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Autore: Antonio Disi

Il lampione di Samantha

Andando ogni sera al suo lavoro, Samantha passava di fronte al bar di Alfredo.

L’insegna sbilenca al neon troneggiava sulla vecchia vetrina sbiadita piena di bottiglie di vino e liquori ormai scaduti, pasticcini di marzapane scoloriti e vecchie cianfrusaglie omaggio di commessi viaggiatori frettolosi che oramai non si fermavano più in quel locale.

Samantha era di casa. I pochi clienti rimasti a quell’ora la conoscevano bene e al suo ingresso tutti, con un irrefrenabile impeto di galanteria, si alzavano barcollanti per l’alcool.

Bar_notte

«Samantha, mon amour! Sei uno splendore stasera» le gridò Jenny facendosi largo fra gli avventori.

Jenny, Gennaro all’anagrafe, era un maturo viveur che passava le sue serate lì al bar. Fra gli amici si raccontava che da giovane fosse stato il parrucchiere personale di Gina Lollobrigida e che avesse avuto una grande storia d’amore con Luchino Visconti. Nessuno poteva giurare di averlo visto di persona, ma faceva piacere a tutti passare le serate al bar con una celebrità.

«Lasciami perdere, stasera. Vengo da una settimana terribile. Sono stata influenzata e non ho potuto lavorare. Poi guarda che faccia che ho, Jenny!»

Samantha era ancora una donna bellissima ma mostrava tutti i segni dei suoi cinquant’anni. Era costretta a tingere i neri capelli che le scendevano sulle spalle e a truccarsi pesantemente per coprire il suo viso solcato dalle rughe. Cercava di nascondere il collo con leggeri foulard di seta ma le piacevano spacchi, trasparenze e decolletè vertiginosi.

«Non ti preoccupare fata» la riprese Jenny «hai il mantello della notte che ti nasconderà.»

Samantha uscì dal locale lasciando dietro di sè il suo dolce profumo e continuò seguendo il marciapiede. C’era una brezza che le rigonfiava il vestito leggero, insinuandosi tra i capelli come le dita di un’amante e li scompigliava insieme ai suoi pensieri.

Samantha vendeva l’amore, proprio accanto alla Museo Archeologico. Lì trascorreva le sue notti di lavoro alla luce dei lampioni che la facevano sembrare una vera diva sul palcoscenico in attesa del pubblico.

Il colore ambrato delle luci piaceva tanto ai suoi clienti che glielo avevano confessato più di una volta. Faceva risaltare le sue forme e le colorava il viso mostrando la bocca carnosa che scatenava indicibili visioni.

prostituzione-7Ma mentre si avvicinava alla sua postazione di lavoro, si accorse che qualcosa non andava. Da lontano il museo sembrava di un colore diverso dal solito, quasi azzurrognolo e le luci somigliavano a quelle del suo vecchio frigorifero di casa.

Chiese un po’in giro a qualche collega che le svelò l’amara verità. Il sindaco, nella settimana in cui Samantha era mancata, aveva fatto sostituire i vecchi lampioni a vapori di mercurio con dei nuovissimi lampioni a LED. Risparmio garantito, riduzione della manutenzione e luce più chiara e netta.

Il brevetto era di una ditta di Milano e quella operazione era stata sbandierata sulla stampa come una grande innovazione per la città.

Diciamocela tutta, una vera tragedia. Samantha alla luce di quei lampioni sembrava un cadavere, le si vedevano le occhiaie, le rughe intorno alla bocca e anche un po’di cellulite che aveva accumulato e che le sbucava suoi fianchi. La luce era abbagliante e le dava anche fastidio agli occhi. Non riusciva a riconoscere le auto che si avvicinavano e accostavano in cerca di compagnia.

Quella sera pochissimi clienti si fermarono, solo i più affezionati. Preferirono le sue colleghe più giovani a cui non servivano trucchi cinematografici per essere piacenti. Samantha si sentiva impacciata, quasi fuori luogo.Luci led roma

Accendeva una sigaretta dopo l’altra mentre le auto veloci sfrecciavano davanti a lei e non la degnavano neanche di uno sguardo.

Tornò a casa all’alba. Era sconvolta per la lunga notte ma soprattutto era furiosa per la faccenda dei lampioni. Si buttò sul letto e stette al buio mentre il tempo passava. Doveva fare qualcosa e decise. Sarebbe andata in Comune a chiedere spiegazioni a chi di dovere.

La mattina seguente indossò un casto tailleur di velluto blu, rimise a posto il trucco e bevve velocemente un caffè preparato con la moka. Non era abituata ad uscire così presto e varcando la soglia di casa ricordò che l’ultima levataccia era stata per il funerale del padre. Il tailleur era lo stesso.

