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Autore: disianto

C’era un volt…

CARBON-TON

Smetto quando voglio ?

Alla fine, ci sono andato in comunità, non ne potevo più. Anche perché ne hanno messa su una
non lontano da casa mia e conosco un po’di gente che la frequenta. Quattro palazzi e un grande
giardino. Si chiama ‘Gli amici di Artemide’, come la dea della luce.

Hanno avuto gli incentivi dalla Regione perché dicono che stia diventando un vero problema per tutti e che dobbiamo aspettarci delle terribili conseguenze. Lo dice anche il mio amico Gianmaria.

Ho cominciato a usarla da piccolo, come tutti quelli che stanno lì. Prima ne consumi talmente poca che nemmeno te ne accorgi, ma poi inizi ad aumentare sempre più la dose e ne perdi il controllo. Gli adulti sono i peggiori. A casa, in ufficio, in palestra. Da solo e insieme agli altri. E ti sembra tutto così normale.

Dove la compravo? La trovi ovunque e non c’è nemmeno bisogno di uscire di casa. I fornitori li conoscono tutti, indirizzo e numero di telefono compresi e puoi cambiarli senza problemi. Non si arrabbiano, anzi. Ne vendono talmente tanta che di clienti c’è piena la città.

In genere, quella che arriva da fuori è la migliore. Ne puoi usare parecchia, tutta insieme o poco per volta. L’unico problema è che quando ti arriva la devi consumare subito. Non la puoi conservare, altrimenti non funziona più. A dire il vero, c’è anche la possibilità di farsela da solo, in casa. Non è molto difficile. Vendono il kit, tutto compreso. Però non sempre ti viene bene e poi non è molto facile passarla agli amici.

Lì in comunità è tutto diverso. Ci insegnano che è possibile farne a meno quando non serve. Stiamo anche provando a montare tutti insieme uno di quei kit per farcela da noi e condividerla.

Io non ci dormo la notte. Cammino sudato per la stanza buia, trattenendo i desideri di un tempo e cercando di convincermi che potrei vivere meglio se solo fossi capace di usare meglio il cervello.

Gran brutta bestia…l’energia

Siamo veramente immuni al cambiamento ?

A causa dell’aumento dei prezzi dell’energia, abbiamo provato a cambiare i nostri comportamenti, ma non ci siamo riusciti? Stiamo provando a convincere qualcun altro a farlo in famiglia, sul luogo di lavoro, nella nostra attività professionale ma puntualmente falliamo?

Niente panico. È un fenomeno studiato da decenni e alcuni studi in letteratura hanno addirittura mostrato come solo uno su sette dei pazienti informati dai medici sui pericoli corsi in caso di mancato cambiamento delle loro abitudini, segua con successo le indicazioni ricevute

Il desiderio e la motivazione non sono sufficienti. Anche quando è una questione di vita o di morte, la capacità di cambiare rimane incredibilmente sfuggente.

Ma questo non vuol dire che il cambiamento sia impossibile. Alcuni propositi per il nuovo anno, ad esempio, potrebbero non essere troppo difficili da raggiungere. Pensando a cosa abbiamo mangiato, a quanto poco esercizio facciamo o al fatto che il nostro metabolismo stia rallentando con l’età, potremmo iniziare a fare scelte più sane.

Il problema si presenta, come nel caso del risparmio energetico, quando c’è un sistema di credenze sottostanti che non riusciamo a vedere e che, in realtà, ci impedisce di raggiungere il nostro obiettivo. In sostanza, se abbiamo già provato in passato a cambiare lo stesso comportamento e non ci siamo ancora riusciti, è un segno rivelatore che sta succedendo qualcos’altro dietro le quinte.

Dato che lo status quo è così potente, come possiamo cambiare noi stessi e le comunità che frequentiamo per diletto o per lavoro?

Durante la pausa natalizia ho avuto modo di leggere Immunità al cambiamento, di Robert Kegan e Lisa Lahey, docenti presso la Harvard University. E’ un libro scritto qualche hanno fa e, in Italia, è arrivato nel 2018.

In questo volume, gli autori mostrano come le nostre convinzioni individuali, insieme alle mentalità collettive nelle nostre organizzazioni, si combinano per creare un’immunità naturale ma potente al cambiamento.

Svelando come questo meccanismo ci freni, Kegan e Lahey ci danno le chiavi per sbloccare il nostro potenziale e finalmente andare avanti in modo tale che, individuando e sradicando le nostre immunità al cambiamento, possiamo portare avanti le nostre organizzazioni insieme noi.

