comodo divanetto insieme ad altri avventori, quasi tutti intenti a consumare i propri diti indici sugli schermi luminosi degli smartphone, complice il wifi gratuito messo a disposizione da Osvaldo.

Mentre aspettavo che il tempo scorresse più velocemente possibile, sovvertendo le teorie einsteiniane della relatività, ho cominciato a guardarmi intorno e mi sono accorto che, nonostante fossero le dieci del mattino e il salone fosse inondato dal sole, le luci erano tutte accese. I venti faretti incastonati nella controsoffittatura brillavano come i diamanti di una parure, insieme ad altri dieci lampade luminosissime puntate sugli specchi.

Dopo le luci, ho rivolto lo sguardo sui due phon accesi che, all’unisono, sbuffano aria calda sulle chiome bagnate dei clienti avvolti nelle mantelline colorate mentre, dall’altra parte della stanza, lo shampista inondava i capelli di un signore di mezz’età con acqua bollente e fumante. Lo split collocato in alto sulla porta del bagno era acceso, complice l’alta temperatura esterna pre-estiva e quella interna a cui contribuivano i metabolismi dei sette clienti in trepidante attesa.

Devo dire che ho sempre collegato il barbiere alle sue forbici e all’energia meccanica necessaria per farle funzionare ma non avevo mai pensato a tutto il resto dell’energia necessaria ad alimentare le diverse apparecchiature.

Dopo il tour visivo, tornando a casa ho cercato di approfondire l’argomento e ho scoperto con meraviglia che, secondo i dati elaborati dal Kyoto Club, un salone usa in media 365 mila litri d’acqua l’anno e utilizza 6 mila kwh per asciugare i capelli. Tenendo conto che i parrucchieri presenti nel nostro Paese sono circa 150 mila, la quantità di anidride carbonica che immettono nell’aria è di circa 800 mila tonnellate, l’equivalente immesso in atmosfera da circa 200 mila automobili ogni anno.

Chiaramente non c’è modo di tagliare completamente il consumo di energia in un salone dove sono presenti diverse apparecchiature che sono essenziali e richiedono energia per poter funzionare. Tuttavia, ci sono passi positivi che i proprietari dei saloni potrebbero compiere per ridurre il proprio consumo energetico.

Innanzitutto l’illuminazione che può rappresentare fino al 40% dell’uso elettrico di un salone ma che, fortunatamente, è un’area in cui piccoli cambiamenti possono portare a grandi risultati. Sostituendo le lampadine alogene con quelle a LED, è possibile risparmiare centinaia di euro all’anno, migliorando anche l’immagine del salone.

Altro piccolo accorgimento è di scegliere apparecchiature elettriche ( asciugacapelli, rasoi e tagliacapelli elettrici, sterilizzatori, piastre, etc.) di classe energetica A e spegnerle quando non vengono utilizzate, evitando anche di lasciarle in standby.

Passando al riscaldamento e all’acqua calda sanitaria, essi possono rappresentare fino al 60% del consumo totale di energia. Riducendo la temperatura del salone di appena 1 ° C è possibile ridurre la bolletta del riscaldamento annuale di quasi il 10%, ed è improbabile che i clienti o il personale notino il cambiamento.

Altra importante fonte di spreco è l’aria condizionata che può aumentare il consumo energetico del salone fino al 100%. Quando è possibile, conviene aprire invece porte e finestre e utilizzare l’aria condizionata solo quando la temperatura è superiore a 24 °.

Sempre restando sul tema caldaia per la produzione di acqua calda sanitaria,  ricordiamoci che se non viene sottoposta ad una manutenzione regolare potrebbe aumentare il consumo energetico fino al 30%. Se, invece, la caldaia viene regolarmente revisionata funzionando in maniera efficiente , è possibile ridurre fino al 10% la bolletta del riscaldamento annuale.

Oltre agli interventi di natura tecnologica, bisogna pensare anche alla componente umana. Potrebbe essere una buona idea assegnare compiti di verifica e controllo ai membri dello staff, chiedendo loro di assicurarsi che le apparecchiature e le luci siano spente alla fine della giornata.

Infine, stare molto attenti ai contratti energia stipulati con il proprio fornitore. Chiedere  la  migliore tariffa e, se possibile, prendere in considerazione la possibilità di passare a un fornitore di energia prodotta da fonti rinnovabili.

Pensaci Osvaldo, barbiere da strapazzo !

Perchè non trasformiamo il risparmio energetico in una criptovaluta ?

La blockchain è un processo in cui un insieme di soggetti condivide risorse informatiche per rendere disponibile alla comunità di utenti un database virtuale generalmente di tipo pubblico  ed in cui ogni partecipante ha una copia dei dati.

Una domanda che mi è sorta ( e non solo al sottoscritto) in questi mesi di discussione sulla liceità e convenienza delle criptovalute riguarda la  possibilità di utilizzare la blockchain per migliorare la valutazione dell’efficienza energetica.  Infatti, uno dei principali problemi collegati alle politiche di efficienza energetica riguarda la quantificazione del risparmio energetico perché gran parte del valore deriva da un sistema di rete o da una comunità.

E allora, la blockchain potrebbe essere utilizzata per scambiare negawatt ore (risparmio energetico) di energia nello stesso modo in cui alcuni progetti pilota, come ad esempio Brooklyn Microgrid, la stanno usando per scambiare kilowattora di energia rinnovabile? In questo progetto, i cittadini possono acquistare energia generata dai pannelli solari dei propri vicini. La blockchain consente questo scambio peer-to-peer, o più precisamente, neighbor-to-neighbour.

Visto che la principale sfida dell’efficienza energetica è di documentare il risparmio e ciò richiede una baseline di riferimento, perché non pensare a determinarla in modo automatico utilizzando le tecnologie dell’informazione e della comunicazione crittografando le ore di negawatt e condividendole attraverso la blockchain? Questo, probabilmente, ci aiuterebbe ad affrontare il fallimento del nostro mercato nel valutare correttamente il risparmio energetico, creando un mercato dell’energia dove comprare e vendere ore di negawatt.

In teoria, la blockchain potrebbe anche consentirci di collegare i benefici comuni, come una maggiore affidabilità o benefici ambientali per l’efficienza energetica e altre risorse,  permettendo ai mercati di valutare questi benefici in base al tempo e al luogo di consegna e aggiungendo sicurezza allo scambio di informazioni tra clienti, amministratori di programmi e valutatori. Allo stesso modo in cui la blockchain autentica che un’unità di criptovaluta sia valida, potrebbe autenticare la validità di un volume di risparmio energetico del cliente.

Mercati più efficienti, programmi più efficaci: un tale futuro darebbe agli individui e alle aziende meccanismi per monetizzare il valore delle proprie risorse energetiche (compresi i risparmi energetici) rendendo più appetibile ed interessante gli sforzi per risparmiare energia.