Dopo più di un’ora di anticamera riuscì a parlare con la segretaria del sindaco a cui spiegò che aveva una certa urgenza di essere ricevuta. Millantò amicizie in alto loco e approfittò di un buco nell’agenda per un appuntamento disdetto all’ultimo momento. Il sindaco poteva riceverla.

Bussò timorosa alla porta, il cuore le batteva a mille. Era abituata ad avere a che fare con gli uomini ma solo nel suo territorio dove si sentiva veramente sicura.

Il sindaco era seduto di spalle impegnato in una telefonata. Senza degnarla di uno sguardo le indicò di accomodarsi. Samantha si sedette sull’ unica sedia libera della stanza. Le altre erano stracolme di borse, riviste e cataloghi.

Quella voce, però, le era familiare. Cercò di associarla ad un volto, ma senza successo. Pensò che non poteva averla sentita in un comizio né tanto meno in qualche talk show visto che non frequentava le piazze di giorno e non aveva neanche la TV.846-03165143

La telefonata terminò ed il sindaco si voltò sfoderando un bel sorriso da campagna elettorale che si spense subito non appena si rese conto di chi fosse la sua ospite. Seguirono secondi interminabili di silenzio fra i due. Samantha lo conosceva bene e il sindaco altrettanto.

L’incontro durò a lungo e furono annullati diversi appuntamenti. Nessuno seppe mai cosa si fossero raccontati quei due ma da quel giorno il lampione di fronte al Museo tornò a risplendere di una luce calda e ambrata.

Motivo ufficiale, la tutela e la promozione di uno dei principali patrimoni della città.

Troppo, troppo intelligente !

Da quando c’è lui la nostra vita è cambiata. Come dire, non potremmo più farne a meno e non oso immaginare il momento in cui andrà via di casa.

Non è capitato per caso, no, l’abbiamo proprio cercato, voluto, desiderato. Soprattutto mio marito che me ne parlava da tempo.

-I miei colleghi di lavoro sono felici –mi diceva – perché non ci proviamo anche noi?

Eravamo tanto giovani, sempre fuori casa.

-E la nostra libertà? – gli risposi. Mi sorrise accarezzandomi il viso.

Dopo tanto attendere arrivò, in un pomeriggio di febbraio. Fuori era già buio ma, al suo ingresso, nella nostra casa fu la luce.

Gli avevamo riservato uno spazio tutto suo. Mio marito aveva ritinteggiato le pareti di un bellissimo azzurro cielo e tutto profumava di nuovo e di pulito.

Quando la sera io ero in cucina a preparare la cena, a caricare la lavatrice oppure sul divano a guardare la TV, lui riposava tranquillo. Ogni tanto mi avvicinavo alla porticina e sbirciavo. La lucina soffusa colorava il buio tutto intorno.

Ma c’erano anche momenti in cui la sua presenza si faceva sentire, eccome! Guai ad accendere l’aspirapolvere ed il phon. Dovevamo correre da lui per calmarlo.

I primi giorni furono davvero difficili. Non era semplice capire cosa volesse, leggere quei segnali ed interpretarli ma, col passare dei giorni, le cose sono cambiate.

Ogni scelta, ogni nostro gesto è fatto pensando a lui e, giorno dopo giorno, ci stiamo accorgendo di quanto sia intelligente.

Eh si, perché a guardarli da lontano sembrano tutti uguali, piccoli e goffi ma, come si dice, ‘ogni scarrafone e bello a mamma sua’.

La sua intelligenza ci sorprende. E’ un vero portento, soprattutto con i numeri. Conta, aggiunge, sottrae e poi è veloce, velocissimo.

La nostra vicina Luisa ne ha avuto uno da poco, il primo anche per lei ma non c’è proprio paragone. Il nostro è sveglio, attento, non gli sfugge proprio nulla.

Davvero un bel contatore, troppo troppo intelligente.

L’ afa uccide solo d’estate

In una delle scene iniziali del film ‘La mafia uccide solo d’estate’, uno zelante tecnico installatore tenta di spiegare a Totò Riina il funzionamento di un climatizzatore.

I simboli del sole per ottenere il caldo e del cristallo di neve per il fresco, stampati sul telecomando, traggono in inganno il boss che li immagina invece collegati alle condizioni climatiche esterne, scatenando un’esilarante quanto grottesca discussione fra i due.aria condizionata

L’uso poco razionale che molti di noi fanno di queste apparecchiature, con il conseguente spreco di energia, dipende proprio dalla difficoltà nel percepirne i meccanismi di funzionamento.

Nel nostro immaginario persistono ancora i tradizionali apparecchi per produrre calore che funzionano per irraggiamento. Per questo motivo siamo convinti che anche il climatizzatore funzioni allo stesso modo, producendo al proprio interno quel bel fresco che poi verrà ‘irradiato’ nella stanza attraverso delle bocchette munite di alette direzionali.