È un libro persuasivo e pratico, ricco di l’analisi e casi studio molto dettagliati e, cosa fondamentale, offre gli strumenti pratici necessari per superare le forze dell’inerzia e trasformare la nostra vita e il nostro lavoro.

Basato su 30 anni di ricerca sullo sviluppo degli adulti, Immunità al cambiamento è un modo per aiutarci a fare una sorta di radiografia mentale, un’immagine del nostro modo di pensare, consentendoci di vedere come la nostra mente possa effettivamente commettere errori o distorsioni che ci impediscono di costruire nuove idee che possano permetterci di cambiare il nostro comportamento.

Consigliatissimo per il 2023 !!!

Auguri per il 2023

Buon Natale ! E fate i bravi

Tecnologia e comportamento. Le due chiavi dell’Efficienza Energetica

Energia: variabile fisica o culturale ?

Parlare di climate change è necessario e doveroso, ma siamo sicuri che i toni catastrofistici siano sempre quelli più efficaci? Come anche la recente filmografia ci ha mostrato, prospettare disastri imminenti e irreversibili potrebbe indurre a pensare che il proprio contributo al contrasto della crisi climatica sia irrilevante o inutile. E allora, partendo dalle storie quotidiane di personaggi insieme al caro amico e collega ed Emilio Santoro, siamo stati ospiti di Mantova Scienza e abbiamo provato a a illustrare nuove strategie di comunicazione per indurre le persone a superare il loro rapporto conflittuale con l’energia, praticare il risparmio energetico e rispettare l’ambiente in generale.

Come parlare a un negazionista climatico

E’ un corso rapido ‘per scienziate/i sull’orlo di una crisi di nervi’ che ho tenuto nell’ambito di R2B punto di riferimento per il sistema regionale e nazionale dell’innovazione, nonché un momento di incontro tra istituzioni, imprese, università e innovatori, che nel tempo ha potuto vantare la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni europee ed esperti internazionali e nazionali sulle tematiche legate all’innovazione nei diversi settori. R2B è R2B è promosso da Regione Emilia-Romagna e Bologna Fiere e organizzato da ART-ER.

Povera energia

Miracolo tecnologico – AUDIORACCONTO

ZITTI E BONUS

A.A.A. Cedesi

Ispirato dall’opera del grande Salvatore Garau, esponente di spicco della corrente della dematerializzazione che proprio ieri ha venduto per 15.000 euro una scultura invisibile, cedo a malincuore impianto di riscaldamento immateriale, come nuovo, completo di caldaia e caloriferi ( v. foto ). Alto rendimento e risparmio energetico garantito. No perditempo. Contattatemi ore pasti

IM…PETO CLIMATICO

Ero appena rientrato dalle vacanze estive. Una sola settimana ma intensa, come mi aveva insegnato il mio povero babbo, strenuo sostenitore della relatività einsteiniana applicata alla movida. Tesi, forse, poco scientifica, ma che funzionava alla grande.

Entrai nel bar di Susy che mi accolse col suo consueto sorriso artificiale.

“Ma guarda chi si rivede stasera. È ritornato pure mister Entropia!“, esclamò.

Era stata proprio lei, qualche mese prima, ad affibbiarmi quel nomignolo, dopo i miei vani tentativi di spiegare agli avventori del suo locale che, per lavoro, mi occupavo delle leggi della termodinamica. Risultato: tutti erano convinti che facessi l’avvocato e avevano cominciato a chiamarmi con quel nome altisonante, coniato tempo addietro da Rudolf Clausius che, per la cronaca, non era un difensore del Borussia Dortmund.

“Dove sei stato di bello Entropì ?” mi chiese Susy, asciugandosi le mani.

“Quest’anno in Grecia, a Ios. È un isolotto delle Cicladi…”.

“Ce sei annato co’ l’areoplano?”, Melchiorre mi interruppe ruvido, seduto al solito posto, di fianco al bancone.

“Penso che a nuoto mi sarei fatto un gran culo, amico mio”, gli risposi ironico, “specialmente per le due valigie stracolme e la racchetta da tennis !”.

“Immagino che hai preso un 747…”, aggiunse, per dare l’impressione all’uditorio di conoscere l’argomento anche se, in realtà, ne sapeva di aerei quanto il suo termosifone ne poteva sapere di filosofia.

Melchiorre era un bidello del liceo scientifico Avogadro ancora in servizio, purtroppo per loro. Corpulento, sgradevolmente saccente, coi i capelli corvini sempre tinti di fresco. In cuor suo detestava il genere umano e sentiva un bisogno smisurato di dimostrarlo in ogni occasione, sia con le parole che con i fatti.