Sarà per la nostra ignoranza della legislazione termodinamica o della macchina di Carnot, che non è l’automobile di un ispettore della polizia francese, o per il fatto che il climatizzatore abbia da sempre rappresentato un optional di lusso e, per tale motivo, poco diffuso nelle nostre abitazioni, ma facciamo veramente fatica a immaginare che quel congegno incollato alla parete della nostra camera da letto serva a tirare via il calore dall’ambiente interno per portarlo verso l’esterno, proprio come fa il frigorifero che conserva i nostri cibi in cucina.

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Se riuscissimo a capire tale arcano e in questo case produttrici e installatori non sono di particolare aiuto, eviteremmo di aprire le finestre a climatizzatore accesso o di nasconderlo dagli sguardi indiscreti con tende o orpelli vari che possano impedire il deflusso del calore.

Manterremmo la temperatura interna settata ad esempio, fra i 27 e i 30 gradi, consapevoli che questo valore dipenda soprattutto da un equilibrio che si insatura fra l’interno e l’esterno, evitando sbalzi termici superiori ai 5-6 gradi.

E ricordate. Sole per il caldo, neve per il fresco, sole per il caldo, neve per il fresco. Non il contrario !!!!

Va’ dove ti porta il frigo

Mio figlio ha scambiato il nostro frigorifero per un televisore. Sosta pensieroso, a porte aperte, ammirandone il contenuto in attesa forse di visualizzare un’idea per lo spuntino pomeridiano.

Insinua il suo sguardo fra i ripiani a caccia di qualcosa di interessante, forse un reality show o una nuova saga dello Hobbit. Intanto il contatore, chiuso nel sottoscala, gode annotando implacabile i consumi fino all’ultimo wattora.

– Ma il frigo non era di classe A++? – mi chiede stupito, reagendo piccato al mio ennesimo rimprovero e mostrandomi fiero l’etichetta colorata che fa bella mostra di se sulla porta dell’elettrodomestico.etichetta_frigo

Cerco di riportargli alla memoria le mie interminabili e feroci discussioni con l’architetto che ci aveva ristrutturato casa, per posizionare il frigo almeno a dieci centimetri dal muro e nella zona più fresca della stanza, lontano dal forno o dal termosifone.

Richiesta che non avrebbe certo turbato l’equilibrio artistico della cucina progettata dal novello Brunelleschi, consentendo all’elettrodomestico di fare bene il proprio lavoro.

Oppure l’embargo imposto alla cara nonnina, durante le sue visite di cortesia, di evitare lo shopping furibondo al mercato rionale per riempire il frigorifero di ogni ben di Dio, addossando il cibo alle pareti e riducendo la circolazione d’aria.crema-catalana

Per non parlare della scodella di crema catalana fumante che avevo trovato chiusa in frigo a raffreddare, destinata al nipotino che faceva fatica a soffiarci sopra, povera gioia!

Tutte accortezze, gli spiego, che dipendono da noi e non dalla tecnologia e che consentirebbero, insieme ad un’attenta manutenzione, di allungare la vita di frigoriferi e congelatori, mantenendoli in perfetta forma e risparmiando un po’di energia.

Come dire, prevenire è meglio che curare!

Lui mi guarda e ride sardonico. Starà forse cercando il telecomando?

Ciro e la termodinamica della pizza

Come ogni buon napoletano che si rispetti, amo la pizza e la mangio abbastanza spesso. Al ristorante o a casa, appena sfornata o surgelata da riscaldare nel forno a microonde.

Ieri sera ero in astinenza e ho telefonato al mio amico Hammed, proprietario del ristorante pizzeria ‘La stele di Rosetta’.   Ho ordinato un paio di margherite e tempo mezz’ora Ciro, aiutante tuttofare di Hammed, era sotto casa con lo scooter. Non ho aspettato che citofonasse e sono sceso a ritirare la merce.Pony_Pizza

– Ciro, meno male che sei stato velocissimo – gli ho detto – vado su che devo spiegare la termodinamica a mio figlio Marcello. Quanto ti devo?-

– Ti serve una mano ? – mi ha risposto sicuro, prima di presentarmi il conto delle pizze.

L’ho guardato meravigliato e lui: – Perché mi guardi ? Non lo sai che io studio fisica all’ università e porto le pizze per arrotondare ?-

Non mi sembrava carino opporre un rifiuto alla sua gentile proposta, soprattutto dopo quella confessione inattesa. Mi sono avviato al portoncino d’ingresso invitandolo a salire e lui, senza farselo ripetere, mi ha seguito portandosi in spalla l’enorme scatola di polistirolo nero in cui ripone le consegne.

Marcello teneva la testa fra le mani, forse per evitare che collassasse sul libro di scienze ma, appena ha intravisto Ciro, si è ricomposto.

Lui si è seduto  dall’ altra parte del tavolo e, aprendo il contenitore di cartone, gli ha detto: – Chiudi quel libro. Stasera  ti spiegherò la termodinamica mentre mangi la pizza.-

Mio figlio non se l’è fatto ripetere due volte e si è avventato sul succulento spicchio di margherita giustificato dal fatto che fosse un ausilio didattico.

-Cos’è la termodinamica? E’ semplicemente il movimento del calore o, se vogliamo essere più precisi, dell’energia. Qualcuno, un po’ di tempo fa, ha trovato tre leggi che possono sembrare difficili da capire, ma che descrivono bene questo fenomeno e che possono essere applicate ad ogni aspetto della scienza, dall’astrofisica alla meteorologia, dalla zoologia alla pizza!

Cosa dicono queste leggi ? Che l’energia viene sempre trasferita e trasformata, che tutto tende sempre verso un equilibrio e che allo zero assoluto, forse, non ci arriveremo mai. Questo vale anche per la pizza.-

-Guarda ! – E, alzando un lembo della margherita che faceva bella mostra nella scatola –  La pizza è composta da tre dischi. Il disco più in basso è costituito da un impasto di farina, acqua  e lievito. Quello intermedio è formato in gran parte dalla passata di pomodoro mentre lo strato superiore è fatto di mozzarella.  Ma questi ingredienti non sono sufficienti per essere chiamati pizza. Per avere una pizza, bisogna prima fornire un po’ di energia! E cosa accade ?margehrita scatola

La prima legge della termodinamica dice che la pizza o si riscalda o compie lavoro.       La seconda legge dice che la pizza tenderà verso un equilibrio ed è probabile che si verificheranno dei cambiamenti che non potranno più tornare indietro.

Diamo un’occhiata alla prima legge. Come si riscalda la pizza quando viene aggiunta l’energia? L’energia viene trasferita in tre modi: per conduzione, convezione e irraggiamento.

La conduzione si verifica quando il calore scorre nei materiali dalla parte più calda a quella più fredda. L’irraggiamento è quello elettromagnetico emesso da un corpo a causa della sua temperatura.  La convezione  è un movimento di molecole che avviene in un fluido quando questo viene riscaldato a causa di un cambiamento della sua densità.

Ora vediamo la seconda legge, quella dell’equilibrio! Tre cose si verificano quando Hammed infila la pizza nel forno in mattoni che ha una temperatura di oltre quattrocentocinquanta gradi.

Primo, il disco di pasta e il cornicione. L’impasto di acqua e farina cuoce trasformandosi in un materiale a basso contenuto di acqua con un gran numero di spazi interni pieni d’aria, non collegati fra loro. Il cornicione diventa un isolante eccezionale a causa di questi spazi.

Poi, la passata di pomodoro perde l’acqua e visto che ha una grande capacità di trattenere il calore e una bassa capacità di farlo passare, serve da cuscinetto tra la crosta isolante e la mozzarella.

Anche la mozzarella subisce una serie di trasformazioni, sciogliendosi,  e questo le conferisce un’alta capacità di trattenere il calore.

A causa del disco di pasta isolante e dell’ alta capacità di trattenere il calore della passata, lo strato di mozzarella è ben isolato dal basso. Questo significa che la maggior parte della perdita di energia e calore avverrà attraverso la parte superiore della mozzarella.  Ecco perché la mozzarella è la parte più rovente e quando mangi la pizza ti bruci la lingua e il palato.mozzarella_pizza

La conduzione, la convezione e l’irraggiamento saranno al lavoro trasferendo energia attraverso la parte superiore della pizza. Per eliminare la perdita di energia attraverso la parte superiore, bisogna posizionare uno strato isolante su di esso.

L’aria è un ottimo isolante, proprio come nella nostra atmosfera e per limitare la perdita di energia dovuta alla convezione si utilizza la scatola per la pizza che, nella parte superiore, ha uno spazio d’aria proprio come la crosta.

-Allora? Capito tutto ?- imbracciando il contenitore e dirigendosi verso la porta d’ingresso.

-Certo, professò. E fai i complimenti ad Hammed. Il libro era troppo buono.-

154. Quando l’energia si fa noir

Centocinquantaquattro euro in meno! Hai capito nonna? È tutto risparmio sulla bolletta della luce. A me sembra una cosa veramente incredibile. Me l’ha detto la signorina del centro commerciale e non m’ha preso in giro, nonna !

Certo, la signorina era molto bella. Mora con i capelli lunghi ed un sorriso da farti girare la testa. E poi con quel profumo che la seguiva dovunque andasse un po’ mi ricordava Wanda, la figlia del fruttivendolo.nonna

Te la ricordi? Quella che se ne è scappata col vigile urbano e il padre ancora piange ?