“Faceva caldo?” mi chiese Susy.

“Caldo? Un inferno”, le risposi. “Anche quelli del luogo boccheggiavano. Sono gli effetti del cambiamento climatico. “

“A Melchiò, che dici de stò cambiamento climatico?” gli chiese Lucio, impiegato dell’INPS in pensione, che passava le sue giornate a rivedere le puntate di Superquark sullo smartphone.

“Il cambiamento climatico? Ah ah ah ah….”, il grande saggio dello sgabello ci scaraventò addosso una sonora risata, dopo essersi asciugato la bocca con il dorso della mano.

“Ma nun lo capite che è tutta n’invenzione? L’altra sera, in tivvù, un tizio ha detto che duemila anni fa faceva molto più caldo de adesso e ce so’ le prove che i romani annavano a scuola col cammello”.

“Col cammello? Quindi, gli scienziati se sbagliano?”, disse Lucio con gli occhi fissi sullo schermo del cellulare.

Melchiorre si alzò senza degnarlo di una risposta, ripose la sua Settimana Enigmistica nella tasca del borsello e ingoiò l’ultimo bicchiere di sambuca.

“Torno a casa pe’ cenà “, annunciò alla platea.

In quel momento, accadde qualcosa di inimmaginabile. Un enorme tuono partì dal suo sedere, attraversandogli i pantaloni. Uno squillo di tromba ininterrotto di dieci secondi che fece tremare le finestre del bar.

Tutti, nel piccolo locale, rimasero attoniti. Poi la puzza li colpì.

“Madre santa!” esclamò Lucio.

Forse il cibo comprato dal cinese la sera prima non era stata una buona idea, pensò Melchiorre.

Le porte del bar furono spalancate e pure le finestre sul retro. Susy attivò il ventilatore al massimo. Dopo pochi minuti, l’odore si era sufficientemente dissipato da permettere a tutti i presenti di respirare di nuovo tranquillamente.

Fuori, nel frattempo, una confluenza di vortici e brezze aveva spinto il peto di Melchiorre verso il cielo. In pochi secondi, quella nuvola nociva aveva raggiunto l’atmosfera ed il suo arrivo non fu accolto propriocon gioia da Madre Natura.

Incredibile! Insieme ai miasmi provenienti dagli allevamenti e dai fumi di scarico emessi, in quel momento, dalle metropoli di tutto il mondo, l’umile contributo di Melchiorre divenne la goccia che fece traboccare il vaso.

E così, nei mesi successivi, varie crisi climatiche partirono come le tessere di un domino, generando un aumento improvviso della temperatura.

Nonostante avesse innescato inconsapevolmente l’apocalisse globale, Melchiorre continuò la sua grama esistenza anche se, grazie all’ epico episodio di fragorosa flatulenza, era diventato una specie di celebrità al bar di Susy.

L’estate lasciò il posto all’autunno.

“Entropì, ho sentito pe’ radio che l’Artico diventa sempre più caldo”, mi disse Susy un giorno, mentre sorseggiavo un caffè corretto.

“È normale”, aggiunse Melchiorre. “Prima se lamentavano che faceva troppo freddo e mò se lamentano che fa troppo caldo. Se decidessero una volta pe’ tutte.”

“Hai ragione,” concordò Lucio.

Ma con il passare delle settimane, il suo disprezzo nei confronti delle notizie sulle catastrofi meteorologiche in tutto il mondo continuava ad aumentare.

“Se questa cosa del cambiamento climatico dovesse mai essere vera, allora me chiedo perché nun se vedono ancora i pesci palla che nuotano a Fiumicino o le antilopi che corrono a Villa Borghese?”, si chiese, di fronte al suo uditorio al completo in quel pomeriggio di ottobre, mentre ci accalcavamo tutti nel bar e il vento fuori strideva, preannunciando l’arrivo di un uragano.

Con l’avvicinarsi del Natale, le notizie diventarono sempre più dominate da storie meteorologiche e climatiche. I carciofi e i broccoletti scarseggiavano a causa delle settimane di pioggia monsonica e un tornado era passato sugli allevamenti e aveva aspirato intere greggi di abbacchi e li aveva lasciati cadere nel lago di Bracciano.

“Tanto quei poveri stronzi morivano uguale. Ce li saremmo magnati entro un paio de settimane, al forno con le patate”, disse Melchiorre. “Almeno hanno provato l’ebbrezza del volo, poveri stronzi.”

Il Natale fu un disastro. A parte la carenza di agnelli, il tetto del bar di Susy era volato via, ma la gente del quartiere si era radunata e in pochi giorni e ne aveva costruito uno nuovo.