«Venga signore, i frigoriferi ed i congelatori sono tutti qui

Si, così m’ha detto. M’ha chiamato proprio signore. A me, signore. Lo doveva sapere che non lavoro da tre anni e che se non fosse per la pensione di nonna sarei morto di fame.

Io però mi sono vestito bene per non fare brutta figura. Ho messo il cappotto di nonno, quello buono. Mi sono fatto la barba con la colonia alla lavanda che m’ha regalato zio Ciro al compleanno. Anche io profumavo al centro commerciale.frigo

Alti, bassi, cromati, bianchi come la neve. In fila come soldati mentre tu gli passi davanti come un generale in rassegna. E loro,zitti ,aspettano che tu ti fermi per mostrarti quanto sono belli, efficienti, potenti.

Tedeschi, americani, svedesi, italiani, coreani. Ce n’era pure uno giapponese che ti mandava un messaggio sul cellulare per ricordarti che dovevi comprare le uova o che era scaduto lo stracchino. Figurati  se è vero.

Ma poi a me lo stracchino manco me piace. Che dici? A te si? Me lo ricordo io di comprarlo, nun te preoccupà.

E dopo questa grande parata tra sportelli che si aprivano, lucette che si accendevano e spegnevano, etichette piene di numeri e lettere che crescevano, la signorina mi ha chiesto di seguirla.

Tanto il profumo, avrei potuto starle dietro con gli occhi chiusi mentre, accompagnati dalla musica in filodiffusione, scivolavamo sul pavimento lucido come una coppia di pattinatori sulla pista di ghiaccio, passando dalle lavatrici alle macchinette espresso, dai computer ai robot da cucina.

La corsa è terminata in fondo al centro commerciale, di fronte ad una fila di piccoli box di vetro, quasi degli acquari. Lì dentro, allo scatolotto numero sette, mi stava aspettando un ragazzetto che c’avrà avuto più o meno trent’anni.consulente

«Sono il suo consulente finanziario» mi ha detto.

«Ho saputo che lei vuole cambiare il vecchio congelatore della nonna. Complimenti! »

Che bella parola! L’ha pronunciata come se avessi vinto il premio alla lotteria di capodanno. Era tanto che non la sentivo.

Il consulente mi scrutava con insistenza mentre mi girava intorno quasi volesse spogliarmi per guardarmi dentro. Sentivo i suoi occhi addosso.

Abbandonati i primi convenevoli, ha cominciato a tirar fuori cataloghi colorati e lucidi pieni di bellissime fotografie.

Li impilava con estrema perizia, come un prestigiatore con le sue carte magiche.

«Ho proprio quello che fa per lei»  mi ha detto sicuro «il modello trecento litri, a pozzetto, no frost. Ma soprattutto, non consuma praticamente niente. Lei non si accorgerà più di avere una bolletta della luce e potrà finalmente spendere i suoi soldi, ad esempio, per acquistare un bel paio di scarpe nuove.»

«Centocinquantaquattroeuro all’anno saranno a sua disposizione! »

Quel numero ha rimbombato per la stanza come se fosse stata l’unica parola pronunciata, una verità svelata. Aveva capito tutto, nonna.

Sapeva tutto di me.

Non sono un signore. Sotto stù cappott’ si nasconde un disgraziato senza arte ne parte, che passa tutto il giorno a guardare la televisione o a vagare per la città in cerca di uno straccio di lavoro.

Una sola cosa non ha capito.

Che il congelatore da trecento litri è troppo piccolo.

Dentro, una nonna nun ce stà.

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Consumi troppa energia ? Canta che ti passa.

Ricordate Electricity ? Era il 1979, anno della rivoluzione iraniana e della seconda grande crisi energetica. Gli Orchestral Manoeuvres in the Dark, gruppo britannico di musica new wave e synth pop, cantavano questa bellissima canzone che affronta il tema dell’impiego dissennato delle fonti di energia.

Electricity

Our one source of energy
The ultimate discovery
Electric blue for me
Never more to be free
Electricity
Nuclear and HEP
Carbon fuels from the sea
Wasted electricity
Our one source of energy
Electricity
All we need to live today
A gift for man to throw away
The chance to change has nearly gone
The alternative is only one
The final source of energy
Solar electricity
Electricity
Electricity
Electricity
Electricity
Electricity
Compositori: Andrew Mc Cluskey / Paul David Humphreys
Testo di Electricity © BMG Rights Management US, LLC

Diogas, quando l’energia ti cambia la vita

Copertina_biogas

Una delle mie piccole Storie di ordinaria energia a cui sono molto affezionato perchè racconta di come la tecnologia e l’energia possano cambiare la vita delle persone. Allo stesso tempo, prova a risponde alla domanda  che Giove fece a Prometeo dopo che quest’ultimo aveva donato la tecnica agli uomini : “È più forte la tecnica o la necessità che governa le leggi di natura?”. Scarica DIOGAS

Il clima sta cambiando? E chissenefrega !

Il cambiamento climatico è oramai visto come scientificamente innegabile, dal momento che il 97% degli scienziati a livello mondiale concorda sul fatto che tale cambiamento climatico sia reale.

Tuttavia, l’impegno pubblico sui cambiamenti climatici  non cresce, anzi. Uno dei motivi della mancanza di tale impegno ha sicuramente a che fare con le modalità con cui vengono comunicate le informazioni: condividere semplicemente i fatti della scienza del clima non sembra essere un modo molto efficace per motivare azione di mitigazione e adattamento.

Comunicare le informazioni sui cambiamenti climatici al pubblico, in modo che possano motivare le persone a intraprendere azioni individuali e collettive, richiede la comprensione dei principali ostacoli psicologici all’impegno pubblico.

Ma quali sono questi ostacoli ?

1.A Roma ci sono gli orsi polari ?

Le persone considerano il cambiamento climatico un problema serio ma lo percepiscono temporalmente e geograficamente distante. Dal momento che i maggiori impatti si faranno sentire in futuro, il pubblico è spesso allontanato dalle strategie di comunicazione che non trasferiscono un senso di urgenza più immediato e sensibile nel tempo e nello spazio.Risultati immagini per orso polare in città

2.Domani pioverà ? Facciamo gli scongiuri

La percezione del cambiamento climatico come una catastrofe imminente funge da barriera per l’impegno pubblico. La paura degli impatti dannosi dei cambiamenti climatici più a breve termine può educare e spingere alla mobilitazione, ma le strategie finalizzate a generare paura nell’ interlocutore perdono la propria efficacia nel mantenere la motivazione all’ azione a lungo termine.

3.Tanto l’uva era acerba

L’incoerenza tra ciò in cui crediamo e ciò che facciamo ci porta a provare un senso di dissonanza. Per esempio, l’energia dei combustibili fossili contribuisce al riscaldamento globale, tuttavia guidiamo, voliamo e riscaldiamo le Risultati immagini per volpe e uvanostre case senza alcun rimpianto.

4.Negare sempre, negare tutto

La negazione è un meccanismo di difesa per evitare la realtà sconvolgente dei cambiamenti climatici e un modo di trovare rifugio dalla paura e dal senso di colpa.

5.Io sono io e voi…

L’identità personale, sia professionale, politica o culturale, influenza notevolmente il modo in cui le persone filtrano le informazioni. Ad esempio, se un conservatore ascolta un liberale affermare che il clima sta cambiando, è meno probabile che creda al messaggio  Allo stesso modo, le persone cercano informazioni su questioni ambientali che si allineino con le proprie convinzioni.

E allora ? 12 @tweetconsigli per comunicatori, scienziati, policymaker e tutti quelli quelli che, in qualche modo, sono impegnati nel raccontare il cambiamento climatico nella propria quotidianità.

Buon lavoro !

  1. @Adattati sempre al tuo pubblico
  2. @Usa appelli emotivi
  3. @Non stancarti mai di ripetere
  4. @Attento al linguaggio
  5. @Usa immagini e storie potenti
  6. @Proponi azioni per modificare facilmente il  comportamento
  7. @Ispira un impegno a lungo termine
  8. @Richiedi sempre azioni dirette
  9. @Porta il problema del vicino di casa
  10. @Dai un senso di urgenza
  11. @Evita il senso di incertezza sui fatti
  12. @Incoraggia l’azione di gruppo

Le energie trascurate e la scopa per scacciare i chiodi

Inizio questa nuova settimana inaugurando una nuova rubrica dedicata alla energie trascurate, cioè le fonti energetiche di ogni tipo, fino ad ora trascurate, comprese quelle a funzionamento simbolico, importanti per il solo fatto di essere state pensate e indagate, indipendentemente dal loro uso effettivo e pratico.

Molto prima della crisi energetica che caratterizza la nostra epoca, numerosi autori si sono interessati alle energie trascurate, fra questi Cristhophe , lo scrittore francese Alphonse Allais, Marcel Duchamp e molti altri.

Oggi vorrei parlarvi di Georges Colomb (1856-1945), alias Christophe, professore di scienze naturali e vicedirettore dell’Istituto di botanica della Sorbona.