Ormai le cose stavano diventando così strane che persino Melchiorre se ne era accorto.

“C’era un cazzo di gabbiano nel mio giardino l’altro giorno”, disse agli altri nel bar. “Il bastardo mi fissava a bocca aperta mentre facevo colazione.”

“Ma qui siamo a trenta chilometri dal mare,” esclamò Lucio.

“Sicuramente non è normale”, aggiunse Susy.

“Proprio pe’ niente”, disse Melchiorre malinconicamente. “Però fa tutto parte del flusso. Se ce pensate bene, vivere più vicino al mare potrebbe anche esse divertente”.

“Ma se continua così”, disse Lucio, “diventiamo come Venezia.”

“E comprate na gondola”, sogghignò Melchiorre. “Te metti un cappello de paglia in testa e na bella maglietta a righe. Sai che spettacolo? Ah ah ah “.

L’acqua del mare stava risalendo il Tevere e invadendo la città. I tornei di briscola del sabato pomeriggio si tenevo con stivali di gomma ai piedi e la settimana successiva le cose andarono anche peggio. Ventotto centimetri d’acqua ora coprivano i piedi dei giocatori e Susy comunicò loro che se il livello dell’acqua si fosse alzato, avrebbe dovuto chiudere le porte.

Melchiorre organizzò rapidamente una raccolta fondi per comprare una pompa ma Madre Natura aveva un ultimo colpo di scena da offrire.

Era sabato pomeriggio e, come al solito, Melchiorre e gli altri erano nel bar, seduti su un metro d’acqua quando un’enorme onda si abbatté su di loro e tutti si ritrovarono nell’acqua fino al mento. A quel punto, Melchiorre si rese conto che erano nei guai.

“Dovremmo comprà na pompa più grande”, disse.

Improvvisamente, lo sgabello gli volò via da sotto il sedere, mentre lui e gli altri caddero sott’acqua. Anche se era completamente sommerso, Melchiorre continuava a tenere la sua sambuca sopra la linea di galleggiamento.

Un minuto dopo, riemerse per prendere aria e non perse l’occasione per bere un sorso del suo drink. Poi affondò ancora una volta.

Susy lo guardava impotente mentre era aggrappata a una colonna ed era sicura che il suo cliente più prezioso se ne fosse andato, ma la testa di Melchiorre tornò a galla.

“Pare che l’acqua se sta a ritirà”, disse.

“Basta co’ ste stronzate” gridò Susy alzando gli occhi al cielo.

“In effetti,” gorgogliò Melchiorre, mentre un branco di pesci palla gli passava davanti agli occhi, “questo potrebbe avè a che fa col cambiamento climatico, forse…”.

Il Cappotto

E’ mattina, un telefono squilla.