Sul settimanale Le Petit Francais Illustré ( 28 marzo 1896), nella serie a fumetti “L’ideè fixe du Savant Cosinus”, Christophe illustra l’ invenzione di Eusebio Zephyrin Brioche, noto come il Coseno erudito, docente di Astronomia teorica all’Ecole des Tabacs et Tèlègraphes, un bizzarro personaggio  che parla in un ricercato linguaggio pseudoscentifico.Risultati immagini per le idee fixe du Savant cousinus

Il professor Brioche inventa una  bicicletta chiamata ‘ Anèmèlectroreculpèdalicoupeventombrosoparacloucycle”, che ha la caratteristica di non essere finalizzata ad alcun uso pratico, ma grazie alla quale vengono utilizzate tutte le forze propulsive conosciute e sconosciute vale a dire i pedali, una piccola vela posteriore e un motore elettrico. È equipaggiata con un fucile a rinculo, un ombrello e una scopa per scacciare i chiodi.

Un bicicletta ibrida insomma, che anticipava quelle a pedalata assistita che oramai circolano numerose nelle nostre città. Ma il vento?

Al momento non esistono biciclette che sfruttino questa fonte di energia ma, qualche anno fa, il designer Thierry Dumaine ne ha immaginato una chiamandola Miss Courant D’air e che, rispetto alle  due ruote elettriche o a pedalata assistita, ha una particolarità : ricarica le batterie sfruttando l’energia eolica.

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La tecnologia fa passi da gigante e chissà cosa penserebbe il professore Brioche guardando questa bici trasportata dal vento.

Forse si chiederebbe dove hanno messo la scopa per scacciare i chiodi.

Anche i barbieri emettono CO2

‘Barbiere da strapazzo, c’è molto da aspettare ?’ recitava il Principe della risata, con tono sprezzante e sarcastico, al suo ingresso nel salone vuoto e dimesso gestito dal barbiere Peppino De Filippo, la sua vittima prediletta.

Qualche giorno fa sono stato da Osvaldo, mio barbiere di fiducia da diversi anni. Il suo salone non è dimesso, anzi, e non è mai vuoto, purtroppo per me. Come al solito, ho dovuto aspettare il mio turno seduto sul comodo divanetto insieme ad altri avventori, quasi tutti intenti a consumare i propri diti indici sugli schermi luminosi degli smartphone, complice il wifi gratuito messo a disposizione da Osvaldo.

Mentre aspettavo che il tempo scorresse più velocemente possibile, sovvertendo le teorie einsteiniane della relatività, ho cominciato a guardarmi intorno e mi sono accorto che, nonostante fossero le dieci del mattino e il salone fosse inondato dal sole, le luci erano tutte accese. I venti faretti incastonati nella controsoffittatura brillavano come i diamanti di una parure, insieme ad altri dieci lampade luminosissime puntate sugli specchi.

Dopo le luci, ho rivolto lo sguardo sui due phon accesi che, all’unisono, sbuffano aria calda sulle chiome bagnate dei clienti avvolti nelle mantelline colorate mentre, dall’altra parte della stanza, lo shampista inondava i capelli di un signore di mezz’età con acqua bollente e fumante. Lo split collocato in alto sulla porta del bagno era acceso, complice l’alta temperatura esterna pre-estiva e quella interna a cui contribuivano i metabolismi dei sette clienti in trepidante attesa.

Devo dire che ho sempre collegato il barbiere alle sue forbici e all’energia meccanica necessaria per farle funzionare ma non avevo mai pensato a tutto il resto dell’energia necessaria ad alimentare le diverse apparecchiature.

Dopo il tour visivo, tornando a casa ho cercato di approfondire l’argomento e ho scoperto con meraviglia che, secondo i dati elaborati dal Kyoto Club, un salone usa in media 365 mila litri d’acqua l’anno e utilizza 6 mila kwh per asciugare i capelli. Tenendo conto che i parrucchieri presenti nel nostro Paese sono circa 150 mila, la quantità di anidride carbonica che immettono nell’aria è di circa 800 mila tonnellate, l’equivalente immesso in atmosfera da circa 200 mila automobili ogni anno.

Chiaramente non c’è modo di tagliare completamente il consumo di energia in un salone dove sono presenti diverse apparecchiature che sono essenziali e richiedono energia per poter funzionare. Tuttavia, ci sono passi positivi che i proprietari dei saloni potrebbero compiere per ridurre il proprio consumo energetico.

Innanzitutto l’illuminazione che può rappresentare fino al 40% dell’uso elettrico di un salone ma che, fortunatamente, è un’area in cui piccoli cambiamenti possono portare a grandi risultati. Sostituendo le lampadine alogene con quelle a LED, è possibile risparmiare centinaia di euro all’anno, migliorando anche l’immagine del salone.

Altro piccolo accorgimento è di scegliere apparecchiature elettriche ( asciugacapelli, rasoi e tagliacapelli elettrici, sterilizzatori, piastre, etc.) di classe energetica A e spegnerle quando non vengono utilizzate, evitando anche di lasciarle in standby.