  • Buongiorno, numero verde del Ministero, sono Giuseppe, in cosa posso esserle utile ?
  • Buongiorno Peppì, piacere. Io sono Raffaele…
  • Ma quale Peppino, scusi? Chi gliela dà sta confidenza ? Quando mai io e lei abbiamo mangiato insieme?
  • Mi perdoni, avevo percepito un tono amichevole…
  • Si giusto, solo un tono amichevole… Stia al posto suo…dica…cosa desidera?
  • Chiamavo per la faccenda del Superpremio.
  • E ha sbagliato numero. Deve telefonare alla RAI, Amadeus…qui non facciamo il casting per i quiz.
  • No, quale quiz? Mi sono espresso male. Volevo dire…non mi viene la parola giusta… Quel fatto che io faccio i lavori di ristrutturazione a casa senza cacciare nemmeno un euro.
  • Il Superbonus? Il 110% !
  • Eh si, il Superbonus, giusto! Bravo Peppino!
  • Ancora ?
  • Chiedo scusa Giusè, mi ero fatto trasportare dall’entusiasmo.
  • E non si deve far trasportare. Stia al posto suo. Io sono un dottore !
  • Azz…un dottore.
  • Perché, cosa c’ha da dire ?
  • No, dicevo. Con la mancanza di medici per il Covid, vi mettono a rispondere al telefono per la ristrutturazione dei palazzi?
  • Ma cosa ha capito? Dottore, generico.
  • Ah, un medico generico, quello della Cassa Mutua?
  • Non sono un MEDICO !!! Sono laureato in giurisprudenza. DOTTORE è un titolo generico ! Tutti quelli che prendono una laurea sono dottori !!!
  • Mi scuso, non lo sapevo…
  • E me l’immagino che non lo sapeva. Lei, a occhio e croce, c’avrà la licenza elementare presa al CEPU. Allora, vogliamo arrivare al punto ? Cosa riguarda la sua domanda? Termini di scadenza, tipologia di lavori, massimali di costo… CA PIEN ZA ?
  • Dicevo…CA PIENZA?
  • Veramente non penso a niente, volevo chiederle solo un’informazione.
  • CAPIENZA nel senso di CAPACITA’ delle sue tasse di contenere il contributo. Se lei, ad esempio, spendesse 100.000 euro lo Stato la rimborserebbe in cinque anni consentendole di scalare questi soldi dalla tasse…questa cosa in italiano, che ho qualche dubbio lei conosca, si chiama CAPIENZA.
  • No, no dottor Giuseppe…io la ringrazio per la lezione di italiano ma non devo pagare nulla. Ho trovato una ditta che mi fa i lavori e pagano tutto loro…
  • Ah, fa la cessione ??
  • Prego ?
  • Dico, lei cede ? Ha ceduto ?
  • In verità io i lavori non li volevo fare, la casa è abbastanza nuova, poi noi c’abbiamo una certa età. Ma mia moglie ha insistito, tutti i giorni, tutti i giorni…dai Raffaele…così la casa è più calda…ci sono gli spifferi alle finestre… ‘a caldaia è scassata…e io… alla fine HO CEDUTO…
  • Ma non intendevo questo. Dico, lei vuole cedere…trasferite…dare il credito alla ditta ?
  • Si, dottor Giuseppe, proprio così. Io ho un amico che c’ha un attività…
  • Un ristorante ?
  • No, che ristorante?
  • E lei dice un attività…
  • No, si chiama Gennaro ma noi lo chiamiamo tutti Jenny…è un tipo molto raffinato…c’ha gusto…fa un po’ di tutto.
  • Guardi, non mi interessa cosa fa il suo amico Gennaro.
  • Jenny….
  • GENNARO! Mi dice qual è il problema se no attacchiamo!
  • No dottor Giuseppe, che attacchiamo? Ecco…allora… ieri mi ha portato il preventivo…io non ero a casa, c’era mia moglie.
  • Non si perda in particolari.
  • Scusi…Allora…qui c’è scritto…leggo…aspetti che metto gli occhiali se no non vedo. Ecco…realizzazione CAPPOTTO villino proprietà Rinaldi…
  • Vada avanti
  • 450 mq di tessuto sintetico per esterno, 250 mq di fodera in poliestere per interno…
  • Ma cosa sta dicendo ? Il tessuto sintetico ? Per fare il cappotto al villino ?
  • Appunto !!! E’ quello che dico pure io !!!! Io tengo un villino di 3 piani, con la piscina e l’idromassaggio, lo Stato ci dà tutti questi soldi a gratis e tu mi fai nu’ capotto sintetico ? A me ? Usami la lana, il misto cashmere…oppure, se vogliamo esagerare, puro cashmere…
  • Ma sta scherzando ?
  • Proprio questo gli ho chiesto. Ma tu stai scherzando Jenny?. E poi l’interno con la fodera di poliestere, che figura… io quando mi sono sposato avevo un abito con l’interno in seta…uno splendore … feci un figurone che pure il prete rimase abbagliato e volle toccare il materiale…
  • E mi dica un po’, il collo come glielo fa?
  • Qua c’è scritto SCIALLATO…
  • SCIALLATO ?
  • Un cosa orribile !!!! Sono 10 anni che non si porta più il collo sciallato. C’ha messo pure la martingala, ma è fuori moda.
  • Ma chi gliel’ha fatto stò preventivo ?
  • Jenny il mio amico stilista…
  • E lei chiama lo stilista per il cappotto ad un palazzo?
  • Ma perchè, i cappotti chi li fa?
  • I cappotti…i capotti li progettano gli architetti, gli ingegneri e non gli stilisti e li fanno le imprese edili specializzate. Non sono fatti di cashmere ma di sughero, poliuretano, fibra di legno, materiali naturali…. Ma cosa glielo dico a fare… COSA GLIELO DICO A FARE A LEI !!!!
  • Tututututututututututu….
  • Giuseppe, Giuseeeeee. Ma perchè hai attaccato ?? Va bene, ho capito la faccenda del cappotto ma avevo un’altra domanda sulle pompe di calore…c’ho il preventivo di Deborah, la sorella di Jenny… fa la massaggiatrice. Quindi non va bene neanche questo??? Giuseppeeeee !!!

Corso breve per Facilitatore della riqualificazione energetica sostenibile