Passando al riscaldamento e all’acqua calda sanitaria, essi possono rappresentare fino al 60% del consumo totale di energia. Riducendo la temperatura del salone di appena 1 ° C è possibile ridurre la bolletta del riscaldamento annuale di quasi il 10%, ed è improbabile che i clienti o il personale notino il cambiamento.

Altra importante fonte di spreco è l’aria condizionata che può aumentare il consumo energetico del salone fino al 100%. Quando è possibile, conviene aprire invece porte e finestre e utilizzare l’aria condizionata solo quando la temperatura è superiore a 24 °.

Sempre restando sul tema caldaia per la produzione di acqua calda sanitaria,  ricordiamoci che se non viene sottoposta ad una manutenzione regolare potrebbe aumentare il consumo energetico fino al 30%. Se, invece, la caldaia viene regolarmente revisionata funzionando in maniera efficiente , è possibile ridurre fino al 10% la bolletta del riscaldamento annuale.

Oltre agli interventi di natura tecnologica, bisogna pensare anche alla componente umana. Potrebbe essere una buona idea assegnare compiti di verifica e controllo ai membri dello staff, chiedendo loro di assicurarsi che le apparecchiature e le luci siano spente alla fine della giornata.

Infine, stare molto attenti ai contratti energia stipulati con il proprio fornitore. Chiedere  la  migliore tariffa e, se possibile, prendere in considerazione la possibilità di passare a un fornitore di energia prodotta da fonti rinnovabili.

Pensaci Osvaldo, barbiere da strapazzo !

Perchè non trasformiamo il risparmio energetico in una criptovaluta ?

La blockchain è un processo in cui un insieme di soggetti condivide risorse informatiche per rendere disponibile alla comunità di utenti un database virtuale generalmente di tipo pubblico  ed in cui ogni partecipante ha una copia dei dati.

Una domanda che mi è sorta ( e non solo al sottoscritto) in questi mesi di discussione sulla liceità e convenienza delle criptovalute riguarda la  possibilità di utilizzare la blockchain per migliorare la valutazione dell’efficienza energetica.  Infatti, uno dei principali problemi collegati alle politiche di efficienza energetica riguarda la quantificazione del risparmio energetico perché gran parte del valore deriva da un sistema di rete o da una comunità.

E allora, la blockchain potrebbe essere utilizzata per scambiare negawatt ore (risparmio energetico) di energia nello stesso modo in cui alcuni progetti pilota, come ad esempio Brooklyn Microgrid, la stanno usando per scambiare kilowattora di energia rinnovabile? In questo progetto, i cittadini possono acquistare energia generata dai pannelli solari dei propri vicini. La blockchain consente questo scambio peer-to-peer, o più precisamente, neighbor-to-neighbour.

Visto che la principale sfida dell’efficienza energetica è di documentare il risparmio e ciò richiede una baseline di riferimento, perché non pensare a determinarla in modo automatico utilizzando le tecnologie dell’informazione e della comunicazione crittografando le ore di negawatt e condividendole attraverso la blockchain? Questo, probabilmente, ci aiuterebbe ad affrontare il fallimento del nostro mercato nel valutare correttamente il risparmio energetico, creando un mercato dell’energia dove comprare e vendere ore di negawatt.

In teoria, la blockchain potrebbe anche consentirci di collegare i benefici comuni, come una maggiore affidabilità o benefici ambientali per l’efficienza energetica e altre risorse,  permettendo ai mercati di valutare questi benefici in base al tempo e al luogo di consegna e aggiungendo sicurezza allo scambio di informazioni tra clienti, amministratori di programmi e valutatori. Allo stesso modo in cui la blockchain autentica che un’unità di criptovaluta sia valida, potrebbe autenticare la validità di un volume di risparmio energetico del cliente.

Mercati più efficienti, programmi più efficaci: un tale futuro darebbe agli individui e alle aziende meccanismi per monetizzare il valore delle proprie risorse energetiche (compresi i risparmi energetici) rendendo più appetibile ed interessante gli sforzi per risparmiare energia.

Quanto incide la classe energetica nell’acquisto di una casa?

Quanto incide la classe energetica e la possibilità di una ristrutturazione per migliorare l’efficienza energetica nell’acquisto di una casa? Ne ho parlato in occasione della presentazione del Report Immobiliare Enea,Fiaip, I-Com.

Il 21 marzo è stato presentato a Roma il Report ENEA – Fiaip – I-Com sull’andamento del mercato immobiliare urbano 2017 che fotografa, per il quinto anno di seguito, l’impatto del cosiddetto “Fattore E” (l’efficienza) nel settore. È emerso che nelle compravendite immobiliari l’efficienza energetica non è ancora un elemento decisivo nelle scelte anche se sta conquistando spazi rispetto al passato. Se da un lato si è registrata una crescita (+0,5%) della riqualificazione del patrimonio abitativo, dall’altro, il 56% delle vendite totali è stato nella classe G.